La doppia (e reciproca) pulizia etnica tra Polonia e Ucraina /2

Avvenuta, da parte ucraina, la pulizia etnica in Galizia e Volinia, i polacchi reagirono sostenendo l’Armata Rossa a Leopoli. Reparti partigiani dell’Ak aiutarono i russi contro i tedeschi che furono così costretti a lasciare la città. La polizia segreta sovietica in seguito perseguitò e disperse le formazioni dell’Ak. I partigiani ucraini dell’Upa si trovarono ad avere come nemici in Galizia non più i tedeschi (e i polacchi dell’Ak, a loro volta impegnati contro i nazisti) ma i russi. Il 27 luglio del 1944 Stalin decretò il nuovo confine sovietico-polacco che dava Galizia e Volinia all’Urss e quindi all’Ucraina. Ciò comportò uno dei più grandi movimenti (coatti) di popolazione del Novecento. Nessun comunista polacco reagì, benché la Polonia si vedesse asportata di una significativa fetta di territorio. Gli accordi di “evacuazione” furono firmati il 9 settembre 1944 da Nikita Khrushchov, all’epoca commissario popolare per l’Ucraina, ed Edward Osobka-Morawski, capo del Comitato polacco di liberazione nazionale con sede a Lublino. La politica stalinista (e quindi alleata) delle deportazioni di popoli, trovò il suo suggello.

 

L’85% della minoranza ucraina della Polonia dell’anteguerra abbandonò la Polonia senza spostarsi fisicamente. Settecentomila furono costretti ad andarsene dal nuovo stato polacco e altrettanti, invece, rimasero. Allo stesso modo i polacchi della Galizia furono trasferiti entro i confini della “nuova” Polonia. Per gli ucraini rimasti in Polonia fu il tempo della ritorsione. All’inizio del 1945 lo Stato polacco negò loro il diritto alle terre e furono chiuse le loro scuole. Successivamente i giovani che non si erano registrati per il rimpatrio “volontario” in Ucraina furono arrestati. I cinquemila soldati dell’Upa rimasti nei territori di Cracovia e Chelm reagirono nuovamente con la distruzione di comunità polacche ma la loro lotta ebbe vita breve. Così come quella dell’Ak che non posò le armi ma continuò a combattere contro i sovietici, i polacchi comunisti e gli ucraini invasori. I militanti dell’Upa cercarono di “difendere” la minoranza ucraina della nuova Polonia dalle incarcerazioni arbitrarie, dalle espulsioni, dalle vessazioni, ma il sostegno attivo della popolazione non fu sufficiente.

Nell’aprile 1946 tre divisioni di fanteria del Gruppo operativo Rzeszow rastrellarono i villaggi ucraini che appoggiavano l’Upa, sterminandone la popolazione e deportando i superstiti. Nel 1947 lo Stato Maggiore polacco riteneva risolto il problema ucraino e chiese al Politburo di poter eliminare i “residui”. Si optò invece per una “ricollocazione”, ovvero una deportazione nei Territori Riacquistati della Polonia occidentale che, fino al 1945,erano tedeschi. La pulizia etnica polacca contro gli ucraini aveva un nome: Operazione Wisla. La parola “pulizia” appare anche in alcuni documenti ufficiali. Lo scopo era impedire il risorgere di comunità ucraine in Polonia. Tra gli ufficiali coinvolti c’era un giovane Wojcech Jaruzelski.

Oggi i rapporti tra Ucraina e Polonia sono contraddittori. La società polacca continua a vedere con una certa ostilità gli immigrati ucraini –in crescita negli ultimi vent’anni- mentre nella stanze dei bottoni di Varsavia si è guardato all’Ucraina come a un potenziale “orto di casa”. Prima che la politica di Kiev si rivolgesse nuovamente a Mosca, ha riposto in Varsavia le sue speranze di ingresso nella Nato. L’Europeo di calcio in coabitazione tra Ucraina e Polonia sancisce la vicinanza tra i due Paesi mentre -abbiamo visto- gravi sono le vicende storiche che li hanno divisi. D’altro canto, però, a spingere verso l’atlantismo erano quei partiti nati dalla Rivoluzione arancione che in “Occidente” sono stati dipinti come campioni della democrazia ma che hanno le loro radici storiche nel nazionalismo ucraino dell’Upa, alleato col nazismo. Durante la presidenza Yushenko, il leader arancione per intenderci, Stepan Bandera fu dichiarato eroe nazionale e lo stesso Yushenko ne esaltò l’operato per la lotta all’indipendenza. Bandera era il leader dell’Upa-Oun, responsabile della pulizia etnica ai danni della popolazione polacca.

Nota conclusiva

Nel 2010 c’è stato un giro di poltrone, i presidenti in entrambi i Paesi sono cambiati e con loro sono mutate le diplomazie. E se Kiev è ormai una provincia di Mosca, Varsavia -dopo l’incidente aereo occorso a Kaczynski- ridimensiona le sue ambizioni e si rifugia nell’Unione Europea. Il dramma di questa doppia pulizia etnica non è però dimenticato nei due Paesi, mentre è pressoché ignoto in “Occidente”. Un altro esempio di come nei libri di Storia non si consideri l’Europa centro-orientale parte della comune Storia continentale. Oggi, che l’Unione Europea è una realtà, occorre formare una coscienza europea, ed essa non può che fondarsi su una identità europea. E l’identità è figlia della cultura, la comune cultura d’Europa e della sua storia, cui anche Polonia ed Ucraina appartengono.

Chi è Matteo Zola

Giornalista professionista e professore di lettere, classe 1981, è direttore responsabile del quotidiano online East Journal. Collabora con Osservatorio Balcani e Caucaso e EastWest. E' stato redattore a Narcomafie, mensile di mafia e crimine organizzato internazionale, e ha scritto per numerose riviste e giornali (Nigrizia, Il Tascabile, il Giornale, Il Reportage). Ha realizzato reportage dai Balcani e dal Caucaso, occupandosi di estremismo islamico e conflitti etnici. E' autore di "Congo, maschere per una guerra", Quintadicopertina editore, Genova, 2015; e di "Revolyutsiya - La crisi ucraina da Maidan alla guerra civile" (curatela) Quintadicopertina editore, Genova, 2015.

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10 commenti

  1. ciao matteo,

    interessante la doppia puntata sulla carneficina polacco-ucraina. tirare fuori questo tema ignorato è una cosa positiva e salutare. mi permetto però, di intervenire su qualche punto.

    i rapporti tra i due paesi, più che contraddittori, sono a mio avviso sereni e distesi. kiev e varsavia, dopo il 1991, anno dell’indipendenza ucraina, hanno sviluppato un dialogo molto proficuo. la polonia ha fatto della riappacificazione storica con l’ucraina e dell’edificazione del buon vicinato una delle tre priorità della sua politica estera post-’89, insieme alla ricostruzione dei rapporti con la germania e all’ancoraggio nella comunità euroatlantica. ministri degli esteri quali geremek e bartoszewski hanno speso molte energie, sotto questo punto di vista, raccogliendo grandissimi risultati, nella consapevolezza che la stabilità e la prosperità della polonia passa dalla bontà delle relazioni con i vicini.
    da qui deriva l’impegno a portare – e se non a portare, ad avvicinare – l’ucraina nella nato e nell’ue: sia per coprirsi il fianco, geopoliticamente; sia per migliorare il tenore di vita nelle regioni orientali polacche, le più povere, che da un’ucraina più legata all’ue ne beneficerebbero alla grande.
    c’è poi un altro discorso di cui tenere conto: varsavia vede nella democratizzazione ucraina il tassello per arrivare alla democratizzazione della russia. fermo restando che il processo è lungo, c’è da tenere conto che risolvendo la questione ucraina, la polonia può arrivare alla soluzione della questione russa, vale a dire alla costruzione di un rapporto perlomeno “normale” con mosca (e un po’ si sta davvero normalizzando).
    tornando ai rapporti ucraino-polacchi, è sicuramente vero che yushchenko ha mitizzato bandera, com’è sicuramente vero che da ambo le parti c’è una propria visione della storia, che stride con quella altrui. tuttavia polonia e ucraina, anche in chiave storica, hanno fatto passi da giganti, cercando di trovare dei punti d’incontro. l’esempio più importante, da questo punto di vista, è l’inaugurazione del cimitero “comune” di leopoli, dove giacciono da una parte i polacchi dall’altra gli ucraini, la gente che si scannò lungo il confine tanti anni fa. a battezzare il camposanto sono stati l’ex presidente polacco kwasniewski e l’omologo ucraino, anche lui ex, yushchenko. questo dimostra che, malgrado gli scannamenti e le divisioni del passato, c’è la volontà di costruire un futuro fruttuoso partendo proprio dall’insegnamento, terribile, della storia (un po’ come avviene tra germania e polonia). anche l’organizzazione congiunta degli europei di calcio – che si devono ancora giocare, nel 2012… – lo dimostra: tant’è che il motto prescelto per l’evento è “per un destino comune”.
    le relazioni solide con la polonia hanno influenzato profondamente il modus vivendi dell’ucraina, che anche dopo la vittoria di yanukovich e il riavvicinamento a mosca rimane una nazione bicefala, che persegue sì il riallineamento con la russia, ma cerca di rimanere ancorata anche a ovest (da notare che il primo viaggio all’estero di yanukovich è stato a bruxelles e da notare che yanukovich, contrariamente al passato, è favorevole all’ingresso del paese in europa), forte dei vantaggi che, in questi venti anni, le ha portato la relazione speciale con varsavia. ciao,

    m.

    • Ciao Matteo

      quanto dici mi porta a riflettere, ho sempre guardato l’Ucraina con gli occhi dei polacchi o con quelli degli ucraini emigrati nel nostro Paese. Per lungo tempo ho visto il “male” in Yanukovich e il “bene” in Yushenko. Poi mi sono pentito di quest’ottica manichea ma ancora, è assai probabile, il miopunto di vista non riesce ad essere obiettivo né le mie conoscenze supportano -evidentemente- uno sguardo a tutto tondo. Quando ho capito (ho creduto di capire) che la rivoluzione arancione altro non era che un esercizio di nazionalismo e che il Paese ora forse guarda alla Russia perché “è russo senza saperlo” -come mi disse un amico- ho trovato inutile la mia partigianeria, che voleva una Ucraina atlantica ed europea. Ho trovato sbagliata quella partigianeria, perché interprete solo del sentimento ucraino occidentale. E non sono sicuro che quel sentimento sia maggioritario nel Paese. So bene che dovrei tenermi più a distanza dalle vicende che descrivo ma se ho un’ideale, quello è l’europeismo. L’Ucraina in Europa era una speranza, l’intervento russo a impedirlo, un timore. Poi ho cominciato a pensare che era accecato dalle mie speranze, che non interpretavo bene quanto accadeva (e accade) in Ucraina. Da lì certi studi e questo doppio articolo sulla pulizia etnica. Ma sto divagando.

      Nel tuo affermare che la Polonia voleva un’Ucraina euro-atlantica per pararsi il fianco, non confermi in un certo senso la volontà di fare dell’Ucraina un “orto di casa”, proponendosi come partner diplomatico ed economico pressoché esclusivo?
      Altra domanda. Credi sincere le affermazioni di Yanukovich, che si dice disponibile all’Ucraina in Europa? Io no, per quel che vedo, e vedo una russificazione del Paese tale che l’Europa è solo una parola utile a rabbonire coloro che, questa russificazione, non la vogliono. Insomma, un modo per tenere calmi gli animi visti i fumogeni volati alla Rada qualche tempo fa.
      E credi che le politiche di Gemerek non siano state vanificate dal polaccocentrismo dei gemelli K? Quel loro guardare alla Polonia come leader dei Paesi slavi cattolici. E se la Polonia è leader, l’Ucraina è gregaria. Credo fosse questa la volontà dei gemelli.

      Il mio quadro certo è più confuso del tuo, e quindi è probabilmente errato. Tanto che il cimitero di Leopoli, di cui non ero a conoscenza, parla da sé. E gli europei di calcio, ancora da giocarsi c’est vrai, parlano di “destino comune” mentre io vedo i due Paesi distanti tra loro. Ripeto, è il mio approccio a suggerirmi questo, ma non ritengo il mio approccio del tutto corretto. Ecco perché sono tutt’orecchi: se hai altro da dire, io ho solo da imparare.

  2. ciao matteo, rieccomi. no, non credo che la polonia volesse fare dell’ucraina un orto di casa. la polonia non è così forte per giocare a fare l’egemone. non può permetterselo. quando ha provato a farlo, con i kaczynski, ha perso peso e prestigio a livello europeo e regionale.
    piuttosto, la polonia ha cercato e cerca ancora – è questo il suo principale obiettivo – di sensibilizzare l’ue sulla questione orientale, di cui l’ucraina è uno dei principali nodi. questa sensibilizzazione è sia di ordine storico (il terribile ‘900 dimenticato), sia di natura culturale (l’est ha diritto alla sua dignità e non va considerato come cugino di rango inferiore dell’ovest), sia ovviamente di natura politica (la russia è un partner, ma bisogna cercare di limitarne le pretese e le alzate d’ingegno).
    faccio infine presente che non è la sola polonia a volere l’ucraina in europa – meglio dire “più europea”, vista la situazione interna – ma ci sono anche la repubblica ceca, l’ungheria, la slovenia e soprattutto la slovacchia. c’è una singolare analogia, infatti, tra la posizione di varsavia e quella di bratislava: entrambi i paesi hanno una fascia orientale confinante con l’ucraina e meno sviluppata di quella occidentale. entrambi, vorrebbero una kiev più integrata per favorire l’amalgama tra i rispettivi est e i rispettivi ovest. non è un discorso di egemonia, ma di interesse nazionale e pragmatismo. e questo avviene nonostante la polonia sia notoriamente russoscettica e nonostante la slovacchia sia tradizionalmente filorussa. ciao,

    m.

  3. A Redazione e Matteo.
    Interessante il dibattito e ricco di spunti che ho conosciuto grazie a voi. Ma anchio ne voglio dare uno :
    La rivoluzione Arancione è uno dei frutti della NED/Gene Sharp cioè la dottrina “democrazia da esporto” come quella di Otpor in Serbia, quella dei Garofani In Georgia e da ultima I tulipani in kirgizistan…..In Serbia e Ucraina tutosommato la nostra (dico così in quanto “italiano/colono americano) ‘”ingerenza democratica” ha funzionato senza troppi disastri; ma negli altri due i danni “collaterali” ci sono…eccome
    Vi scrivo perchè anch’io sono molto europeista, ma a volte rimango un po disilluso da come viene fatta la “realpolitica” da parte della Ue, dal fondo monetario/bce; ecc…

    p.s. se ne sapete su questi argomenti accetto approfondimenti

  4. P.P.S. scusate alcuni errori, come i “garofani” invece delle “rose”…..

  5. dopo tanti anni di dittatura socialfascista di mosca, l,ucraina ha sognato con la rivoluzione arancione non solo unfuturo di libertà, ma soprattutto miglioramenti economici.ciò non si è verificato a causa dell,incapacità di yushenko e della timoshenko.yanukovich prima delle elezioni ha promessonotevoli aumenti ai docenti giornalisti,pensionati,operai.con queste promesse è riuscito ad avere non solo il voto dei russofoni ( 18%) ma anche degli ucraini filo occidentali .col 48% yanukovich ha vinto le elezioni, anche se di misura. oggi però(vengo proprio dda un giro in europa ove specie in ucraina ho raccolt o testimonianze per i miei articoli.il nuovo governo sta deludendo tutti.la situazione economica è ancora peggiorata e le promesse non mantenute.molti intellettuali,giornalisti funzionari statali ricevono pressioni ignobili in vista delle prossime elezioni regionali.il clima non è sereno.

  6. Dopo tanti anni di dittatura socialfascista di mosca, l,ucraina ha sognato con la rivoluzione arancione non solo unfuturo di libertà, ma soprattutto miglioramenti economici.ciò non si è verificato a causa dell,incapacità di yushenko e della timoshenko.yanukovich prima delle elezioni ha promessonotevoli aumenti ai docenti giornalisti,pensionati,operai.con queste promesse è riuscito ad avere non solo il voto dei russofoni ( 18%) ma anche degli ucraini filo occidentali; col 48% yanukovich ha vinto le elezioni, anche se di misura. oggi però(vengo proprio da un giro in europa ove specie in ucraina ho raccolto testimonianze per i miei articoli), il nuovo governo sta deludendo tutti.La situazione economica è ancora peggiorata e le promesse non mantenute.Molti intellettuali,giornalisti ,funzionari statali, ricevono pressioni ignobili in vista delle prossime elezioni regionali.Il clima non è sereno.

  7. Reporteres sans frontieres ha retrocesso al 131esimo posto l,Ucraina del governo attuale.Sono tornato da un viaggio in questo Paese e devo affermare con tristezza che la situazione economica è tutt,altroche accettabile;la cosa ancora più grave é il clima di sospetto e paura insinuatosi fra la gente;In allarme anche la chiesa greco-cattolica.danilo sbrana

    • Ianukovich è un dittatore contro il suo popolo.La situazione economica è ancora peggiorata.Nei libri scolastici S è cancellato il Golodomor deviando questa tragedia ad uno spiacevole fatto di carestia:menzogna! La fame fu un ‘arma di distruzione di massa ignobile. Ogni persona viene controllata perfino nelle case:si chiede il numero degli animali da cortile ;si chiede perchè (ad una badante venuta dall’Italia)Ha comprato una piccola utilitaria; ma è vita questa?Siamo arrivati a cancellare verità storiche lapalissiane.Che orrore questo Ianukovich!danilo