Călin Georgescu è stato posto in custodia cautelare per trenta giorni: secondo la procura antimafia avrebbe avuto un ruolo centrale in un sistema che prometteva finanziamenti milionari.
L’ex candidato presidente Călin Georgescu torna al centro della cronaca giudiziaria romena: il 29 settembre la Corte d’Appello di Bucarest ha accolto il ricorso della DIICOT (la procura romena competente per criminalità organizzata e terrorismo) disponendo trenta giorni di custodia cautelare per l’ex candidato di estrema destra alle elezioni presidenziali del novembre 2024 – poi annullate – e per l’imprenditore Ionel Rusen.
Solo pochi giorni prima il Tribunale di Bucarest aveva respinto la richiesta di arresto avanzata dai procuratori, disponendo invece per entrambi il controllo giudiziario, mentre Georgescu non avrebbe potuto lasciare il paese e avrebbe dovuto presentarsi periodicamente alla polizia. La procura aveva tuttavia impugnato la decisione.
Il nuovo fascicolo riguarda una presunta truffa da oltre 1,1 milioni di euro. Secondo gli inquirenti, Georgescu avrebbe fatto parte di un gruppo organizzato che prometteva a imprenditori romeni l’accesso a consistenti linee di credito presso istituti finanziari stranieri, chiedendo in cambio il versamento di garanzie in euro.
Una linea di credito da sei milioni mai arrivata
L’indagine nasce dalla denuncia dell’imprenditore di Buzău Răzvan Leu. Secondo la ricostruzione della procura, nel 2021 Leu avrebbe cercato un finanziamento di circa sei milioni di euro e sarebbe stato messo in contatto con Georgescu, che avrebbe facilitato il contatto con un rappresentante finanziario.
Per ottenere il finanziamento, all’imprenditore sarebbe stato chiesto di depositare una garanzia di circa un milione di euro. Alla prospettiva iniziale di sei milioni si sarebbe poi aggiunta quella di un finanziamento ancora più elevato, fino a quindici milioni, accompagnata dalla richiesta di ulteriori centomila euro. Il credito, secondo Leu, non sarebbe mai arrivato e anche la garanzia sarebbe andata perduta. Da qui la denuncia che ha dato origine all’inchiesta.
La DIICOT sostiene che il presunto sistema fosse operativo almeno dal settembre 2021 e che Georgescu avrebbe coordinato l’attività del gruppo. Si tratta, al momento, della ricostruzione degli inquirenti, che dovrà essere verificata nel corso del procedimento.
Il circuito finanziario e i collegamenti internazionali
Uno degli elementi più complessi dell’inchiesta riguarda il percorso seguito dal denaro. Secondo le informazioni emerse dagli atti citati dalla stampa romena, la garanzia versata da Leu sarebbe transitata attraverso strutture finanziarie estere e parte delle somme sarebbe poi arrivata a soggetti collegati agli altri indagati. Gli inquirenti stanno approfondendo, tra gli altri, anche il ruolo di Migom Bank, istituto che secondo la ricostruzione della procura avrebbe avuto collegamenti indiretti con cittadini russi. Il fascicolo incrocia però anche una storia già emersa in Italia.
Tra gli indagati figura infatti un finanziere italiano collegato a Wealth Bank. Nel maggio 2025 un’inchiesta di IrpiMedia aveva ricostruito le attività in Italia di questa e di altre strutture finanziarie offshore che avrebbero offerto servizi senza le necessarie autorizzazioni della Banca d’Italia.
Wealth Bank risultava formalmente legata all’isola di Mwali, nell’arcipelago delle Comore. Secondo IrpiMedia, la banca centrale delle Comore aveva indicato la società tra le entità che offrivano illegalmente servizi bancari offshore. L’inchiesta giornalistica riportava inoltre diverse testimonianze di clienti italiani che sostenevano di aver perso somme considerevoli dopo essersi affidati a queste strutture. L’attuale procedimento romeno crea quindi un collegamento diretto tra l’inchiesta della DIICOT e un sistema finanziario che era già finito sotto osservazione in Italia.
Anche la figura di un altro degli indagati, Ionel Rusen, collega la vicenda alla nostra penisola. Imprenditore originario di Costanza, Rusen risulterebbe residente a Milano e negli ultimi anni sarebbe stato vicino a Georgescu. Nel 2021 era proprietario del club di rugby ACS Tomitanii Constanța, ma l’anno successivo la stampa sportiva romena raccontò delle difficoltà economiche della società e delle lamentele di alcuni giocatori neozelandesi che sostenevano di non essere stati pagati per mesi. Ma è soprattutto il rapporto con Georgescu ad avere attirato l’attenzione della stampa. Rusen avrebbe avuto un ruolo, infatti, anche nella raccolta di fondi intorno alla campagna presidenziale dell’ex candidato e nel fascicolo attuale la procura lo considera uno dei principali intermediari del presunto schema finanziario.
I documenti dell’Ordine di Malta
Le perquisizioni effettuate nell’abitazione di Georgescu a Mogoșoaia, ad oggi sotto sequestro, hanno poi aggiunto alla vicenda un elemento particolarmente insolito. Gli investigatori avrebbero trovato diversi documenti apparentemente riconducibili all’Ordine di Malta: un tesserino diplomatico, un “passaporto diplomatico” nel quale Georgescu figurerebbe come senatore e un secondo “passaporto di servizio”. I documenti presenterebbero la stessa fotografia e, in alcuni casi, la stessa serie e le stesse date di rilascio e scadenza. L’ambasciatore del Sovrano Ordine di Malta in Romania, Roberto Musneci, ha però dichiarato alla stampa romena che Georgescu non è membro dell’Ordine e che quest’ultimo non rilascia documenti di quel tipo. Lo stesso Ordine di Malta ha in passato segnalato l’esistenza di organizzazioni che utilizzano impropriamente denominazioni come “Ordine di Malta” o “Cavalieri di Malta”, emettendo documenti privi di valore giuridico che imitano passaporti o credenziali diplomatiche.
Il terzo procedimento penale
Il caso rappresenta il terzo procedimento penale che coinvolge Georgescu dopo la sua improvvisa ascesa politica nelle elezioni presidenziali del novembre 2024. In un altro procedimento è accusato di promuovere pubblicamente figure condannate per crimini di guerra e di diffondere idee fasciste e legionarie. Un ulteriore fascicolo riguarda invece le accuse connesse al tentativo di eversione dell’ordine costituzionale seguito alla crisi politica apertasi dopo le presidenziali del 2024. Georgescu ha respinto le accuse in tutti i procedimenti, definendole politicamente motivate.
La sua detenzione arriva così quasi due anni dopo il terremoto politico provocato dalla sua sorprendente affermazione al primo turno delle presidenziali del novembre 2024. Oggi la sua vicenda politica si intreccia sempre più strettamente con quella giudiziaria. Il nuovo fascicolo è però diverso dagli altri: non riguarda direttamente discorsi politici o campagne elettorali, ma una vicenda finanziaria che secondo gli investigatori sarebbe iniziata già nel 2021.
Al centro restano, per ora, le accuse della DIICOT: promesse di finanziamenti milionari, soldi scomparsi, intermediari internazionali e un circuito finanziario che attraversa Romania, Svizzera, Italia e società offshore. Spetterà al procedimento giudiziario stabilire quanto della ricostruzione dei procuratori possa essere provato.
Foto: Digi24
East Journal Quotidiano di politica internazionale
