LINGUAE: Una nuova rubrica di East Journal

Nessuna lingua può dirsi pari a un sistema chiuso; in costante rapporto dialogico con altri sistemi, essa si modifica, si sviluppa, prospera, e in taluni casi muore, adottando elementi allogeni e donando viceversa aspetti autoctoni ad altri sistemi. Il linguaggio, caratteristica insita e imprescindibile dell’uomo, è il luogo dove il soggetto si costituisce (si veda Benveniste) e incontra l’Altro. Il parlante, talora convinto di parlare e padroneggiare la propria lingua madre standard, in realtà è spesso depositario di un patrimonio linguistico ben più complesso: esistono, ad esempio, le varianti diatopiche (in base alla zona, alla regione), diafasiche (in rapporto al registro e all’interlocutore) e diastratiche (in base all’appartenenza socio-culturale), nonché, chiaramente, veri propri casi di bilinguismo e polilinguismo. Tra modifiche nel tempo (diacroniche) e interferenze sincroniche le lingue si modificano e si arricchiscono, rispecchiando anche l’evoluzione della realtà sociale e culturale in cui sono inserite.

Sono molti gli aspetti interessanti e curiosi nelle lingue indoeuropee (slave, romanze, baltiche, albanesi, armene, iraniane), uraliche (ugro-finniche, samoiede, sami), caucasiche, altaiche (turche) dei paesi dell’Europa centro-orientale, del Caucaso e del Medioriente di cui East Journal si occupa. La rubrica Linguae che qui inauguriamo intende proporre alcuni approfondimenti nel complesso universo linguistico di queste aree: semantica, grammatica, morfologia, ma anche storia della lingua o sistemi di scrittura sono solo alcuni degli aspetti che verranno trattati. Non si dimenticheranno le politiche linguistiche adottate dai vari paesi, nonché si realizzeranno incursioni nel vasto panorama delle interferenze linguistiche.

Proponiamo un assaggio degli articoli che con cadenza settimanale, ogni giovedì, pubblicheremo nei mesi di gennaio e febbraio: trasjanka bielorussa,  suržik ucraino e balačka cosacca; un nuovo/vecchio alfabeto per la lingua kazaka; la disputa tassonomica tra moldavo e romeno; e ancora, qualche nozione di alfabeto glagolitico. Non dimenticheremo, inoltre, la figura di Andrej Zaliznjak, il filologo russo che è venuto a mancare lo scorso 24 dicembre 2017: lo ricorderemo parlando delle gramoty di Novgorod, le iscrizioni su corteccia di betulla che, rinvenute negli anni Cinquanta, lo hanno reso famoso.

Chi è Martina Napolitano

Dottoranda in Slavistica presso l'Università di Udine e Trieste, per EaST Journal scrive principalmente di Russia e cura la rubrica Linguae.

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