AZERBAIGIAN: Baku esporta negli USA la propria festa nazionale

La festa dell’indipendenza azera è ufficialmente sbarcata negli Stati Uniti. Pete Ricketts, governatore dello stato del Nebraska, ha da poco firmato un atto in cui ha proclamato il 28 maggio festa nazionale dell’Azerbaigian, per la felicità della comunità azera locale.

La decisione di riconoscere e celebrare la festività azera rappresenta un ulteriore passo in avanti per l’amicizia che lega Baku allo stato americano. Già lo scorso anno il Nebraska si era unito agli stati americani (attualmente 22) che condannano e riconoscono come genocidio il massacro di Khojaly, compiuto dalle forze armate armene nel febbraio del 1992 durante il conflitto in Nagorno-Karabakh e considerato dal governo azero come l’episodio più cruento di tutta la guerra, in quanto causò la morte di centinaia di civili.

La festa nazionale azera

Il 28 maggio è una data fondamentale per la storia azera. Dopo un secolo di dominazione russa e una breve esperienza federativa con le vicine Armenia e Georgia, il 28 maggio 1918 il paese caucasico conquistò per la prima volta l’indipendenza, dando vita alla Repubblica Democratica dell’Azerbaigian. Prima repubblica parlamentare laica del mondo musulmano, dotata di una nuova costituzione che garantiva alle donne il diritto di voto, prima ancora di molti stati occidentali, ottenne il riconoscimento delle più grandi potenze mondiali, compresi gli Stati Uniti, grazie all’operato della delegazione azera che si recò alla Conferenza di Pace di Parigi del 1919.

Tuttavia la repubblica ebbe vita breve: dopo soli due anni venne invasa dall’Armata Rossa e riunita con Armenia e Georgia nella Repubblica Socialista Federativa Sovietica Transcaucasica fino al 1936, quando vennero separate nuovamente, andando a costituire la RSS Azera.

Nell’ottobre 1991 la dominazione sovietica ebbe fine, eppure l’Azerbaigian scelse di continuare celebrare la propria festa nazionale nel giorno della proclamazione della sua primissima indipendenza, avvenuta più di settant’anni prima.

Oggi sono decine di migliaia gli azeri che osservano questa festa negli Stati Uniti, “ricordando il contributo dei loro antenati per la diffusione della democrazia nel Caucaso, in Asia Centrale e in Medio Oriente”, come affermato dal documento firmato da Ricketts.

Le relazioni con gli Stati Uniti

Come sottolineato più volte nel testo della proclamazione, gli Stati Uniti d’America sono stati da sempre alleati della repubblica caucasica, sin dalla sua prima indipendenza.

Dopo il crollo dell’Unione Sovietica, le relazioni tra Baku e Washington ripresero su tre aree specifiche: democratizzazione e risoluzione della questione del Nagorno-Karabakh, energia e sicurezza. Proprio riguardo al conflitto del Karabakh, nel 1992 gli Stati Uniti vennero nominati – insieme a Russia e Francia – co-presidenti del Gruppo di Minsk, struttura creata dall’OSCE (all’epoca CSCE) per condurre i negoziati tra armeni e azeri e trovare una soluzione pacifica al conflitto. Nonostante le tensioni causate dal Freedom Support Act del 1992, che bloccò gli aiuti economici americani alla repubblica azera, gli Stati Uniti vennero coinvolti nel cosiddetto “Contratto del secolo” del 1994, un’intesa tra 11 multinazionali petrolifere per lo sfruttamento dei giacimenti di Azeri, Chirag e Guneshli.

Nell’ultima decade non sono mancate incomprensioni diplomatiche: il presidente Aliyev ha infatti spesso denunciato l’eccessivo peso della lobby armena nel Congresso americano, che influenzerebbe la ricerca di una soluzione vantaggiosa per l’Azerbaigian riguardo al conflitto del Nagorno-Karabakh. Inoltre, gli Stati Uniti sarebbero diventati sempre più critici verso la mancata democratizzazione e le violazioni dei diritti umani nel paese caucasico. Tuttavia, a causa della fine del boom economico e di una crisi sempre più severa, gli Stati Uniti continuano a rappresentare un partner importante per Baku, sebbene stiano diventando sempre meno dipendenti dalle importazioni di gas e petrolio.

Chi è Francesca Barbino

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Nata in Calabria nel 1993, vive a Forli’ dove frequenta il MIREES, Interdisciplinary Research and Studies on Eastern Europe. Da Maggio 2016 collabora con East Journal, per il quale si occupa principalmente di Caucaso. Parla fluentemente inglese e francese, ha delle basi di russo, e sta imparando il serbo-croato. Gli articoli di analisi scritti per East Journal sono co-pubblicati anche da PECOB, Università di Bologna.

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