GRECIA: Tsipras è di destra? Le incognite della coalizione rosso-nera

Alexis Tsipras è il nuovo primo ministro della Grecia: lunedì 26 gennaio ha giurato nelle mani del capo di stato Karolos Papoulias, presentando un governo di coalizione che mette insieme i 149 deputati di Syriza, la “Coalizione della Sinistra Radicale”, con i 13 di ANEL, il partito di destra euroscettica dei “Greci Indipendenti”. In Italia, ma anche in Europa, sembrano essersene rallegrati tutti, anche quelli che fino al giorno prima lo nascondevano bene: da Vendola a Meloni, da Gozi a Le Pen a Putin (unica eccezione, da segnalare per la coerenza, Gasparri). Ma il governo Tsipras si insedia con diverse incognite: la prima, il peso che l’alleanza rosso-nera con la destra di ANEL, al cui leader Panos Kammenos è stato assegnato il ministero della Difesa, avrà sull’azione di governo.

Chi sono i Greci Indipendenti: i reazionari amici di Tsipras

Non erano passate che poche ore dalla chiusura delle urne, lunedì mattina, quando Alexis Tsipras annunciava l’acccordo con Panos Kammenos per un governo Syriza-ANEL, centrato sulla lotta all’austerità, per ottenere la rinegoziazione del debito e la fine del programma economico della troika FMI/UE/BCE.

ANEL non è proprio il compagno di letto che ci si immaginava per Syriza. La forza politica di Kammenos, nata nel 2012 da una scissione a destra del partito di centrodestra Nea Demokratia, è un partito euroscettico con una piattaforma economica anti-austerità compatibile con quella di Syriza, in qualche maniera comparabile con l’area in Italia definita di “destra sociale”. ANEL chiede la revoca dei memorandum con la troika (e la prosecuzione giudiziaria dei politici e funzionari che li firmarono), il ripudio del debito greco, considerato frutto di una cospirazione di speculatori per portare la Grecia al fallimento e sottometterla al dominio tedesco, e le riparazioni di guerra da parte della Germania per via del secondo conflitto mondiale.

Ma i “Greci Indipendenti” (qui il loro programma) sono anche liberisti e a favore delle privatizzazioni, contrari all’immigrazione (che vorrebbero ridurre al 2,5% massimo) e al multiculturalismo (vorrebbero l’educazione controllata dalla Chiesa Ortodossa), con venature antisemite (Kammenos un mese fa dichiarava che ebrei e musulmani in Grecia “non pagano le tasse“), militariste (sono vicini agli armatori, contrari alla riduzione delle spese militari e a qualsiasi compromesso con Macedonia e Tuchia) e bigotte (contrari ad ogni diritto civile per le coppie omosessuali e alla separazione tra Stato e chiesa). In ultima Kammenos, come alcuni grillini nostrani, è adepto della cospirazione sulla scie chimiche, tanto che i suoi deputati vengono definiti Psekasmenoi (gli aspersi).

Al Parlamento europeo, ANEL siede in quel gruppo dei Riformisti e Conservatori (ECR) che è lo stesso di David Cameron, Lech Kaczynski, e Recep Tayyip Erdogan, ma anche dell’estrema destra del Partito Popolare Danese, della Nuova Alleanza Fiamminga, e dei Veri Finlandesi. Insomma, i Greci Indipendenti non saranno i neonazisti di Alba Dorata, ma restano una forza politica reazionaria e conservatrice. Una scelta che ha fatto accapponare la pelle a progressisti storici come il verde Daniel Cohn-Bendit, che su Libération denuncia un’alleanza “contro natura” e avverte Tsipras di stare “giocando col fuoco”.

Coalizione rosso-nera, una scelta politica per un governo populista

Eppure, un governo con la destra non era l’unica possibilità per Tsipras. Ad aver superato la soglia di sbarramento del 3% nel parlamento di Atene, e in grado di portargli quei due voti in più per raggiungere la maggioranza assoluta, c’erano anche i 13 seggi dei socialisti del Pasok, ormai screditati da anni di governi di grande coalizione con il centrodestra.

Ma soprattutto c’era anche il nuovo partito di centrosinistra To Potami di Stavros Theodorakis, social-liberale ed europeista, coi suoi 17 seggi, che già prima delle elezioni si era dichiarato disposto a collaborare con chiunque ne uscisse vincitore per garantire un governo stabile ad Atene. Certo, Potami è anche un partito centrista di stampo socialdemocratico, che si rifà alla terza via di Tony Blair: fumo negli occhi tanto per la sinistra radicale quando per la destra euroscettica; e Theodorakis aveva avvertito che non sarebbe mai entrato in coalizione con una forza xenofoba, razzista e omofoba come ANEL.

Il sistema politico greco (così come il nostro) consente ciò che viene definito “parlamentarismo negativo“: il governo da parte di un partito di maggioranza relativa, anche in mancanza della maggioranza assoluta, con l’astensione o il sostegno esterno di altre forze politiche. Tsipras avrebbe potuto presentare un governo monocolore di minoranza, basandosi sul sostegno esterno alternativo di ANEL sulle questioni economiche e di To Potami e Pasok sulle questioni dei diritti civili e sociali, o sperando di attrarre un paio di parlamentari entro poco tempo tra le file di Syriza.

Cercare l’accordo con Kammenos è stata una chiara e libera scelta politica di Tsipras, con evidenti ripercussioni programmatiche. Il populismo anti-austerità, che identifica la distinzione politica fondamentale tra un popolo sano e una élite corrotta, resta la sola base di una alleanza tra forze politiche ai due estremi dell’asse destra/sinistra. Sintomo anche di come il cleavage destra/sinistra, in Grecia, sia oggi percepito come meno saliente di quello tra chi è ritenuto compromesso con l’austerity e chi non lo è. Insomma, il populismo unisce ciò che l’ideologia divide, con dei corto-circuiti ideologici comunque preoccupanti, come già fu tra Beppe Grillo e Nigel Farage al Parlamento europeo.

Insieme contro l’austerità. Ma scordatevi i diritti civili e sociali, e le riforme

La rapidità dell’annuncio della coalizione e del nuovo governo indica che i contatti con ANEL erano in corso già da tempo. Tsipras e Kammenos avevano collaborato a fine 2014 per impedire l’elezione di Stavros Dimas a presidente della repubblica ellenica, evento che aveva portato alle elezioni anticipate. Con un alleato del genere, tuttavia, sembra chiaro che l’unico punto programmatico su cui Tsipras spingerà l’acceleratore è la questione economica con la rinegoziazione del debito in Europa. Per il programma di riforme per i diritti sociali, civili ed economici proposto da Syriza, e di cui la Grecia continua ad aver bisogno, si rischia di dover metterci una pietra sopra. Ad esempio, nel settore della difesa.

Panos Kammenos, il leader di ANEL, ha ottenuto il posto di nuovo ministro della difesa di Atene. La difesa è l’unico settore da sempre in controtendenza del bilancio greco: le spese militari non sono mai state toccate dall’austerità e superano ancora il 3% del PIL. La Grecia è uno dei pochi paesi in Europa a spendere così tanto per esercito e marina, superando assieme a Regno Unito ed Estonia il benchmark del 2% per i paesi NATO. E la difesa, anche per via del portafogli gonfiato, è uno dei settori più soggetti alla corruzione imperante (si veda il caso dei sottomarini ThyssenKrupp). La nomina del conservatore Kammenos a capo del dicastero assicura che sulle spese militari, nella Grecia di Tsipras, nessuna riforma sarà possibile.

Chi è Davide Denti

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Dottorando in Studi Internazionali presso l’Università di Trento, si occupa di integrazione europea e Balcani occidentali, specialmente Bosnia-Erzegovina. Collabora con varie altre testate, tra cui Osservatorio Balcani e Caucaso e Aspenia online.

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