RUSSIA: Danneggiato dipinto con Ivan il Terribile, lo zar riabilitato

Un famoso dipinto di Il’ja Repin, Ivan il Terribile e suo figlio Ivan, è stato gravemente danneggiato alla galleria Tret’jakov di Mosca, dov’era esposto. L’atto di vandalismo – il cui eventuale movente rimane da chiarire – è stato compiuto venerdì 25 maggio da un cittadino russo di 37 anni. Secondo le ricostruzioni e le testimonianze, l’uomo avrebbe afferrato un palo di metallo di una barriera di sicurezza e lo avrebbe usato per rompere la teca, rovinando il dipinto in tre punti. Secondo alcune fonti, l’uomo avrebbe urlato frasi relative alla falsità storica dell’opera. Stando alle sue stesse dichiarazioni, l’uomo avrebbe agito dopo aver consumato della vodka e in preda a un sentimento inspiegabile. La notizia riporta l’attenzione sull’opera di Repin e sulla figura dello zar Ivan IV, passato alla storia come “Ivan il Terribile” (Ivan Groznyj), che ha goduto negli ultimi anni di una sorta di riabilitazione.

Un’opera controversa 

Il colpevole del misfatto rischia ora fino a tre anni di detenzione. Tra coloro che hanno invocato una pena più dura per l’attentatore c’è Vladimir Aristarchov, vice ministro alla cultura, il quale avrebbe dichiarato di auspicare “la punizione più severa”, poiché “tre anni non sono nulla in confronto al valore dell’opera”. Lo segue a ruota la direttrice della galleria Zelfira Tregulova, che condanna l’incapacità – spesso manifesta – di fare un distinguo tra storia e arte.

È proprio il contenuto del dipinto a generare una discussione più ampia. L’opera, infatti, raffigura uno tra i più efferati e famosi crimini compiuti dallo zar Ivan IV, il quale – si narra – uccise il figlio ventisettenne. Secondo alcuni nazionalisti russi, ma anche per alcuni ambienti della Chiesa ortodossa, questo capitolo della storia sarebbe in realtà frutto di una mistificazione. Nel 2013, alcuni storici di fede ortodossa indirizzarono una lettera al presidente Vladimir Putin, chiedendo che il dipinto fosse rimosso dalla galleria, poiché diffamatorio e offensivo nei confronti di tutto il popolo russo. “La ricerca storica contemporanea ha stabilito chiaramente che il primo zar russo non uccise suo figlio” afferma la lettera, in cui si aggiunge che “non c’è alcuna prova attendibile di questo avvenimento nelle fonti storiche del XVI secolo”. L’omicidio dello zarevič [carevič, “figlio dello zar”, ndr] viene dunque considerato una diceria, per di più basata su alcune note scritte da “chiari nemici della Russia”.

L’appello, tuttavia, non ebbe alcun seguito, il quadro rimase al suo posto e il ministro della cultura Vladimir Medinskij descrisse la lettera come “un pessimo scherzo”, sottolineando la necessità di un distinguo tra storia e arte. Tuttavia, proprio lo stesso Medinskij è stato tra i fautori di una rivalutazione della figura dello zar, che si inserisce in una macrostrategia del ministero della cultura, atta a smontare alcuni “falsi miti”.

Gli angoli smussati della storia 

Non tanto quanto Ivan IV, ma anche Vladimir Medinskij risulta una figura discussa: diventato ministro della cultura nel maggio 2012, Medinskij ha subito generato controversie, a causa della sua attività di divulgazione. Si può dire che, appunto in qualità di storico, Medinskij abbia assunto il ruolo di demistificatore e che la sua sia una vera e propria battaglia personale.

Il ministro ha infatti pubblicato un’intera serie di libri intitolata “Miti sulla Russia”, in cui smitizza alcuni episodi della storia nazionale, la cui errata versione si sarebbe diffusa a causa di ingerenze e interpretazioni straniere volutamente faziose.

Sempre su questo questo argomento Medinskij ha scritto la sua tesi di dottorato, focalizzata sui “problemi di obiettività” nella narrazione della storia russa dalla metà del XV al XVII secolo. La tesi, difesa nel 2011, cerca di dimostrare come studiosi stranieri avrebbero propagato versioni tendenziose della storia russa. Il lavoro di Medinskij è stato tuttavia criticato da una parte del mondo accademico russo, i cui esponenti hanno denunciato la mancanza  di scientificità e di imparzialità della tesi.

Nel suo articolo “I miti come nuova tattica di guerra contro la Russia”, Medinskij parte dalla cinematografia per delineare il problema, ponendo l’accento su come il cinema statunitense sia in grado di esprimere – attraverso grandi kolossal – persino avvenimenti storici che non sono mai accaduti, mentre la Russia fatica a valorizzare la propria storia. Questo ruolo del cinema è particolarmente caro a Medinskij, che specialmente negli ultimi anni ha redatto delle linee guida con indicate alcune priorità tematiche.

L’articolo si sposta poi sulla questione principale e può essere riassunto in una citazione, che esprime chiaramente il punto di vista del ministro della cultura: “Finché la Russia se ne sta buona nella sua tana e non serve a nessuno, nessuno inventa miti su di noi. Appena usciamo dalla tana, ecco che tutti iniziano subito a gridare”. Secondo Medinskij questa storia si è ripetuta nei secoli e anche il caso di Ivan IV è perfettamente in linea con questa tendenza.

Ivan “non così terribile”

Sovrano sanguinario e paranoico, fondatore della polizia segreta opričnina; in questi termini viene ricordato Ivan IV nei nostri libri di scuola. In un nuovo tentativo di sfuggire alla guerra d’informazione occidentale, in Russia la figura dello zar è stata progressivamente riabilitata negli ultimi anni.

Anche a Ivan IV Medinskij ha dedicato lezioni e articoli. In uno di questi ultimi, intitolato “Ivan IV e la guerra di informazione”, egli tocca anche la questione dell’omicidio del figlio dello zar, cercando di proporne una versione alternativa. Da tutti gli interventi del ministro Ia figura dello zar esce almeno parzialmente riabilitata: “Ivan IV non è stato meno crudele di alcuni suoi contemporanei europei” ha commentato in un’altra occasione. Nell’ottobre del 2016, al museo storico statale di Mosca, il ministro ha tenuto una lezione aperta intitolata “Ivan IV nei racconti degli stranieri del XVI-XVII secolo: l’affermazione degli stereotipi”. Secondo Medinskij, in linea con altre mitizzazioni, la figura di Ivan il Terribile sarebbe stata demonizzata dall’occidente, in un tentativo di screditare la Russia. Medinskij ha poi aggiunto che la leggenda fu inventata dai poteri occidentali solo dopo la morte dell’altro figlio di Ivan IV, lo zar Fedor I: approfittando del cosiddetto periodo dei torbidi, l’occidente attaccò la Russia col tentativo di distruggerla e successivamente democratizzarla.

Il 2016 vide anche l’inaugurazione di monumenti allo zar nelle città di Orel e Aleksandrov. Alle polemiche si accompagnarono i sondaggi, che mostrarono come la maggior parte della popolazione – in linea con Medinskij – considerasse positiva la figura dello zar. Quest’ultimo, infine, l’anno scorso si è guadagnato un posto sul “Viale dei governanti” a Mosca, popolata dai busti di tutti i leader russi.

In questa sede non c’è l’intenzione – né la possibilità – di affermare che la riabilitazione della figura di Ivan IV abbia permesso o causato l’atto vandalico avvenuto alla galleria Tret’jakov. Tuttavia, l’episodio ben si presta a una riflessione su un’altra reinterpretazione della storia da parte delle autorità russe, come spesso è accaduto in questi ultimi anni. Si può concordare con Medinskij, quando afferma che un episodio non può essere narrato solo da una prospettiva, o con una sola fonte a suffragio di essa. Tuttavia, il tentativo di incolpare l’occidente per la demonizzazione di Ivan IV appare, ancora una volta, grossolano. Così come il cercare di rappresentare la storia solo in bianco o nero.

 

Chi è Maria Baldovin

Maria Baldovin
Nata a Ivrea (TO) nel 1991, ha studiato lingue e letterature straniere all’università di Torino e ha poi deciso di improvvisarsi scienziata politica, con una magistrale in studi sull’Est Europa. Al momento cerca di fare la pendolare tra Torino e Bruxelles, con grande gioia delle compagnie aeree. Per East Journal scrive prevalentemente di Russia, ma ha anche una passione per la Germania (ex orientale, s’intende).

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Un commento

  1. La Storia Russa è stata tutta falsificata dai Romanov filoccidentali. E’ la conclusione a cui è arrivata l’equipe di A.T. Fomenko dell’Università di Mosca riportata nell’Opera Omnia “Nuova Cronologia”. D’altronde noi siamo abituati ai falsi storici, anzi, direi che conosciamo per veri solo questi. Non mi addentro né in sintesi superficiali né in particolari sorprendenti se non richiestimi. Saluti.

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