KOSOVO: La Corte Speciale per i crimini dell’UCK è sotto attacco, sale la tensione

La Corte Speciale per i crimini commessi dall’Esercito di Liberazione del Kosovo (UÇK) è già a rischio prima di cominciare. Le forze politiche al governo in Kosovo, difatti, minacciano di abrogare quest’organo, nato con il compito di perseguire i crimini di guerra, i crimini contro l’umanità ed altri crimini commessi tra il 1998 e il 2000 dall’UÇK nella sua guerra contro le forze della Serbia di Slobodan Milošević. Il tentativo è stato per ora frenato dalla comunità internazionale, che ha reagito duramente contro una mossa che mette a serio rischio le relazioni esterne del paese, proprio nell’anno in cui si festeggia il decennale dell’indipendenza.

Il blitz di dicembre

Il tentativo di fermare l’azione della Corte Speciale è stato reso pubblico la sera del 22 dicembre scorso. In quella data, 43 deputati appartenenti ai partiti di maggioranza hanno firmato una richiesta di sessione straordinaria del parlamento per revocare la legge che nel 2015 ha creato la Corte stessa. Solo un massiccio intervento degli attori internazionali presenti in Kosovo ha bloccato la proposta. L’ambasciatore americano ha parlato di una pugnalata alle spalle degli Stati Uniti, quello britannico della peggior notte nella storia del Kosovo dai tempi della guerra, mentre l’Ufficio dell’Unione europea ha definito la scelta come spaventosa.

L’attacco del governo

Questa presa di posizione immediata ha fermato l’iniziativa, ma non ha placato le polemiche. Già ad inizio del nuovo anno, gli attacchi contro la Corte sono ripresi. La critica maggiore espressa da diversi esponenti politici è che quest’organo giudiziario rappresenta uno strumento volto a punire la popolazione albanese e la sua lotta contro un regime discriminatorio quale era quello di Milošević. Una posizione condivisa dai tre partiti di governo, l’Alleanza per il futuro del Kosovo (AAK), il Partito Democratico del Kosovo (PDK) e Iniziativa – NISMA, tutti guidati da ex-leader dell’UÇK.

Il primo ministro Ramush Haradinaj si è detto fermamente contrario alla Corte, sostenendo il tentativo di abrogarla. Ancora più duro ci è andato suo fratello, Daut, deputato per il suo stesso partito, l’AAK, che ha lanciato velate minacce: ad i primi arresti, ha dichiarato, gli ex-militanti dell’UÇK sono pronti a mobilitarsi. Più diplomatico è stato il presidente della Repubblica e storico leader della guerriglia albanese durante la guerra, Hashim Thaçi. Thaçi, fondatore del PDK, ha fatto sapere che per ora l’impegno preso rimane, ma il parlamento è sovrano e può decidere, se c’è la maggioranza, di abolire la Corte.

Le preoccupazioni della comunità internazionale

Che la temperatura intorno alla questione sia ancora alta lo dimostra il viaggio a Pristina di due inviati di Francia e Germania per le questioni relative ai Balcani occidentali, avvenuto il 10 gennaio. I due diplomatici hanno incontrato le più alte cariche dello stato, ricordando come un nuovo tentativo del parlamento di abolire la Corte danneggerebbe pesantemente le relazioni tra il Kosovo ed i suoi partner occidentali. Un concetto ribadito ancora dall’Unione europea due giorni dopo con un comunicato ufficiale. Le preoccupazioni sono dovute al fatto che la richiesta dei 43 deputati non è stata stralciata, dunque potrebbe essere sottoposta a breve alla presidenza dell’assemblea, e, se approvata, andare al voto in aula.

I rischi che sta correndo il Kosovo sono altissimi. In un contesto già complicato dai casi legati al mancato accordo per la definizione dei confini con il Montenegro e ai ritardi della messa in atto dell’Accordo di Bruxelles raggiunto con la Serbia, nonché dal recentissimo omicidio di uno dei leader della comunità serba, Oliver Ivanović, gli attacchi alla Corte stanno innervosendo ulteriormente i paesi europei e gli Stati Uniti. Un’azione così mirata e aggressiva lascia fortemente intendere che i primi rinvii a giudizio stanno per arrivare, e non è escluso che toccheranno le più alte cariche istituzionali del Kosovo. L’atmosfera che si respira oggi lascia intendere che se questo accadrà, i rischi di tensioni nel paese sono reali.

Le origini della Corte

La Corte Speciale, propriamente chiamata Specialist Chambers and Specialist Prosecutor’s Office, è nata per perseguire i presunti crimini commessi dall’UÇK contro civili serbi, rom ed albanesi, sulla base delle accuse raccolte in un report del 2011 del Consiglio d’Europa. Proprio da questo report è nata la Special Investigative Task Force (SITF), che dal 2011 ad oggi ha condotto un vasto numero di indagini. La Corte Speciale è stata formata proprio con l’intento di giudicare i responsabili dei presunti crimini sulla base di quanto raccolto dalla SITF. A differenza del Tribunale penale internazionale per l’ex-Jugoslavia, la Corte Speciale deve la sua fondazione ad una legge approvata dal parlamento di Pristina, dunque è parte del sistema giuridico kosovaro, ma, proprio come il Tribunale, ha sede a l’Aja e ha giudici internazionali, per garantirne la sicurezza. La Corte dovrebbe emettere i primi rinvii a giudizio nelle prossime settimane.

Chi è Riccardo Celeghini

Riccardo Celeghini
Laureato in Relazioni Internazionali presso la facoltà di Scienze Politiche dell'Università Roma Tre, con una tesi sui conflitti etnici e i processi di democratizzazione nei Balcani occidentali. Ha avuto esperienze lavorative in Albania, in Croazia e in Kosovo, dove attualmente vive e lavora. E' nato nel 1989 a Roma. Parla inglese, serbo-croato e albanese.

Leggi anche

rom

KOSOVO: Non è un paese per rom

Nonostante le tutele legislative, essere rom, in Kosovo, non è facile. Divisi in tre diverse etnie, tutti affrontano una dura discriminazione che li emargina completamente dalla società.

WP Facebook Auto Publish Powered By : XYZScripts.com