Cambio al timone di East Journal. Saluti (e spiegone) del nostro Direktor

Il nostro Direttore lascia la guida esecutiva di East Journal. Un saluto a lettori, redattori, e a coloro che lo sostituiranno alla guida del progetto.  

Dopo nove anni al timone, fatti di tempeste e naufragi, di bonacce e derive, ma anche di rotte ardite e terre inesplorate, lascio ad altri l’onere di comandare la nave. Saluto la ciurma, la ciurma eterna, quella che ha solcato con me questi nove anni, e soprattutto i primi temerari che s’imbarcarono per un’avventura senza meta né direzione. Una direzione che ho sempre segnato su mappe mute, assaggiando l’aria che tirava, preda degli alisei, finendo talvolta in secca e più raramente col vento in poppa. Ma non avere una direzione è sempre stato, in fondo, il mio scopo. L’isola del tesoro non c’è, non c’è mai stata, anche se è stato bello immaginarla. E il viaggio è stato la mia destinazione.

Lascio il timone per ragioni personali, in primo luogo. Altri mari mi attendono e altri ingaggi, assai più concreti e decisivi, e il tempo per le fantasie non c’è più. Lascio anche per sopraggiunti limiti di età: giocare al Direttore non viene bene a una certa, e rischi di prenderti troppo sul serio. Lascio infine per la fiacca, troppe leghe navigate senza vedere terra e una ciurma riottosa a proseguire verso il nulla. Che sono stati anni di avventura e non sono mancati ammutinamenti, qualche giro di chiglia, corsari da cui difendersi, filibustieri pronti a venderti al primo che passa e petulanti pappagalli a farti il verso. Sono stati però nove anni di incontri, di tortughe a taverne bisbocce, di imprese rischiose, di porti inattesi ad accogliere e consolare fatiche. Nove anni di altre vite, incrociate per un attimo o un anno, di persone preziose da cui ho imparato nuove geografie, storie di costiera, profondità di mari. Nove anni trascorsi dritto sul cassero, e davvero è venuto il momento di scendere oppure, volto di schiena al sole, mi toccherà la sorte del capitano Achab, travolto dalla sua ossessione.

Dunque scendo qui, sbarcando dalla metafora. Da oggi non sarò più io a occuparmi di East Journal, non toccherà più a me scegliere i temi, rivedere gli articoli, scrivere i titoli, rispondere ai commenti, selezionare i collaboratori. Non sarò più io a dare la direzione generale del progetto, a impostare la linea editoriale e politica del nostro piccolo giornale. Non ci sarà più la mia confondibile voce tra le righe. Resterò direttore responsabile solo per ragioni formali, ma non sarò più io a meritare strali o plausi. Scriverò di tanto in tanto per il piacere di esserci, ma dopo più di mille articoli in nove anni è venuto il tempo della tregua.

In questi anni ho cercato di fare di East Journal una voce autorevole e libera, originale, affrancata dalle visioni consolatorie e semplicistiche della società. E quando cominci a sentire i tuoi redattori e amici ai microfoni di radio e televisioni nazionali, quando la mattina – andando al lavoro – senti nominare East Journal dall’autoradio, in una di quelle rassegne stampa dove citano sempre giornaloni, capisci che hai fatto un bel pezzo di strada. E pensare che tutto è cominciato per gioco, con un piccolo blog aperto una sera come tante, e per gioco è continuato. Un gioco fatto insieme a tante persone da cui ho imparato molto, e cui qualcosa spero d’aver dato. Un gioco che mai è stato un lavoro vero, condotto sempre senza un soldo, senza paga né finanziamento, perché questo è bene chiarirlo una volta per tutte: East Journal non è finanziato, non ha editori, non ha mai avuto una lira. Un gioco, infine, serissimo e faceto, professionale e scanzonato, di cui ho avuto l’onore di essere “direktor“, epiteto da Sturmtruppen affettuosamente affibbiatomi a svelare tutta la caciarona improvvisazione con cui ho condotto questo lavoro.

Ma penso che si è fatto un gran lavoro, che nove anni fa nessuno parlava di Macedonia o di Slovacchia mentre ora questi paesi passano anche sui tiggì della sera e forse abbiamo dato il nostro contributo in tal senso, aiutando il paese a guardare a est senza pregiudizi e luoghi comuni.

E vedete quanto diventa inevitabile, parlando di me, parlare di tutti. East Journal è la somma delle persone che lo hanno fatto e lo fanno. A queste ultime lascio la gestione del progetto. Ci sarà un Direttivo a prendere le decisioni e fare il lavoro quotidiano, c’è una redazione appassionata e tenace che si è forgiata sopportandomi e avrà mani e occhi grandi abbastanza per proseguire. La rotta è tracciata, punta alle Colonne d’Ercole, chissà che c’è di là. Me lo direte voi quando ci arriverete, cari amici redattori. East Journal cambia direzione, è vero, ma spero non perderà la rotta.

E ai lettori, che sono il vento che ha soffiato nelle vele di questi anni, mando il mio più grande ringraziamento. Ho sempre scritto per voi, perché credo che informare sia un servizio. L’ho fatto mettendoci onestà e franchezza, senza infingimenti. E ho fatto il possibile perché i miei collaboratori mettessero da parte l’esibizione, il narcisismo, lo scrivere di quel che piace, per scrivere invece di quel che serve. L’ho fatto talvolta cercando il confronto con voi, la provocazione, l’opinione, perché credo che sia anche questo lo scopo di un giornale: muovere al dibattito. Cari lettori, adesso vi saluto di cuore, voi che mi siete stati amici, critici onesti e instancabili, leali avversari da cui ho imparato a lavorare meglio. Vi ringrazio tutti. E ringrazio anche gli imbecilli da tastiera, i rancorosi, i diffamatori, perché mi hanno fatto sentire più vicino al mio caro Bulgakov quando scriveva che “l’insulto è la ricompensa abituale per un lavoro ben fatto“. Quindi, adesso, vi prego, insultatemi.

Мне нравится, когда каменья брани
Летят в меня, как град рыгающей грозы

Chi è Matteo Zola

Giornalista professionista e professore di lettere, classe 1981, è direttore responsabile del quotidiano online East Journal. Collabora con Osservatorio Balcani e Caucaso e EastWest. E' stato redattore a Narcomafie, mensile di mafia e crimine organizzato internazionale, e ha scritto per numerose riviste e giornali (Nigrizia, Il Tascabile, il Giornale, Il Reportage). Ha realizzato reportage dai Balcani e dal Caucaso, occupandosi di estremismo islamico e conflitti etnici. E' autore di "Congo, maschere per una guerra", Quintadicopertina editore, Genova, 2015; e di "Revolyutsiya - La crisi ucraina da Maidan alla guerra civile" (curatela) Quintadicopertina editore, Genova, 2015.

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9 commenti

  1. Nove anni son passati. Sembra ieri.
    Auguri per una vita tutta nuova che ti si affaccia davanti.
    E come ero solito finire le mie folli mail,
    Cordiali.

  2. Laura Matelda Puppini

    Non so alla redazione, a cui auguro buon lavoro, ma a noi lettori mancherai. Almeno potremo leggere ancora qualche tuo articolo?

  3. Hai fatto un’impresa grande e l’hai “vissuta” con un’estrema intensità.
    Auguri a East Journal e a te, caro Matte.

  4. Buon viaggio Direktor!
    East Journal è stato ed è un grande progetto, uno di quelli che “ci voleva”. Un grazie di cuore a tutti coloro che vi hanno contribuito.
    A questa testata va riconosciuto il merito di essere stato un pioniere in una materia di nicchia e per intenditori. Mi permetto solo un garbato rimprovero: di Slovacchia ne parlavamo noi di Buongiorno Slovacchia già dieci anni fa 🙂

  5. Auguri.

  6. Stupore ed un poco di commozione di fronte a questa notizia. Ma che nave che hai creato, Matteo!
    Pur avendone fatto parte per poco e di traverso, è stato un onore.
    Sugli insulti ci posso lavorare ma per ora solo ringraziamenti 🙂

  7. Вместо этого я хотел бы много денег
    они летят над твоей головой, как град сильных штормов. Наилучшие пожелания и спасибо.

  8. Un saluto al Direktor anche dalla ciurma di Passaggio a Sud Est/Radio Radicale.
    EastJournal.net per noi è stato fin dall’inizio una fonte di informazioni e di idee ed è diventato sempre di più nel corso degli anni un punto di riferimento fondamentale per il nostro lavoro.
    Buon vento a Matteo per le sue nuove avventure e tantissimi auguri agli amici della redazione perché EastJournal continui ad essere (non dubitiamo che lo sarà) un esempio concreto di informazione appassionata, competente e di qualità.

  9. Vincenzo Naso

    Grazie. Un Vostro affezionato lettore.

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