GEORGIA: Riforma costituzionale, l’opposizione chiede un referendum

Il dibattito relativo alle nuove riforme costituzionali continua ad essere al centro della scena politica georgiana, causando continui scontri tra il partito di governo e l’opposizione.

Lo scorso 22 aprile un’apposita Commissione costituzionale ha infatti approvato una serie di controversi emendamenti volti a riformare la Costituzione georgiana, priorità nell’agenda del Sogno Georgiano. A votare a favore degli emendameti sono stati però i soli rappresentanti del partito di governo, mentre l’intera opposizione, guidata dal Movimento per la Libertà – Georgia europea, nato dalle ceneri del Movimento Nazionale Unito, che fu di Saakashvili, ha lasciato progressivamente dalla Commissione a causa della divergenza di vedute sulle riforme da approvare.

Le riforme contestate

Tra i punti più criticati dall’opposizione vi è il nuovo metodo per eleggere il presidente della repubblica, che non sarà più scelto direttamente dai cittadini, ma da un collegio speciale composto da 150 parlamentari e 150 rappresentanti delle autorità regionali e municipali. Il questo modo, il presidente, che fino al 2013 (anno in cui la Georgia è passata dall’essere una repubblica presidenziale a una parlamentare) rappresentava la carica più importante del paese, perderebbe la propria legittimità popolare, così come l’influenza sul parlamento. Le prime elezioni presidenziali indirette si terranno nel 2023, mentre nel 2018 si voterà ancora con il vecchio sistema.

Un altro punto che fa discutere è l’introduzione di un nuovo sistema elettorale che prevede il passaggio dall’attuale sistema misto a un sistema puramente proporzionale, con l’impossibilità di formare coalizioni e una soglia di sbarramento del 5%. Secondo il nuovo sistema però, i voti dei partiti rimasti al di sotto di tale soglia non verranno ridistribuiti tra le rimanenti forze politiche, ma saranno assegnati al partito di governo.

L’opposizione propone un referendum

Per sfidare il Sogno Georgiano sulle riforme costituzionali, il Movimento per la Libertà, guidato da Davit Bakradze, ex delfino di Saakashvili, ha chiesto l’istituzione di un referendum sull’abolizione delle elezioni presidenziali dirette e sull’introduzione del nuovo sistema elettorale, in modo che siano gli stessi cittadini a decidere se approvare o meno i due principali emendamenti costituzionali, che per l’opposizione conterrebbero misure altamente impopolari.

Per sostenere questa causa, Bakradze è riuscito a raccogliere più di 150.000 firme, dopo che i suoi appelli sono stati più volte ignorati dal primo ministro. Come ha affermato il leader del Movimento per la Libertà, l’opposizione è convinta che la popolazione non approverebbe le riforme costituzionali proposte dal governo. Inoltre non ci sarebbe consenso né tra gli altri partiti politici (come ha dimostrato il voto della Commissione costituzionale) né all’interno dello stesso Sogno Georgiano, che starebbe attraversando un vero e proprio blocco politico.

Secondo la legge georgiana, un referendum può essere indetto dal primo ministro al fine di scoprire l’opinione degli elettori riguardo a questioni nazionali di particolare importanza. I suoi risultati sono però di carattere esclusivamente consultivo.

Chi è Emanuele Cassano

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Studente di Scienze Internazionali con specializzazione in Studi Europei presso l'Università degli Studi di Torino, si occupa dell'area del Caucaso, sia dal punto di vista politico che da quello storico e culturale. Dal 2012 è redattore di East Journal, mentre dal 2014 è coordinatore di redazione della rivista Most, quadrimestrale di politica internazionale. Parla inglese e francese e conosce basi di russo.

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