UNGHERIA: Bruxelles si prepara a riaprire le porte di Erasmus+

Da BRUXELLES  – Molto presto migliaia di giovani ungheresi potrebbero tornare a studiare in tutta Europa grazie ai fondi Erasmus+, con l’obiettivo di superare la cifra record di 38 mila partenze registrata nel 2023. La notizia arrivata mercoledì da Bruxelles è che lo storico programma di mobilità giovanile dell’Unione europea si prepara a riabbracciare Budapest dopo le restrizioni imposte in seguito alle violazioni dello Stato di diritto.

La Commissione ha proposto ufficialmente al Consiglio di revocare le misure di protezione adottate nel 2022 ai sensi del regolamento sulla condizionalità. Oltre alle iniziative finanziate da Erasmus+, l’esecutivo europeo sottolinea come l’eventuale via libera dei rappresentanti degli Stati membri – chiamati a pronunciarsi entro un mese – riaprirebbe al mondo dell’università e della ricerca ungherese anche le porte del programma Horizon Europe.

“L’Ungheria ha compiuto passi importanti per rafforzare lo Stato di diritto e proteggere gli interessi finanziari dell’Unione: questo dimostra che le riforme portano risultati”, ha commentato la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen. Una “bella notizia”, come è stata presentata alla stampa internazionale nel consueto briefing di mezzogiorno a Palazzo Berlaymont. “Le misure proposte riguardano 21 atenei”, cioè un segmento specifico del sistema dell’istruzione superiore ungherese precedentemente colpito dalle restrizioni, ha puntualizzato il portavoce dell’esecutivo, Balázs Ujvári.

Enti filo-orbaniani nel mirino di Bruxelles

Le istituzioni coinvolte sono quelle gestite dalle fondazioni patrimoniali di interesse pubblico, note con l’acronimo ungherese KEKVA. Disciplinate da una legge del 2021, sono enti formalmente privati ai quali lo Stato ha affidato compiti pubblici e trasferito gratuitamente beni, partecipazioni societarie e risorse finanziarie. Nel settore universitario, le KEKVA hanno sostituito lo Stato ungherese nel ruolo di ente gestore: in breve, gli atenei sono rimasti persone giuridiche distinte, ma le fondazioni ne amministrano il patrimonio ed esercitano poteri determinanti sui bilanci, sulle strategie e sull’organizzazione.

La gestione di ogni fondazione è affidata a un consiglio di amministrazione, il kuratórium, composto da un massimo di cinque membri e affiancato da un collegio di sorveglianza, da un revisore contabile e da un controllore patrimoniale. Nel modello originario, tuttavia, i consigli potevano esercitare anche incidere sulla propria futura composizione.

Inoltre, diversi incarichi erano stati assegnati a ministri, parlamentari e personalità vicine al governo di Viktor Orbán, senza riconoscere un ruolo equivalente a docenti e studenti. Sono stati proprio i rischi di conflitto di interessi e l’insufficienza dei controlli sull’impiego delle risorse europee a spingere Bruxelles a vietare, nel 2022, l’assunzione di nuovi impegni finanziari con le KEKVA e con le università da esse amministrate.

Il cambio di approccio paga 

Oltre alle novità relative a Erasmus+ e Horizon Europe, la proposta avanzata dalla Commissione europea prevede anche il ripristino di 4,2 miliardi di euro di finanziamenti della politica di coesione. Si tratta dello sblocco di risorse finora congelate, deciso in risposta al cambio di rotta sullo Stato di diritto impresso dal governo di Péter Magyar. Dopo aver valutato le misure correttive notificate dall’Ungheria nei giorni scorsi e la loro attuazione, l’esecutivo dell’UE ha messo nero su bianco i progressi compiuti da Budapest, ritenendo che “l’Ungheria abbia posto rimedio alle violazioni dello Stato di diritto che incidevano sul bilancio comunitario”.

Il riferimento è a una serie di “debolezze e carenze” rilevate in ambiti quali gli appalti pubblici, il quadro anticorruzione, la prevenzione dei conflitti di interessi e l’efficacia dell’azione penale. A sottolineare il cambio di approccio dell’Ungheria e il “rafforzamento significativo” delle misure è stato anche il Commissario europeo al bilancio, Piotr Serafin: “Grazie agli importanti provvedimenti adottati dal governo del primo ministro Péter Magyar per salvaguardare il denaro dei contribuenti europei, miliardi di euro possono ora tornare a circolare”, ha dichiarato.

Molti fondi restano bloccati

Sullo sfondo rimane ancora irrisolto il nodo degli altri fondi europei destinati all’Ungheria: circa 3,5 miliardi di euro della politica di coesione continuano a essere bloccati a causa del mancato rispetto delle “condizioni abilitanti” previste dal regolamento sulle disposizioni comuni. Di questi, circa 2,7 miliardi dipendono dall’adeguamento alla Carta dei diritti fondamentali dell’UE nei campi della libertà accademica, della tutela delle persone LGBTQIA+ e del diritto d’asilo, mentre ulteriori 800 milioni sono legati alle strategie nazionali contro la povertà e per l’inclusione sociale e della comunità rom.

Queste risorse potranno essere erogate soltanto quando la Commissione riterrà soddisfatti i requisiti specifici, secondo una procedura distinta sia dallo sblocco dei 4,2 miliardi sia dalla riapertura di Erasmus+ e Horizon Europe. Questi ultimi programmi si preparano invece a tornare una presenza concreta nella vita di migliaia di studenti e ricercatori ungheresi.

Foto: Atlatszo

Chi è Simone Matteis

Giornalista professionista, allievo della Scuola "Giorgio Bocca" di Torino. Accreditato presso le istituzioni europee a Bruxelles dal 2026, ha diretto la redazione italiana di Europhonica

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