INTERVISTA: impressioni di un italiano a Seul, tra missili e idolatria

La Corea del Nord minaccia Seul, i media occidentali si concentrano anche sul possibile attacco a Guam, caposaldo americano nel Pacifico. La tensione sembra salire ma quanto grave è il pericolo nordcoreano? Come lo vivono gli abitanti di Seul. La reazione non si concretizzerà solo con più test missilistici, la retorica della guerra fredda non è mai stata così attuale. Il regime di Kim Jong-un minaccia il ricorso all’attacco nucleare preventivo contro chi metta in campo una minaccia seria contro la nazione comunista.  In reazione all’inasprimento delle sanzioni decise dal Consiglio di sicurezza dell’Onu la Corea del Nord abroga «tutti gli accordi di non aggressione con la Corea del Sud». Jolao Antonio Sulis è un giovane sardo che da diverso tempo vive nell’estremo Oriente. Attualmente risiede a Seul e l’abbiamo raggiunto per un’intervista sui temi caldi che stanno riempiendo le pagine dei quotidiani sui possibili attacchi balistici che il governo della Corea del Nord sarebbe pronto a scatenare contro gli USA.

Che clima si respira a Seul? Cosa pensano i coreani del Sud dei coreani del Nord?

Sembra che ad essere allarmati siano più i Paesi stranieri piuttosto che la Corea del Sud. Nessun segnale suggerisce reali tensioni e la vita quotidiana procede regolarmente. I coreani abituati ad un perenne stato di tensione nella penisola sminuiscono l’incombente pericolo ritenendo un attacco alquanto improbabile se non addirittura impossibile. La maggior parte della popolazione considera le dichiarazioni del Nord l’ennesimo ricatto e minaccia a cui non seguirà nessuna azione offensiva. Nessuna campagna informativa riguardo gli ultimi potenziali attacchi è stata fornita dal governo ai cittadini. Le borse e l’economia non appaiono distrurbati dalle minaccie inoltre la situazione al confine (DMZ) rimane la stessa. Pare che il pericolo non abbiano tolto il sonno a nessuno.

Quanto le immagini di idolatria per il leader nordcoreani sono realtà o fiction? 

Come gli abitanti del Sud, anche quelli del Nord sono influenzati da una grandissimo rispetto e fedeltà per le autorità e coloro ai vertici della gerarchia sociale. Contraddire il proprio capo è considerato un tabù, inoltre altri fattori quali l’uniformità della società sono elementi che non avvantaggiano la critica. Le caratteristiche culturali che accomunano entrambe le coree costituiscono un terreno fertile per un regime come quello dei Kim e ne assicurano la longevità. A mio parere l’idolatria verso il leader nordcoreano non è pura finzione, seppure venga ridicolizzata dai media sudcoreani a loro volta non immuni da una propaganda antitetica verso il Nord. Gli abitanti del Nord non hanno possibilità di venire a conoscenza di come sia il mondo all’esterno dei confini, tantomeno di che uomo sia in realtà il loro Leader. Non bisogna dimenticare che il regime coreano è stato ad oggi capace di mobilitare ed influenzare la vita di tutti gli individui coreani, seppur negativamente, in quasi tutti gli aspetti della loro esistenza. La carica ideologica nei confronti degli abitanti è immensa, pertanto anche le capacità dei leader di malleare i nordcoreani lo sono altrettanto.

Come sei arrivato dalla Sardegna a Seul? 

Nel 2010 ho prestato un tirocinio presso l’ambasciata d’Italia a Seul. Questa esperienza mi ha permesso di venire a conoscenza dell’economia e politica coreana. Nel 2011, dopo aver  lavorato alla Camera di Commercio italiana a Pechino, ho ricevuto una borsa di studio da parte del governo coreano che mi ha permesso di ritornare in Corea, imparare la lingua e frequentare un Master di relazioni internazionali alla Yonsei University. Ritengo che la Corea sia un Paese dalle enormi opportunità e grande cultura. Ottime politiche la stanno già proiettando tra i grandi a livello mondiale, purtroppo però la Corea non è ancora a sufficienza presente tra le relazioni politiche ed economiche italiane. La Corea ha già da tempo imboccato la strada che la renderà sempre più presente nel panorama internazionale. A Seul la presenza italiana ha basso profilo ed il mio obiettivo futuro sara’ quello di poter contribuire a creare piu’ “Italia” in Corea.

Foto: AP Photo/David Guttenfelde

Chi è Silvia Biasutti

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