ROMANIA: Un nuovo stop del Consiglio UE all'ingresso nell'area Schengen

I Paesi Bassi, la Francia e la Finlandia si sono opposte all’ingresso della Romania nell’area Schengen senza controlli alle frontiere, dichiarando che le misure intraprese dall’esecutivo di Victor Ponta non sono ancora pienamente convincenti. La bocciatura, che fa seguito a quella di due anni fa da parte della Commissione europea, risulta più amara visti gli sforzi dell’ambasciata di Romania a Roma, che vedeva nell’Italia di Renzi, che oggi detiene la Presidenza semestrale del Consiglio dell’UE, un efficace e strategico alleato per le sorti del paese in prospettiva Schengen. Il meccanismo per l’accesso all’area di libera circolazione prevede un giudizio uniforme a la votazione all’unanimità da parte dei membri del Consiglio UE.

Nel 2012 il rapporto sulla giustizia, entro il quadro del “meccanismo di verifica e cooperazione” post-adesione (CVM) ha fatto emergere grandi lacune all’interno del sistema della giustizia e quanto avvenuto allora, la messa in stato di accusa (impeachment) del presidente Băsescu da parte del primo ministro Ponta, aveva gettato ombre sul rapporto giustizia-politica all’interno del paese. Ci sono problemi politici molto gravi: la Direzione anticorruzione non agisce sempre in modo puntuale ed efficace e all’interno delle istituzioni vi sono persone con processi a carico.

Altra problematica all’ordine del giorno riguarda i controlli transfrontalieri: la gestione dei confini, di oltre duemila chilometri, beneficia ancora dei fondi europei provenienti dai programmi Phare e Eads, ma attualmente la Romania non sembra fronteggiare al meglio la gestione delle migrazioni.

La Romania ha ottenuto l’esenzione dal visto Schengen nel 2001, sei anni prima dell’ adesione all’UE. Oggi, a 7 anni dall’adesione all’UE, non ha ancora ricevuto l’ok degli altri stati membri all’ingresso nell’area Schengen, facendo venire a galla un problema di mancanza di fiducia nell’operato delle istituzioni rumene.

In alcuni stati membri dell’UE, i politici hanno avuto la tendenza a confondere i problemi di adesione a Schengen, i diritti del mercato del lavoro, del movimento e della libera circolazione delle persone così da sollevare la preoccupazione di ministri, specialmente nord europei, riguardo all’abuso del diritto di libera circolazione.

Al giorno d’oggi, dopo un altro rifiuto dei ministri degli altri stati membri UE, e dopo considerevoli spese (fondo per le frontiere esterne), in Romania si inizia a covare risentimento verso le scelte prese a Bruxelles. Certo è che, se da una parte le valutazioni prese a Bruxelles sembrano condizionate dai pregiudizi sull’incapacità di gestire la libera circolazione, talvolta criticata come incentivo all’immigrazione indiscriminata, dall’altra parte i meccanismi ingarbugliati e poco trasparenti della giustizia rumena rallentano decisamente il processo di cooperazione e inserimento entro l’area Schengen.

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