LITUANIA: Primo paese UE a bloccare il gas russo

“Da questo mese, niente più gas russo in Lituania”. È quanto annuncia con un post su Twitter il Presidente della Repubblica baltica Gitanas Nauseda, che aggiunge: “Anni fa il mio paese ha preso decisioni che oggi ci permettono di rompere senza dolore i legami energetici con l’aggressore.”

Successivamente, il Ministero dell’energia della Lituania ha precisato le principali ragioni che si celano dietro a questa scelta, ossia l’intenzione di raggiungere la totale indipendenza energetica (dalla Russia) come risposta al ricatto energetico e all’invasione dell’Ucraina. Ciò viene confermato dall’operatore del sistema di trasmissione di gas lituano Amber Grid il quale mostra che in data 2 aprile l’import di gas dalla Russia tramite l’interconnessione lituano-bielorussa era pari a 0 Megawattora.

Ma come è possibile che un paese europeo riesca a raggiungere l’indipendenza dal gas russo così rapidamente?

Fino al 2015 la Lituania era completamente dipendente dalle forniture di gas dalla Russia per il quale pagava i prezzi più alti d’Europa. Inoltre, la costante paura di prolungate interruzioni di gas naturale (già note in passato) rischiava di rendere la Lituania un perenne ostaggio del potere di Mosca. Tutto ciò portò il paese baltico ad adottare delle misure per dissuadere la Russia dall’usare l’energia come strumento geopolitico.

Fonte: IEA

Nell’ottobre 2014 la Lituania riceve Independence (“Indipendenza”, non a caso), un rigassificatore galleggiante, ormeggiato al porto di Klaipeda, con una capacità di rigassificare 4 miliardi di metri cubi all’anno soddisfacendo, e addirittura sorpassando, l’intera domanda di gas del paese. Da allora il gas naturale liquefatto (GNL) viene fornito dalla Norvegia e dagli Stati Uniti. L’impresa venne giudicata dall’ex Presidente Grybauskaite essere un progetto strategico geopolitico e un traguardo storico per la sicurezza energetica della regione, la quale sarebbe totalmente protetta in caso di un’eventuale interruzione.

Secondo varie analisi del mercato di GNL, la domanda lituana di gas è stimata attorno ai 2,4 miliardi di metri cubi all’anno, ossia circa 200 milioni di metri cubi mensili (se distribuita equamente su 12 mesi), la quale può essere soddisfatta da 2/3 cargo al mese provenienti dagli Stati Uniti.

Sembra tutto molto semplice. Allora perché gli altri stati dell’Unione Europea non seguono l’esempio lituano?

L’invito di Nauseda “se possiamo farlo noi, anche il resto d’Europa può farlo” può rivelarsi non così semplice come sembra, soprattutto per certi stati membri come Germania, Francia e Italia. Questi paesi, infatti, non solo hanno una popolazione che è nettamente superiore a quella lituana (solamente 2.7 milioni di abitanti) ma registrano anche un consumo di gas naturale di 40 volte superiore alla media annuale del paese baltico. Inoltre, secondo i dati dell’Energy Information Agency (EIA), Germania, Italia e Francia sono i tre paesi europei più dipendenti dall’import di gas russo, che viene usato non solamente per generare elettricità e calore ma anche per alimentare le loro industrie manifatturiere.

All’interno di una relazione basata sull’interdipendenza energetica con la Russia, il problema dunque resta sempre lo stesso: come infliggere un duro colpo all’economia russa senza farci del male? La Commissione Europea ha recentemente pubblicato il RePower EU nel quale pianifica di ridurre l’import di gas russo di due terzi, equivalenti a 100 miliardi di metri cubi. L’Unione Europea, tuttavia, non ha modo di avere quella quantità prontamente disponibile.

Le opzioni quindi sarebbero comprare gas da altri paesi tramite gasdotti (Azerbaijan, Algeria) o via mare in forma di GNL. Tuttavia, aumentare la capacità del gasdotto azero equivarrebbe ad ampliare il gasdotto esistente o costruirne uno nuovo, dilungando ampiamente i tempi. L’opzione algerina invece sarebbe vista dagli analisti non ideale in termini economici e di stabilità geopolitica. Per quanto riguarda la possibilità di aumentare le spedizioni di gas naturale liquefatto, è improbabile che possa equiparare i volumi che normalmente l’Europa compra dalla Russia. Infatti, l’UE importa più gas russo che l’intera capacità di esportazione di GNL di Stati Uniti o Qatar. Perciò anche la decisione degli Stati Uniti di incrementare l’export di GNL del 70% non risulterebbe sufficiente, ricoprendo solamente un terzo dell’import di gas russo. In aggiunta, certi paesi UE altamente esposti alla dipendenza da import di gas come Germania e Austria, attualmente non possiedono infrastrutture per l’importazione diretta di GNL, quindi dovrebbero far affidamento sui paesi confinanti.

Le soluzioni più auspicabili perciò rimarrebbero l’incremento rapido di energia rinnovabile, interventi di efficienza energetica e l’elettrificazione del riscaldamento e di processi industriali. Accanto al GNL, queste sono aree in cui la Lituania sta dimostrando di aver compiuto passi da gigante. Non solo in poco più di dieci anni è riuscita a dimezzare il suo consumo energetico, ma è anche riuscita a trasformare il suo sistema di riscaldamento centralizzato che ora viene alimentato all’80% da biocarburante. Queste soluzioni sarebbero perciò vincenti dal punto di vista della sicurezza energetica europea nonché più sostenibili e coerenti agli obiettivi europei di decarbonizzazione


Immagine: I Presidenti Gitanas Nauseda (Lituania), Andrzej Duda (Polonia), Alar Karis (Estonia) e  Egils Levits (Lettonia) incontrano il Presidente ucraino Volodymyr Zelensky (dal profilo facebook di Gitanas Nauseda)

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