RUSSIA: Dottorando arrestato e picchiato per aver sventolato bandiera ucraina

Il 18 marzo presso l’Università Statale di Mosca MGU si sono tenuti una festa e un concerto per l’anniversario dell’annessione della Crimea. Un dottorando della facoltà di storia, Zachar Sarapulov, è stato arrestato e picchiato dagli organi di sicurezza per aver sventolato dalla sua camera dello studentato una bandiera ucraina. La centrale di polizia dell’MGU non ha voluto commentare il fatto ed anche i servizi segreti non si sono espressi in merito. Pubblichiamo la traduzione della dichiarazione del ragazzo rilasciata a Meduza.org.

Vivo nella casa dello studente per i dottorandi, nel corpo centrale dell’Università Statale di Mosca (MGU), sulle Colline dei Passeri. Le condizioni degli alloggi qui sono pessime: le stanze sono piene di scarafaggi, cimici; i topi corrono per i corridoi. E non solo sul mio piano, ma ovunque.

Una volta al mese presso l’MGU si tengono concerti; il giorno precedente gli organizzatori testano gli impianti acustici, e si mettono a farlo anche di notte. Reca fastidio a tutti noi.

Al fine di attirare l’attenzione su questi problemi noi che abitiamo nella casa dello studente abbiamo raccolto delle firme. Anche io ho firmato, ma, ovviamente, non abbiamo avuto alcun riscontro. Il 18 marzo hanno comunque organizzato il concerto [per l’anniversario dell’annessione della Crimea, NdT].

Per attirare in ogni caso l’attenzione dell’opinione pubblica sui problemi delle case dello studente ho deciso di mettere in atto una piccola provocazione che avesse una risonanza pubblica. Non era una provocazione politica. Non avevo intenzione di dire che la Crimea è Ucraina, ma volevo fare qualcosa di cui la gente avrebbe poi parlato. È vero, avrei potuto appendere uno striscione con scritto “Le cimici contro l’MGU”, ma sarebbe tuttalpiù comparso sulle pagine Instagram dei miei amici.

Non sono un attivista politico. L’ultimo anno e mezzo ho vissuto completamente senza connessione internet, lavoravo in Kamchatka, dove studiavo le abitudini degli orsi selvatici. L’unica volta che mi hanno arrestato è successo alla manifestazione del 5 marzo 2012 in piazza Puškinskaja [manifestazione contro Putin organizzata a Mosca, NdT], ma ero stato anche liberato subito dopo.

Ho cucito la bandiera ucraina con materiali che avevo sottomano e l’ho appesa alla finestra della mia camera, che dà sulle Colline dei Passeri [dove si sono tenuti il concerto e la festa per l’annessione della Crimea, NdT]. Sarà rimasta appesa circa un minuto; poi l’ho ritirata e sono salito di qualche piano e dalle scale l’ho sventolata; dopodiché sono tornato in camera. Dopo un’ora l’ho rifatto: e questa è stata vera stupidità da parte mia. Sono tornato sullo stesso punto della scala e lì mi aspettavano alcune guardie, agenti di sicurezza.

Dopo circa tre minuti sono arrivate 5-6 persone in borghese, che non si sono presentate. Tuttavia, dai loro discorsi ho capito che erano agenti dell’FSB [Servizi segreti federali, NdT]. Dopo li ho anche cercati in internet e ho scoperto che questa gente non era la prima volta che si faceva avanti in questo modo: ho trovato delle fotografie e dei materiali nei canali di informazione in cui alcune persone lamentavano i loro metodi violenti di interrogare.

Dopo un paio di minuti si è avvicinato un uomo in uniforme da maggiore della polizia; anche lui non si è presentato. Mi hanno trascinato in camera e hanno iniziato la perquisizione. Mi hanno confiscato il computer, il telefono e la macchina fotografica; mi hanno fatto accedere con la password e si sono messi a guardare i file, le conversazioni private.

Quest’inverno con la mia ragazza sono stato in vacanza in Uzbekistan; quando hanno visto le foto fatte lì, hanno detto che sono un talebano e un islamico e che ora mi affibieranno accuse di estremismo. Inoltre ho due cugine a Žytomyr, nell’Ucraina occidentale; sono stato ospite da loro quattro anni fa. Mi hanno detto che lì mi hanno assoldato.

Quindi mi hanno portato alla centrale di polizia che si trova nel corpus centrale dell’MGU. Hanno incominciato ad interrogarmi, a farmi pressione. Dicevano: “Chi sei? Da dove vieni? Sei un seguace di Bandera [ovvero un cosiddetto ‘banderovec’, insulto verso il nazionalismo ucraino, NdT]? Non hai proprio capito dove ti sei ficcato! Qui resterai seriamente a lungo; non capisci con che gente hai a che fare!” Il maggiore della polizia è uscito cinque minuti dopo l’inizio dell’interrogatorio. Dopodiché gli uomini in borghese hanno iniziato a fare pressione con pugni e calci.

Uno di loro ha preso un bastone – l’asta della mia bandiera, in realtà una scopa riadattata – e ha iniziato a giocare a biliardo con la mia testa: con la punta mi colpiva occhi, viso, inguine. Non siamo arrivati al sangue, ma i colpi erano forti; mi sono rimasti gli ematomi.

Volevano che dicessi a che organizzazione facevo capo e chi mi aveva pagato. Poichè la mia azione era individuale, e non politica, anche con tutta la buona volontà non avevo di che rispondere. Ogni tentativo di dire che non c’entravo nulla si concludeva con percosse.

Poi mi hanno detto che o “mi avrebbero chiuso dentro per estremismo”, oppure avrei potuto firmare una carta in cui dichiaravo che avrei collaborato, riferito tutto, e loro mi avrebbero liberato.

Ho firmato la carta, sottoscrivendo che mi sarei presentato nelle associazioni che mi avrebbero indicato loro; quindi sono usciti. Dopo un due minuti è arrivato il maggiore della polizia e con lui ho compilato il protocollo per reato amministrativo: piccolo atto di vandalismo. Mi hanno firmato una multa di 500 rubli [circa 8 euro, NdT] per aver agitato la bandiera e aver imprecato. Quando gli ho chiesto perché non sia intervenuto quando ha visto che gli altri mi picchiavano, il maggiore ha detto che quelli stanno più in alto di lui e non poteva fare nulla. Il maggiore non mi ha toccato. Non c’era proprio durante l’interrogatorio.

Mi hanno arrestato attorno alle sei di sera e mi hanno liberato alle nove e mezza. Il giorno dopo sono stato in infermieria a curare escoriazioni, ecchimosi, graffi; mi sono poi appellato per supporto giuridico al Comitato contro le torture.

Mi sono rivolto ai mezzi di informazione perché la gente sappia che non bisogna tacere se si sono ricevuti trattamenti di questo tipo, non bisogna avere paura. Io voglio comunque attirare l’attenzione sui problemi dell’MGU, uno dei migliori atenei dello stato, dove però gli studenti dormono con le cimici.

Chi è Martina Napolitano

Martina Napolitano
Dottoranda in Slavistica presso l'Università di Udine e Trieste, per EaST Journal scrive principalmente di Russia e cura la rubrica Linguae.

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