STORIA: Quando Laika fu lanciata nello spazio

Il 3 novembre 1957 alle 2:30 di notte, dalla base di lancio di Baykonur in Kazakhstan, fu mandato in orbita il secondo satellite artificiale della storia, lo Sputnik 2, con a bordo il primo essere vivente della storia a effettuare un volo orbitale: la cagnetta Laika.

Il programma spaziale sovietico

La corsa alla conquista dello spazio da parte delle due superpotenze nasceva dalla competizione militare. Non è un caso se il primo satellite artificiale mandato in orbita, lo Sputnik 1, fu fu supportato da una versione modificata dell’R-7, vale a dire il primo missile balistico intercontinentale della storia. Gli stessi progettisti di questo missile, Sergej Korolev e Dimitri Ustinov, diressero i lavori che portarono il progetto Sputnik, inscritto nel piano quinquennale, a effettuare quel “balzo in avanti” fortemente voluto dall’allora primo segretario del Partito comunista dell’Urss, Nikita Chruscev.

In buona sostanza si può asserire, riassumendo all’osso, che i programmi spaziali delle due superpotenze fossero tasselli della dicotomia che ha caratterizzato gli anni della Guerra Fredda. Sia Usa che Urss non avevano esperienza sugli effetti della non gravità sugli organismi viventi (i primi cani lanciati con sonde compirono voli suborbitali), ma non per questo i cani, tra cui Laika, furono sottoposti a addestramenti propedeutici alla spedizione.

Il destino di Laika era segnato già da prima del lancio: la sonda Sputnik 2 non era attrezzata di scudo termico per il rientro sulla Terra, e anzi rientrò nell’atmosfera il 14 aprile 1958, dopo 2570 giri attorno al nostro pianeta, disintegrandosi nell’impatto con la nostra atmosfera. Il governo sovietico dichiarò che la cagnetta sopravvisse almeno 4 giorni, ma è molto più probabile che l’assenza di stimoli da parte degli elettrodi già dopo sette ore dal lancio preludessero a una morte dell’animale. Laika aprì la pista ad altri lanci di cani nello spazio: il 20 agosto del 1960 Belka e Strelka andarono in orbita a bordo dello Sputnik 5, e fortunatamente per loro, furono i primi esseri viventi a tornare indietro vivi.

L’eco della missione

L’Occidente fu sconvolto dai progressi tecnologici sovietici: a solo un mese di distanza dal lancio dello Sputnik 1, l’Urss vinceva la corsa allo spazio, e questo costrinse gli Usa ad accelerare la ricerca e lo sviluppo del proprio programma spaziale: il Vanguard. Grande plauso al comunismo da parte dei Partiti Comunisti occidentali (italiano e francese in primis; numerosi articoli entusiastici furono pubblicati su L’Unità). In poche voci si levarono in protesta presso le ambasciate sovietiche in giro per il mondo, notificando l’inutilità della morte di Laika (in effetti alcuni personaggi legati alla missione anni dopo ammisero la povertà prettamente scientifica della missione, giacché furono pochi i dati raccolti su Laika).

L’influenza nella cultura popolare fu ampissima, e molti musicisti dedicarono canzoni alla missione della cagnetta spaziale. Nell’immediato Laika divenne un simbolo del comunismo, e della supremazia scientifica sovietica (addirittura si esaltò la provenienza “bastarda” dell’animale quasi a voler fare il paragone proletariato-borghesia nel mondo cinofilo). Non solo, Laika diventava un riferimento di cultura pop, e lo stesso Gianni Rodari ne parlò sulle pagine de L’Unità. Lo stesso Rodari, scrivono Marco e Stefano Pivato nel loro “I comunisti sulla Luna”, era un fervente entusiasta della missione, sostenendo la portata storico-culturale impersonata da quella bastardina spaziale, tale che, scrivono i Pivato, “Laika oscura in tal modo anche la popolarità di Rin Tin Tin: come a dire che il mito sovietico oscura quello americano”*

Stefano Pivato, Marco Pivato, I comunisti sulla Luna, Bologna, Il Mulino, 2017, p. 34

Chi è Gianluca Samà

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Romano, classe 1988, approda a East Journal nel novembre del 2014. Laureato in Relazioni Internazionali presso l'Università degli studi Roma Tre con una tesi sulle guerre jugoslave. Appassionato di musica, calcio e Balcani.

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