CULTURA: Tommaso Fiore: appunti di viaggio nella Polonia popolare

Da una bancarella di libri usati spunta un opaco volumetto ingiallito dal titolo: “I corvi scherzano a Varsavia“, edizione Avanti! del 1954. La copertina sfoggia un semplice schizzo della pianura polacca con cantieri, binari, vagoni e alcune fabbriche. L’autore, Tommaso Fiore, ha dato alle stampe i suoi personali appunti di viaggio relativi a una visita nella Polonia popolare. La curiosità emersa durante la lettura mi ha spinto ad informarmi sul passato di quest’uomo, nato ad Altamura nel 1884. In gioventù ebbe spiccati interessi letterari, frequentò l’Università di Pisa e ben presto divenne un appassionato socialista e meridionalista. Fu antifascista, incarcerato dal regime. E perse il figlio nel 1943 in quella che passò alla storia come l’eccidio di Bari.

L’amore per la propria terra pugliese e la dedizione per le questioni sociali lo portarono a diventare sindaco della sua città natale. Il tema della condizione d’emarginazione contadina e operaia fu centrale nella sua formazione. Il vento della storia lo costrinse a fare i conti con la dura realtà del ventennio fascista; dapprima venne inviato al confino dopodiché fu incarcerato.

L’attività di ricerca di Fiore proseguì successivamente negli anni Cinquanta e si concentrò sulla nuova realtà europea, caratterizzata dal mondo bipolare e dalle vivaci discussioni sul socialismo reale. Raccolse infatti le sue osservazioni di viaggio in alcuni paesi socialisti (I corvi scherzano a Varsavia, Roma 1953; Al paese di Utopia, Bologna 1958; Sull’altra sponda, Manduria 1960). Il riferimento è ai suoi viaggi compiuti rispettivamente in Polonia, Unione Sovietica e Albania.

Il contenuto del libretto è affascinante perché tratteggia la realtà polacca oltre cortina con gli occhi profani e incuriositi di un acuto osservatore dell’Europa occidentale nel secondo dopoguerra. Nonostante si tratti di una scrittura non imponente (poco più di cento pagine) vi si trovano finissime descrizioni di luoghi, aneddoti e personaggi. Fiore riesce a istituire collegamenti storici, sociali e politici con frequenti confronti tra la realtà culturale del Mezzogiorno italiano e la realtà polacca dell’epoca.

Il suo viaggio nel socialismo reale ha tra le tappe Varsavia, Danzica, Breslavia, Katowice (che era stata da poco ribattezzata Stalinogród), Auschwitz, Zakopane, Poronin e Nowa Huta. Le riflessioni lasciate al lettore spaziano dalle politiche germanizzatrici di Bismarck al tragico Governatorato generale di Hans Frank; dai riferimenti di tipo architettonico (Fiore ci ricorda che l’Università di Breslavia sull’Oder fu opera anche di un italiano, Domenico Martinelli) alle tematiche legate al clero polacco. Di fronte all’imponente Palazzo della Cultura si chiede retoricamente se: “E’ questa la Russia nemica della civiltà? La potenza imperialistica che mira al dominio del mondo?”[1].

Non è possibile ignorare che le passioni dell’autore cedono a tratti in una decisa ammirazione per il socialismo polacco, specialmente per quanto riguarda il primato d’investimento nella scienza e nella cultura. Così Fiore si esprime sul tema dell’accesso alla cultura: “così difficile per se stessa a raggiungersi, che debba poi sottostare a un pedaggio, è segno evidente di malanimo, una difesa illiberale da parte dei ceti dominanti”[2]. E’ molto probabile che Fiore abbia in mente i giovani che per le loro condizioni sociali non hanno potuto permettersi un’istruzione soddisfacente. Infatti affiora costantemente durante la lettura una vera e propria speranza nella gioventù.

Tale fiducia rimane centrale per tutta la durata del racconto e l’autore ci suggerisce che essa è certamente ben riposta. In apertura egli afferma: “I giovani solo possono sia svolgere ciò che la tradizione ha formato, sia portare a maturità i germi violenti disseminati dalla rivoluzione”[3]. Fiore non manca però di realismo proseguendo con un monito tanto meditativo quanto profetico: “A patto però che la storia, la vecchia storia dei binari obbligati, nelle mani di vecchi scettici, non li pugnali alle spalle”[4].

[1] T. Fiore, I corvi scherzano a Varsavia, Edizioni Avanti!, Milano-Roma, 1954, p.19.

[2] Ivi, p.53.

[3] Ivi, p.6.

[4] Ibidem.

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