GIAPPONE: Il mondo segreto della geisha

Tra i numerosi motivi di interesse che attraggono ogni anno milioni di turisti e viaggiatori nel paese del Sol Levante, la curiosità suscitata dal mito della geisha è probabilmente il più forte.

Il fascino che destano queste donne avvolte nel mistero, depositarie di secolari arti tradizionali giapponesi è grande. Un mondo segreto, misterioso ed enigmatico che al di là di alcune derive commerciali, in cui turisti benestanti pagando grosse cifre hanno la possibilità di entrare superficialmente in contatto con alcune di esse, è inaccessibile a noi occidentali.

La parola “geisha” in giapponese significa “persona versata nelle arti”. All’interno della società giapponese il ruolo della geisha ha una valenza molto diversa dalla stereotipata, banale ed erronea interpretazione che si è diffusa nei paesi occidentali, in cui queste donne vengono più o meno viste come prostitute d’alto bordo atte a soddisfare il piacere sessuale di ricchi e prestigiosi esponenti della società nipponica.

L’esercizio della professione di geisha richiede in realtà anni di severa preparazione per poter esser educate all’apprendimento di numerose nobili arti giapponesi, tra le quali assumono particolare importanza il canto, le danze tradizionali, i complessi rituali della cerimonia del tè e lo shamisen, uno strumento musicale a tre corde.
Le ragazze vengono accuratamente selezionate e solo chi ne ha grandi capacità e ferrea volontà può intraprendere il duro apprendistato. Per un periodo di cinque anni, dall’età di quindici ai vent’anni, le giovani vivono nelle Okiya, apposite case-scuola in cui le apprendiste, che prendono il nome di maiko, imparano l’esercizio di arti secolari per poter finalmente, dopo fatiche e sacrifici, coronare il sogno di diventare una geiko, una vera e propria geisha.

Le geisha sono dunque intrattenitrici professioniste, dotate di spiccata intelligenza, educazione, cultura e talento, che vengono pagate per ravvivare e agevolare le occasioni sociali. L’idea per lo più diffusa in occidente è dunque erronea:le geisha non sono prostitute, né sono tenute ad avere rapporti sessuali con i clienti abituali.

Pur essendo ancora viva e radicata all’interno della società giapponese, la secolare tradizione della geisha si sta ai giorni nostri lentamente perdendo. Si ritiene che in tutto il Giappone rimangano ormai non più di un migliaio di geisha, la maggior parte delle quali vive ed esercita la professione a Kyoto. Famosa per i suoi meravigliosi templi e per ben diciotto siti Patrimonio Mondiale dell’Umanità, la città possiede ben cinque hanamachi, quartieri dove vivono le geisha. Cuore pulsante del Giappone tradizionale, Kyoto è la capitale dell’universo delle geisha.
Sebbene l’architettura moderna abbia tolto una parte del suo fascino storico, il celebre quartiere di Gion, sulla sponda orientale del fiume Kamo, abbastanza ordinario nelle ore diurne, con il calar della sera subisce una vera e propria metamorfosi e si trasforma in un pittoresco quartiere carico di atmosfere d’altri tempi: lanterne color vermiglio, profumi d’oriente, antiche sale da tè, eleganti ristoranti i cui proprietari o cuochi accompagnano i clienti fino al taxi in attesa, salutandoli con sorrisi e grandi inchini. A Gion è ancora possibile imbattersi in scorci dove le vecchie machiya, le abitazioni tradizionali in legno, collegate alla strada con stretti e caratteristici ponticelli, restituiscono tutto il sapore e l’atmosfera di una Kyoto d’altri tempi.

Passeggiando tra le vie del quartiere non è cosi’ improbabile, d’improvviso, imbattersi in una maiko o in una geiko che con passo fugace, mulinando velocemente i suoi sandali torna a casa nella sua okiya, sale o scende da un taxi o, sfuggente e timida come un animale selvatico, si infila furtiva nei ristoranti o nelle sale da tè, che fin dai tempi dei samurai, sono stati complici luoghi d’incontro tra queste “figlie delle arti” e ricchi mercanti, eminenti intellettuali, influenti politici e potenti uomini d’affari.

Sono attimi memorabili, che per un istante possono far totalmente dimenticare la dimensione fin troppo turistica oggi assunta da questo storico quartiere di Kyoto, facendo rivivere d’incanto magiche atmosfere di mondi antichi. Le geisha appaiono dal nulla come per magia, e rapide come schegge scompaiono verso mete invisibili. Sono schegge di un tempo perduto, che per sempre rimarranno conficcate nella memoria di chi ha la fortuna di incontrarle.

Ho avuto il privilegio di poter scambiare qualche piacevole parola con una maiko o una geiko, fissando quegli istanti con alcuni scatti fotografici, ma non è stata impresa facile. C’e’ voluta pazienza da monaco zen, un certo istinto da psicologo di strada, una buona dose di perseveranza e la fortuna di chi non ha niente da perdere.

Al di là di quei brevi e indimenticabili momenti, il reale accesso al segreto mondo delle geisha mi è ovviamente stato negato. La curiosità di potermi immergere più in profondità negli abissi di quelle antiche tradizioni era immensa, ma alla fine credo sia stata una fortuna: per un gaijin come me il fascino segreto delle geisha rimane forse ancor più magico e misterioso se immaginato, sfiorato, senza esser del tutto svelato.

Benvenuti nel cuore di Gion, il quartiere di Kyoto dove una semplice passeggiata potrebbe d’incanto catapultarvi, seppur solo per un istante, in un mondo segreto di un Giappone dal fascino antico… Qui il reportage fotografico

Chi è Luca Vasconi

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Nato a Torino il 24 marzo 1973, fotografo freelance dal 2012. Laureato in Scienze Politiche all’Università di Torino, dopo alcuni anni di vita d’ufficio piuttosto deprimenti decide di mettersi in gioco e abbandonare lavoro. Negli anni successivi viaggerà per il mondo alla ricerca dell'umanità variopinta che lo compone.

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