Lituania e Ucraina: una relazione al di là della Russia

L’invasione russa dell’Ucraina non solo ha ricreato una nuova solidarietà all’interno dell’Occidente, rafforzando (con alcune eccezioni) il fronte Unione Europea-Stati Uniti nel condannare l’aggressione russa attraverso l’inasprimento delle sanzioni, l’appoggio economico e militare all’Ucraina e, soprattutto, riaccendendo le speranze di Kiev di diventare un membro sia della comunità europea che della NATO. Ma ha anche riportato al centro dell’attenzione l’eredità che l’imperialismo russo di matrice zarista prima e sovietica poi ha lasciato nell’area centro-orientale del continente. Alcuni degli stati che hanno fatto parte dell’impero sovietico o come satelliti o come repubbliche della ex potenza mondiale hanno fatto sentire si sono distinte come i più attivi nel sostenere il diritto dell’Ucraina a difendersi dell’aggressione militare del governo russo, ma anche nel condannare il modo in cui molti stati occidentali abbiano per lungo tempo non preso seriamente la minaccia rappresentata da Vladimir Putin, e preferito mantenere una politica pragmatica basata sugli affari con il governo di Mosca.

La Lituania, insieme ad Estonia, Lituania e Polonia, si è distinta particolarmente durante questi quasi nove mesi di conflitto per aver intrapreso un ruolo attivo nell’opporsi al revanchismo politico-militare del suo ingombrante vicino e all’endorsement per un definitivo ingresso di Kiev nell’area comunitario-atlantica: all’interno di una strategia per ampliare il ruolo di Vilnius nella regione per la promozione della democrazia, il parlamento lituano ha approvato la risoluzione dove la Russia è stata designata come stato terrorista, ha appoggiato lo sforzo bellico dell’Ucraina nel respingere l’invasione, ha fornito armamenti anche tramite operazioni di crowdfunding, e ha svolto un ruolo attivo nel denunciare anni di immobilismo occidentale di fronte ad una guerra che era solo questione di tempo.

Tuttavia, è importante sottolineare come la storia delle relazioni e dell’incontro tra i due paesi non si è sviluppata solo a causa di un nemico comune e di una storia condivisa di oppressione e di deportazioni, ma va indietro nei secoli, quando diverse convergenze hanno contribuito all’incontro tra quello che stava diventando il Granducato di Lituania e quello che rimaneva della Rus’ di Kiev.

Mosca erede della Rus’: è così?

Uno dei punti centrali dell’espansionismo russo ripreso con forza da Vladimir Putin è quello di vedere la Russia come centro civilizzatore ed erede diretto di quell’entità statale conosciuta come Rus’ di Kiev, entità statale fondata dall’arrivo nel X secolo di popolazioni vichinghe note come Variaghi o Rus’, che all’arte della guerra e del saccheggio univano anche interessi commerciali. Il punto di svolta per la Rus’ arrivò nel 988 d.C. con la conversione al cristianesimo ortodosso di stampo bizantino da parte del principe Voldomyr, il quale dette l’impulso per un’espansione verso est e a sud che ebbe come conseguenza la creazione di “città sorelle” come Polatsk (in Bielorussia) e Novgorod (in Russia).

Due circostanze portarono la Lituania a contatto con la Rus’ di Kiev: l’espansione dei Cavalieri Teutonici da ovest e quella dei Mongoli da est. A causa di questa doppia minaccia, le tribù pagane baltiche cominciarono a fare fronte comune tra loro e si unirono con i cristiano-ortodossi del principato di Polatsk. Nelle diverse ondate di espansione tra il XIII e il XIV secolo guidate dai granduchi Mindaugas, Gediminas e Algirdas, i lituani prima inglobarono il territorio di quella che è oggi la Bielorussia, per poi muovere verso sud e strappare gradualmente ai mongoli il controllo di Kiev. Come riportato dallo storico ucraino Serhii Plokhy nel saggio The origins of the slavic nations, Gediminas fu probabilmente il primo sovrano ad attribuirsi il titolo di Rex Letvinorum et Ruthenorum. Nella sua opera magna Vanished Kingdoms, lo storico Norman Davies ha anche citato come gli usi e le tradizioni degli slavi cristiano-ortodossi non fossero affatto sconosciuti ai nuovi arrivati lituani, già a conoscenza di delle credenze e del folklore nella Rutenia bianca (Bielorussia). Sebbene l’inglobamento della Rus’ nel Gran ducato non sia sempre stato pacifico, i duchi lituani, comportandosi come legittimi successori della Rus’, sembra stravolsero ben poco a livello religioso e giuridico: anzi, da Algirdas in poi, molti adottarono le tradizioni locali e accettarono l’ortodossia bizantina. Inoltre, la lingua rutena (rusky) venne usata come lingua ufficiale della politica e della burocrazia, perdendo importanza solamente con la progressiva polonizzazione cominciata all’indomani dell’Unione di Lublino nel 1569. Questa inoltre sancì di fatto la fine della giurisdizione del gran ducato su la maggior parte del territorio ucraino, il quale passò sotto controllo polacco.

Mentre il processo di state building dello stato lituano si consolidava ed arrivava alla sua massima espansione (senza contare il futuro commonwealth con il regno di Polonia), la Rutenia bianca e gli eredi della Rus’ di Kiev venivano unite sotto un unico stato che avrebbe dato loro molto più in comune di quanto potessero avere con il principato di Mosca, ancora uno stato vassallo dell’Orda d’oro prima della lunga battaglia per l’indipendenza dal giogo mongolo e l’inizio della sua espansione. Tuttavia, è bene anche considerare come ad un comune senso di appartenenza culturale non sia corrisposta l’appartenenza politica: sia il granducato che la rzeczpospolita polacco-lituana hanno avuto come tratto distintivo la fedeltà ai nobili locali più che all’autorità centrale.

(Foto dal sito ufficiale della presidenza della repubblica ucraina)

Chi è Mattia Temporin

Nato a Rovigo, adottato da Bologna, ho conseguito la laurea triennale in Scienze storiche e quella magistrale in Relazioni Internazionali presso l'Alma Mater Studiorum. Ho vissuto 9 mesi a Tallinn, dove ho svolto lo SVE ( Servizio volontario europeo) in un Istituto comprensivo per bambini di lingua russa. Tra le altre esperienze all'estero, non posso dimenticare il mio soggiorno a Wroclaw, in Polonia, di 5 mesi. Attualmente vivo e lavoro a Vilnius.

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