RUSSIA: Il ricordo della strage di Beslan

Nonostante siano ormai passati diversi anni, la strage di Beslan, uno dei capitoli più bui della storia della Federazione russa, continua a creare polemiche. Lo scorso settembre un gruppo di donne, madri e mogli di alcune delle vittime del massacro, in occasione della cerimonia di commemorazione del dodicesimo anniversario della strage ha organizzato una protesta contro Vladimir Putin, indossando magliette recanti lo slogan “Putin boia di Beslan”. Secondo le donne il presidente russo sarebbe infatti in parte responsabile dell’enorme numero di vittime causato dall’azione lanciata dalle teste di cuoio contro i terroristi barricatisi nella scuola.

Le “madri di Beslan” sono Ella Kesaeva (madre di Zarina, sopravvissuta alla strage), già fondatrice del movimento “La Voce di Beslan” e autrice del libro “Beslan, nessun indagato”, Emma Betrozova (che ha perso il marito Ruslan e i figli Alan, 16 anni e Aslan, 14), Zhanna Tsirikhova (tenuta in ostaggio insieme alle due figlie, di cui Elizaveta, 8 anni, deceduta), Svetlana Margieva (tenuta in ostaggio con la figlia Elvira, morta tra le sue braccia) ed Emilia Bzarova (al momento della strage nell’edificio erano presenti due dei suoi figli, il marito e la suocera; uno dei figli, Aslan, 9 anni, non è sopravvissuto).

La manifestazione è stata presto interrotta dalle autorità, che hanno posto in stato di fermo le donne, accusate di aver violato la legge che vieta le proteste non autorizzate. Le forze dell’ordine hanno inizialmente fermato anche due giornalisti intenti a riprendere la manifestazione, successivamente rilasciati. In seguito le organizzatrici della protesta, insieme a una sesta persona che le avrebbe sostenute, sono state condannate da un tribunale dell’Ossezia del Nord ad ammende e a lavori socialmente utili, dopo essere rimaste per oltre 14 ore in stato di fermo. Le donne hanno successivamente comunicato la loro intenzione di fare appello contro la decisione dei giudici.

La strage di Beslan

La mattina del 1° settembre 2004, giorno dell’inizio dell’anno scolastico in Russia, presso la Scuola N.1 di Beslan, cittadina dell’Ossezia del Nord, centinaia di bambini stavano festeggiando il primo giorno di scuola prendendo parte alla tradizionale cerimonia organizzata dall’istituto. All’improvviso un commando di 32 persone armate e dotate di cinture esplosive giunse sul posto con mezzi rubati alla polizia e assaltò la scuola, prendendo possesso dell’edificio e catturando circa 1200 ostaggi, in seguito ammassati nella piccola palestra dell’istituto. Successivamente si scoprirà che i terroristi – per lo più ceceni e ingusci – erano arrivati dall’Inguscezia, ed erano agli ordini di Shamil Basaev, potente signore della guerra ceceno.

Dopo due giorni di infruttuose trattative tra il governo di Mosca e i terroristi, il pomeriggio del 3 settembre, mentre l’edificio era circondato dalle forze speciali russe, avvennero due forti esplosioni, che fecero crollare uno dei muri della palestra. Diversi ostaggi tentarono la fuga, ma perirono sotto i colpi del fuoco incrociato; intanto gli specnaz russi approfittarono del momento per dare il via al blitz. Durante l’assalto delle teste di cuoio si verificarono diverse esplosioni, che provocarono il crollo del tetto della palestra e fecero scoppiare un forte incendio, causando la morte di diversi ostaggi. Il bilancio finale delle vittime fu pesante: 334 morti, di cui 186 bambini.

La responsabilità del Cremlino

Il dubbio su chi e cosa abbia causato le esplosioni che diedero il via all’intervento delle teste di cuoio non è mai stato chiarito. Nei mesi successivi alla strage vennero formulate diverse teorie a riguardo, a partire da quella della Commissione Toršin, che venne incaricata dal governo di svolgere indagini ufficiali per chiarire il caso. In seguito alle indagini la Commissione affermò che le esplosioni vennero causate dai terroristi, che fecero detonare una serie di ordigni artigianali causando la morte di diversi ostaggi e costringendo gli specnaz a intervenire.

Secondo un’altra versione, sostenuta da Jurij Savelev, esperto di armi ed esplosivi, le due esplosioni non furono però causate dagli ordigni installati dai terroristi, ma furono provocate da due granate lanciate dalle forze speciali russe all’interno dell’edificio. Secondo questa tesi le forze russe rinunciarono a proseguire le trattative con i terroristi per ottenere il rilascio degli ostaggi, prendendo deliberatamente d’assalto la scuola senza preoccuparsi di creare una via di fuga per gli ostaggi.

Negli anni successivi alla strage, per chiedere giustizia e per far luce su quanto successo veramente quel giorno di settembre alla Scuola N.1 di Beslan, i parenti delle vittime hanno deciso di mobilitarsi, fondando movimenti come il Comitato delle madri di Beslan, guidato da Susanna Dudieva, o la già citata “Voce di Beslan”, di Ella Kesaeva. In rete è sorto anche il sitoVerità di Beslan”, dove vengono raccolte prove sulle presunte responsabilità del Cremlino riguardo alla crisi degli ostaggi.

Il governo russo ha però da tempo archiviato il caso, e non sembra essere intenzionato a riaprire nuove indagini. Ma le madri di Beslan, finché non avranno trovato una risposta alle loro domande e ottenuto giustizia per i loro figli, continueranno a combattere per la verità.

Foto: Utenriksdepartementet UD

Chi è Emanuele Cassano

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Studente di Scienze Internazionali con specializzazione in Studi Europei presso l'Università degli Studi di Torino, si occupa dell'area del Caucaso, sia dal punto di vista politico che da quello storico e culturale. Dal 2012 è redattore di East Journal, mentre dal 2014 è coordinatore di redazione della rivista Most, quadrimestrale di politica internazionale. Parla inglese e francese e conosce basi di russo.

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