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KIRGHIZISTAN: Adesione all'Unione doganale. Un altro passo verso l’eurasia?

di Pietro Acquistapace

L’Unione doganale

E’ del 20 ottobre la notizia che il consiglio interstatale della Comunità economica eurasiatica ha approvato l’adesione del Kirghizistan all’Unione doganale della quale fanno già parte Russia, Bielorussia e Kazakhstan.

L’Unione nasce il 2 aprile 1997, come evoluzione di un accordo dell’anno precedente tra Russia e Bielorussia, con l’obiettivo di integrare i sistemi politici, economici e sociali dei due paesi. Nonostante ciò gli stati membri mantengono la propria indipendenza nella politica interna e nella rappresentanza internazonale, come avviene in altre confederazioni sovranazionali quali l’Unione Africana o l’Unione delle Nazioni del Sud America. L’Unione doganale si è poi allargata nel 2010 al Kazakhstan, mentre altri paesi sono al momento presenti come osservatori o comunque ufficialmente interessati ad un possibile ingresso (Abcasia, Moldavia, Ucraina, Ossezia del Sud e Transinistria).

La Comunità Economica Eurasiatica

L’orizzonte all’interno del quale si muove l’Unione doganale è quello della Comunità Economica Eurasiatica (EurAsEC), organizzazione internazionale che riunisce alcuni degli stati membri della CSI. Fondata nel 2000 da Russia, Bieorussia, Kazakhztan, Kirghizistan e Tagikistan, l’EurAsEC vede oggi tra i membri anche l’Uzbekistan (dal 2006) e come osservatori la presenza di Armenia, Moldavia e Ucraina.

L’obiettivo dell’organizzazione è il raggiungere un’unione doganale che porti ad un mercato comune tra i membri con una regolamentazione delle tariffe doganali. Non dimentichiamo inoltre che tra gli obiettivi vi è l’armonizzazione delle politiche monetarie, dei programmi di sviluppo sociale ed economico ed anche una politica comune relativa alla sicurezza delle frontiere.

Il caso kirghiso

Il Kirghizistan, che di fatto è stata la prima democrazia parlamentare dell’area centro-asiatica, sta oggi cercando di ritrovare stabilità dopo i sanguinosi scontri interetnici dell’aprile-luglio 2010 che causarono un numero di vittime ancora imprecisato. Questi sconti hanno avuto pesanti ripercussioni anche a livello economico, determinando un crollo del PIL (dal 16,4% del primo trimestre al 5%), già in flessione a causa di una congiuntura economica negativa di Russia e Kazakhstan per gli anni 2008 e 2009. Il Kirghizstan vede come settore trainante della propria economia quello dei servizi, proprio quello maggiormente danneggiato dai tumulti del 2010.

Un paese quindi alle prese con una ripresa favorita dagli aiuti finanziari del FMI, della Banca Mondiale e della Russia, senza dimenticare la presenza cinese in determinati settori produttivi quale ad esempio l’edilizia. Nonostante la ripresa economica la popolazione kirghisa è per il 40% sotto la soglia di povertà.
Questo allargamento dell’Unione doganale giunge due settimane dopo le dichiarazioni di Putin sponsorizzanti un rilancio dell’Unione stessa e a meno di un mese di distanza dalle elezioni presidenziali nelle Repubblica ex-sovietica.

Non va inoltre dimenticato che l’ingresso del Kirghizistan nell’Unione doganale colpisce fortemente gli interessi cinesi. La Cina infatti importa in Kirghizstan merci per oltre un miliardo di dollari e ne controlla quasi completamente il settore aurifero.
Si profila quindi dietro l’allargamento dell’Unione doganale uno scontro geopolitico per il controllo dell’area, sempre più oggetto di contesa tra Russia e Cina.

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