GRECIA: Tsipras ottiene la fiducia, ma gli ostacoli sono dietro l’angolo

Il secondo governo Tsipras ha ottenuto la fiducia. Nella notte tra il 7 e l’8 ottobre, tutti i 155 parlamentari – su 300 – che formano la coalizione di governo (composta da Syriza e gli alleati del partito nazional-conservatore Greci Indipendenti, Anel) hanno votato a favore della nascita del nuovo governo guidato da Alexis Tsipras, riconfermato dal popolo greco alle elezioni del 20 settembre scorso. Il leader di Syriza ha esposto lunedì il suo programma per i prossimi anni e presentato il bilancio per il 2016, promettendo di realizzare le misure richieste dai creditori internazionali, ma impegnandosi anche a cercare di ottenere una ristrutturazione del debito.

“Passeremo rapidamente l’ostacolo della prima revisione, concluderemo i grandi temi della ricapitalizzazione delle banche e del debito e si procederà a ritmo misurato nel cambiare la Grecia”, ha detto il Premier greco in aula. “Abbiamo fatto una scommessa rischiosa e ne siamo fieri” ha continuato Tsipras, in riferimento alla decisione di tornare a dare la parola agli elettori con il voto anticipato. “La sinistra e i progressisti hanno un ruolo cruciale: non puntando il dito alle difficoltà, non restando da parte a discutere delle difficoltà e dell’apocalisse che sta arrivando, ma cambiando le cose e stando in prima linea nella battaglia”.

“La verità è che, sfortunatamente, il vero pericolo deve ancora venire”, gli ha risposto il leader di Nea Demokratia, Evangelos Meimarakis, “ed è stato creato durante il vostro primo mandato. Il popolo greco si deve aspettare un duro inverno, forse il più duro che abbiano mai attraversato”.

Parole che promettono battaglia in aula; anche perché, superato lo scoglio della fiducia, mesi molto duri attenderanno Tsipras. La vera sfida, infatti, è ancora da affrontare per il Premier e i suoi ministri, che hanno tempi assai stretti per adempiere alle promesse fatte in luglio ai Paesi creditori per ottenere gli 86 miliardi del terzo piano di salvataggio. Non solo, ma è notizia di pochi giorni fa che ci sarebbe un deficit nascosto di 8 miliardi di euro che sta minacciando di mandare a fondo la pianificazione fiscale del governo e azzerare i fondi di previdenza sociale del paese; più di 300 mila domande di pensione sono in lista d’attesa, un fatto che rappresenta una spesa totale di 4 miliardi di euro. Il tempo di attesa per queste nuove pensioni varia tra 12 e 24 mesi, in alcuni casi si tratta di tre o quattro anni. In ogni caso un esborso non contabilizzato finora.

Un altro problema per il ministero del Lavoro è l’obbligo del governo di varare in tutta fretta una serie di misure che dovrebbero compensare l’impatto delle sentenze del Consiglio di Stato contro i tagli delle pensioni decisi dal 2012 dai precedenti governi, una cifra stimata in 2 miliardi di euro, almeno (e c’è chi dice possa salire sino a 4 miliardi).

Problemi che si vanno ad aggiungere a un altro squisitamente politico: la fiducia di cui gode il governo in aula è molto risicata – 155 contro 145 – e non è detto che i fedelissimi di Tsipras, che comunque fanno parte di un partito come Syriza, nato e cresciuto con la promessa di cambiare l’Europa e le sue regole di austerità, lo sosterranno sempre e comunque, anche se dovesse continuare a firmare accordi privi di quella discontinuità con il passato più volte promessa. Intanto, il presidente francese, François Hollande, alla seduta plenaria del Parlamento europeo, ha chiesto che “si apra presto la discussione sul servizio del debito”, lasciando intendere che la Francia continuerà a sostenere la volontà di riformare l’Europa, ma senza opporsi in maniera troppo netta alla Germania.

D’altra parte, la linea dura del governo “Tsipras-1” ha mostrato tutti i suoi limiti e rappresenta una ipotesi d’azione ormai vecchia. Lo stesso leader greco ha compreso questo passaggio e ha mutato aspetto: non potendo più vantare né il “fattore novità”, né minacciare o promettere stravolgimenti nella sfera europea, è passato dal celeberrimo slogan “non pagheremo il debito”  – con cui vinse le prime elezioni – a “pagheremo, cambiando moderatamente la Grecia”. La storia ha ruvidamente dimostrato chi fossero i più forti.

Quello che i greci ora sperano è che, con una diplomazia maggiore rispetto a quella sin qui dimostrata, il leader di Syriza si dimostri in grado comunque di affrontare i creditori europei, creando magari quel fronte comune con gli altri Paesi europei più volte auspicato per ottenere finalmente quei cambiamenti che tutta l’Europa “riformista” chiede e aspetta da tempo, troppo tempo.

Chi è Flavio Boffi

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27 anni, dottorando in Studi Politici a La Sapienza, laureato in Relazioni Internazionali all'Università degli Studi Roma Tre. Collaboro con East Journal da giugno 2014, dopo aver già scritto per The Post Internazionale e Limes.

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