BOSNIA: Come trasformare un edificio storico in un distributore di benzina

I sarajevesi non l’hanno presa bene quando, negli ultimi giorni dello scorso dicembre, sono state levate le impalcature montate da qualche mese all’ingresso del Rettorato e facoltà di giurisprudenza dell’università della capitale bosniaca. Dai pannelli di legno è infatti affiorato un baldacchino di metallo bianco, un pugno nell’occhio sulla facciata dell’edificio. Una tettoia temporanea che dovrebbe proteggere studenti e impiegati dalla caduta di intonaco e coppi. Ma che come rimedio è ancor peggio del male.

800px-sarajevo_university_buildingL’edificio affacciato sulla Miljacka è uno dei palazzi sarajevesi più belli, costruito come Palazzo di Giustizia (nome con il quale è ancora conosciuto) dall’architetto ceco Karl Paržik, principale responsabile del rinnovo della capitale bosniaca durante la Bélle Epoque austroungarica. Come tale, l’edificio è incluso nella lista dei monumenti culturali protetti e del patrimonio architettonico del Cantone Sarajevo, senza il cui consenso è impossibile effettuare alcun intervento sull’edificio.

Ma, come riporta Radio Sarajevo, per Sead Gološ, uno degli architetti di maggior successo di Sarajevo, l’edificio storico oggi assomiglia a una stazione di benzina. “Io non so chi ha permesso una cosa del genere. Basterebbe metterci due distributori davanti, ed ecco una pompa di benzina. Su un edificio del genere si poteva solo aggiungere una tettoia di vetro, trasparente. Questa cosa va rimossa al più presto!”.

Rimarca la sua collega architetto e professore, Lemja Chabboun-Akšamija, “dal punto di vista del patrimonio architettonico, tutto ciò che abbiamo oggi a Sarajevo rischiamo di perderlo in un brevissimo lasso di tempo ‘grazie’ alla legge sugli appalti pubblici e alle offerte al ribasso. Nessuno bada alla qualità”.

Anche per Vedad Islambegovic, Presidente del Consiglio dell’Ordine degli Architetti in Bosnia-Erzegovina, “tettoie simili si possono vedere presso le stazioni di servizio sulle strade di campagna. In caso di pericolo di crollo della facciata si sarebbe dovuto procedere alla sua riabilitazione.”

Le imprese appaltatrici, la Tracest di Sarajevo e la GD Konstrukcije di Mostar, hanno invece speso quasi 40.000 marchi (20.000 euro) di fondi pubblici, provenienti dai bilanci del Cantone Sarajevo, della Federazione BiH e dell’Università stessa, per la costruzione di questa tettoia di metallo, la cui inaugurazione inizialmente prevista per fine settembre è poi slittata fino a fine dicembre.

La prima ricostruzione della facciata anteriore e parte della facciata laterale dell’edificio risale al 1999 dietro donazione dell’Unione Europea, Successivamente, nel marzo 2009 un terremoto ha causato ulteriori danni alla facciata anteriore. Nel 2011 l’Istituto per lo Sviluppo del Cantone Sarajevo ha intrapreso una valutazione delle necessità d’investimento, stimandole a 1.177.200 marchi bosniaci (500.000 euro). Il progetto di ricostruzione del tetto e della facciata è incluso nella lista di 100 facciate storiche da ristrutturare in attesa di finanziamento da parte del Cantone Sarajevo.

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