REP. CECA: Un allevamento di maiali sul lager nazista che sterminò i rom

A Lety, una cittadina a metà strada tra Plzeň e České Budějovice, fu costruito nel 1939 un campo di lavoro che, sotto l’occupazione nazista, divenne un campo di concentramento per rom. A differenza di tanti altri campi, tristemente famosi come Auschwitz o Mauthausen, il lager di Lety è diventato negli anni ’70 un allevamento di maiali, non rendendo giustizia alla memoria dei rom internati e morti durante la Seconda Guerra Mondiale.

Creato come campo per internare piccoli criminali comuni, assunse la sua funzione di internamento della comunità rom solo a partire dal 1942. Con la “soluzione finale” progettata da Hitler e dai gerarchi nazisti per completare la pulizia etnica dell’Europa, molti rom del campo raggiunsero i campi di sterminio di Auschwitz-Birkenau.

Invece che divenire un luogo di ricordo, memoria e monito, il campo di concentramento di Lety è stato adibito negli anni ’70 come allevamento di maiali, causando la rabbia della comunità rom che ogni anno, precisamente il 13 maggio, si reca nel luogo dove sorgeva il campo per mantenere viva la memoria e sperare che tale passato venga riconosciuto dalla Repubblica Ceca e dall’Unione Europea. Quest’ultima ha infatti un ruolo non di secondo piano nella questione del lager di Lety: l’allevamento di maiali, a seguito della caduta del Muro di Berlino e la fine delle “democrazie popolari”, è stato privatizzato come tante altre aziende dell’Est europeo e gode di finanziamenti europei: la bandiera dell’Unione Europea all’ingresso dello stabilimento non è lì per caso.

Il maggiore studioso del campo di Lety è Paul Polansky, statunitense ma originario della Boemia meridionale, che durante le indagini sulle sue origini venne a conoscenza del campo di concentramento di Lety. Una storia ai più sconosciuta, la cui memoria viene alimentata dallo stesso Polansky. Secondo lo studioso morirono nel lager diverse centinaia di persone rom e la costruzione dell’allevamento è un affronto a tutta la comunità rom: durante la Seconda Guerra Mondiale circa 500 mila persone di etnia rom furono brutalmente assassinate dalla follia nazista.

Polansky è molto critico nei confronti della Repubblica Ceca. Secondo lo studioso, infatti, le autorità del paese hanno cercato di nascondere le responsabilità dei cechi dell’epoca con lo sterminio nazista, cercando di addossare la colpa solo ed esclusivamente alle autorità naziste. Ma secondo Polansky il campo era gestito da cechi al servizio dei tedeschi, sottolineando il collaborazionismo che rese quasi perfetta la macchina omicida nazista.

Il fenomeno del collaborazionismo fu comune a tutte le popolazioni assoggettate ai nazisti, per non parlare degli alleati formali: francesi, austriaci, italiani, ucraini, russi, bielorussi, baltici. Nessuna popolazione, purtroppo, fu esente da casi di collaborazionismo. Ma la volontà di presentare la popolazione ceca solo come vittima non rende giustizia ai massacri perpetuati nei confronti delle comunità perseguitate dai nazisti, arrivando persino a costruire un allevamento su uno dei luoghi simbolo dello sterminio dei rom.

Il governo si era aperto timidamente alle insistenti e legittime richieste della comunità rom, affermando che una soluzione sarebbe stata trovata entro il 2020. A soli 5 anni dalla scadenza della promessa fatta, nessun passo in avanti è stato realizzato e sembra che nel futuro la situazione difficilmente muterà. Il problema principale per il governo sono i soldi, avendo stimato che la demolizione dell’allevamento e la costruzione di un memoriale verrebbe a costare più di cento milioni di euro, rendendo impossibile la soluzione della controversia. A questo proposito è stato firmato un appello al premier Bohu­slav Sobo­tka chiedendo che i fondi europei utilizzati per l’integrazione dei rom, la comunità più discriminata in Repubblica Ceca, siano adoperati per coprire le spese di dismissione dell’impianto e di costruzione del memoriale. Il primo ministro, tuttavia, preferirebbe usare i fondi per altri scopi, come l’educazione dei bambini o al miglioramento delle condizioni di vita della comunità rom. La questione dovrebbe passare ora all’Unione Europea, finanziatrice diretta dello stesso allevamento.

Foto: Romea.cz

Chi è Edoardo Corradi

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Nato a Genova, laureato in Scienze Internazionali e Diplomatiche, sono studente magistrale in Scienze Internazionali e della Cooperazione. Attualmente vivo a Breslavia dove sto svolgendo il mio primo (e ultimo) erasmus. Per East Journal mi occupo di Balcani, specialmente Macedonia, anche se ogni tanto mi piace uscire dai confini regionali. Parlo italiano, inglese e spagnolo. Ogni tanto provo, malamente, a parlare macedone.

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