LITUANIA: I Comuni anticipano il governo sulla nuova desovietizzazione

La desovietizzazione proposta dal ministro Kairys affida la rimozione degli ultimi simboli sovietici ai Comuni, ma alcuni hanno già iniziato

La Lituania ospita sul suo territorio un alto numero di monumenti, nomi di vie, piazze ed edifici che conservano il ricordo dello stretto legame con il Cremlino, dissoltosi parzialmente a partire dal 1990. I molti anni di occupazione hanno reso necessaria, subito dopo la dichiarazione di indipendenza, un’opera di desovietizzazione con la quale è stato rimosso dallo spazio pubblico una parte del patrimonio sovietico. Qualcosa è tuttora conservato, ad esempio, nel parco di Grūtas, un museo privato all’aperto del socialismo realista; molto altro, invece, è stato dichiarato dall’Unesco patrimonio culturale ed è entrato a far parte del panorama odierno.

Il legame tra il patrimonio culturale e l’identità nazionale preoccupa Vilnius

Con lo scoppio della guerra in Ucraina, il governo lituano guidato da Ingrida Šimonytė, ha espresso le sue preoccupazioni riguardo alla presenza sul suolo nazionale di simboli legati al periodo di occupazione sovietica. Al centro dell’attenzione di Vilnius c’è lo stretto legame tra l’identità nazionale e il patrimonio culturale di un Paese e, quindi, la possibilità che quei segni concorrano ad avvicinare la popolazione alla Russia.

Grazie alla loro rimozione Vilnius potrebbe, da una parte, lanciare un ulteriore segnale di disapprovazione a Mosca e, dall’altra, evitare che i nostalgici filorussi si riuniscano proprio nei pressi di monumenti sovietici per manifestare sostegno al Cremlino. A tal proposito, il ministro della cultura lituano, Simonas Kairys, ha annunciato di voler presentare al Seimas, il Parlamento lituano, la proposta di una nuova legge sulla desovietizzazione. Se approvata, la norma darà ai Comuni il compito di determinare cosa è necessario rimuovere definitivamente dallo spazio pubblico lituano.

Qualche Comune ha iniziato la rimozione dei primi monumenti

In realtà, a Kaunas una decisione è già stata presa. Il sindaco Visvaldas Matijošaitis ha deciso di ordinare la rimozione di un monumento di commemorazione che si trova sulla stessa via del famoso centro scientifico e tecnologico KTU Santaka Valley.  Inoltre, in questi giorni l’amministrazione comunale sta valutando di rinominare lo storico ginnasio Alexander Pushkin per disconoscere qualsiasi connessione tra le origini dell’autore e l’ideologia o la composizione etnica del liceo che, attualmente, è frequentato da studenti internazionali. Anche il Comune di Raesiniai, nella contea di Kaunas, ha deciso di coprire temporaneamente i monumenti sovietici in attesa di indicazioni ufficiali. Il sindaco, Andrius Bautronis, che appoggia la proposta di Kairys, ha dichiarato di esser felice che il Paese si stia finalmente liberando di simboli che glorificano l’imperialismo sovietico.

A Klaipeda, invece, non tutti gli abitanti sono d’accordo con la decisione di rinominare la via Mogilev, in lituano Mogiliovo gatve. L’obiettivo è quello di eliminare la connessione tra la strada lituana e l’omonima cittadina situata nella Bielorussia orientale con la quale Klaipeda ha collaborato fino al 24 febbraio scorso. Ad opporsi sono specialmente la minoranza russofona e gli anziani: alcuni hanno confidato di essere preoccupati dai costi amministrativi mentre altri hanno dichiarato di essere restii ai cambiamenti. I primi sono stati rassicurati dal Comune che ha garantito che le spese saranno minime rispetto al beneficio ricavato. I secondi, invece, sostiene un cittadino, stanno dimostrando quanto sia ancora oggi necessario lottare affinché l’influenza della Russia svanisca completamente dal Paese.

La questione dei cimiteri

I cimiteri lituani che ospitano attualmente più di 150 tombe di soldati russi deceduti durante la Seconda guerra mondiale, sono un ulteriore argomento di discussione. Come sottolineato da Saulius Rimas, capo della divisione Beni culturali di Kaunas, il fatto che la maggioranza dei simboli sovietici rimasti in Lituania si trova nei cimiteri complica le cose per Vilnius. Infatti, se da un lato il governo ha il compito di evitare che essi diventino un motivo per nostalgici e sostenitori russi di celebrare il comunismo e le imprese sovietiche, dall’altro esso deve rispettare la Convezione internazionale di Ginevra (articolo 17) sulla conservazione e il rispetto delle tombe dei caduti in guerra.

Grazie alla recente modifica, da parte del ministro Kairys, dei criteri secondo i quali un monumento può o meno essere oggetto di tutela e al lavoro congiunto con il ministro degli Esteri, Gabrielius Landsbergis, e il ministro della Difesa,  Arvydas Anušauskas, la Lituania ha dato ufficialmente il via libera alla rimozione dei memoriali sovietici che si trovano nei cimiteri del Paese. Vilnius ha garantito che ai caduti sarà riservato un trattamento rispettoso e questo permetterà al Paese di ridurre ulteriormente il numero di opere e memoriali che ricordano e glorificano il militarismo sovietico mantenendo un comportamento etico.

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Immagine: statua di Lenin custodita nel parco di Grūtas (dal sito ufficiale Grūto parkas – Grūto parkas (grutoparkas.lt)

 

Chi è Sofia Mariconti

Classe ’97, è una studentessa magistrale all’ultimo anno dell’università di Bologna dove frequenta il MIREES (Interdisciplinary Research and Studies on Eastern Europe). Appassionata di est-Europa e Russia, dopo aver trascorso un semestre in Lituania, sta svolgendo un tirocinio presso LAPAS.lv in Lettonia. Per East Journal, prima testata con cui collabora, scrive principalmente di attualità.

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