STORIA: Quando c’era Mussolini e la Grande Albania

Immaginare una statua di Benito Mussolini a fianco di quella di Skanderbeg, nella piazza a lui dedicata a Tirana, potrebbe oggi apparire strano e offensivo verso coloro che, in Albania, hanno dato la loro vita per la libertà contro il regime fantoccio instaurato dai fascisti nella terra delle aquile. Ma se la storia avesse avuto un corso diverso, forse questa possibilità non sarebbe così remota. Perché durante la guerra Mussolini provò a realizzare la Grande Albania.

La Grande Albania, tra mito e realtà

L’idea della Grande Albania, ossia del riunire sotto un’unica bandiera e confini tutta la popolazione albanofona, risale alla nascita del nazionalismo albanese, nel XIX secolo. Oggi resta poco o nulla di quell’ideale e possiamo quindi dare uno sguardo critico a quel movimento che voleva fare degli albanesi un’unica nazione. Perché oggi a farsi portavoce del sentimento grande-albanese è sostanzialmente uno sconosciuto, Tahir Veliu, fondatore del Movimento per l’Albania Unita.

L’ideale pan-albanese può però rimanere soltanto tale, anche in virtù delle guerre che hanno interessato la regione sul finire del XX secolo. Nessuna revisione dei confini è infatti contemplata dalle cancellerie globali e ormai nessuno la vuole realmente. Nemmeno i leader politici albanesi che rappresentano il loro popolo in minoranza, come in Macedonia o Montenegro, sembrano essere interessati.

Mussolini a Tirana

Mussolini è forse stato l’ultimo vero sostenitore della causa grande albanese. Non perché vi fosse realmente interessato, ma per motivi più evidentemente strategici di estensione del potere dell’Italia coloniale nei Balcani. La conquista dell’Albania e l’instaurazione di un governo fantoccio servivano proprio a questo. Lo smembramento della Jugoslavia monarchica causata dall’invasione tedesca fu certamente un aiuto in tal senso.

Come riporta Stefano Bottoni, ricercatore presso l’Accademia delle Scienze ungherese e autore di “Un altro novecento. L’Europa orientale dal 1919 a oggi”, “la popolazione kosovara accolse inizialmente gli italiani come liberatori e Roma rispose con misure di promozione della lingua albanese”. Ad operare nella regione furono il XVII corpo d’armata, guidato dal generale Vecchi, e il XIV corpo d’armata, affiancati da irregolari albanesi e dalla Milizia fascista albanese. Con la fine, temporanea, dell’esperienza jugoslava, le regioni albanofone furono poste sotto il controllo italiano, dando vita per la prima volta sul terreno alla Grande Albania. I leader nazionalisti, riparati a Tirana, si mossero vero le loro regioni di origine per riprendere la loro attività di propaganda in loco e non più dall’esilio.

La Grande Albania fascista

Il meccanismo che tenne in piedi, anche se per poco tempo, la Grande Albania fascista fu la violenza. Una violenza mossa dagli albanesi nei confronti degli antichi dominatori slavi. Ma l’Italia, così come poteva essere considerata la fautrice della Grande Albania, divenne anche interprete del suo sfaldamento. Le truppe italiane, infatti, si frapposero in più occasioni tra le varie etnie per evitare un inutile stillicidio fondato sull’odio interetnico, in un momento delicato per gli assetti bellici globali. La frapposizione tra le due etnie, slava ed albanese, si trasformò progressivamente in un maggiore avvicinamento e simpatia dei fascisti verso la popolazione slava. Come scrisse il diplomatico Carlo Umiltà, “quello che più mi colpì fu la evidente preferenza delle nostre autorità militari verso l’elemento slavo e la loro antipatia verso tutto quello che era albanese”.

Ciò fu quindi causa di un crescente sentimento di intransigenza nei confronti dell’occupante italiano, tanto da causare l’accrescimento nelle forze partigiane di truppe nazionaliste albanesi. Collaborazionisti e indipendentisti si scontrarono tra di loro, e raggiunsero la pace solo in funzione anticomunista. Le forze locali, tuttavia, dipendevano dall’esercito fascista che, dopo l’8 settembre 1943, giorno della caduta del fascismo in Italia (e della sua ricostituzione nel nord del paese), si sfaldò progressivamente.

Il sogno pan-albanese è forse morto con il fascismo stesso. Nessuna statua di Mussolini verrà eretta a Tirana o in qualsiasi città albanese. Il Duce non sarà mai un eroe nazionale albanese. Ma per due anni i nazionalisti albanesi hanno visto in lui un possibile eroe dell’agognata, unica Grande Albania.

Chi è Edoardo Corradi

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Nato a Genova, laureato in Scienze Internazionali e Diplomatiche, per East Journal mi occupo di Balcani, specialmente Macedonia, anche se ogni tanto mi piace uscire dai confini regionali.

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