RUSSIA: Sanzioni UE rinnovate, la scampano due oligarchi

E’ arrivato al fotofinish l’accordo tra i ventisette governi UE per il rinnovo delle sanzioni alla Russia, in scadenza. Ne escono due uomini d’affari, tra i più ricchi della Russia

Le sanzioni individuali a oltre 3.000 persone fisiche e giuridiche russe per l’invasione dell’Ucraina del 2022 sono state rinnovate per tre anni, anziché i soliti sei mesi. In cambio, vengono espunti dalla lista Alisher Usmanov, i cui stabilimenti siderurgici avrebbero rifornito le fabbriche di carri armati russe, e Mikhail Fridman, uno dei banchieri più ricchi della Russia – su insistenza di Francia e Slovacchia per il primo e del Lussemburgo per il secondo. A opporsi fino all’ultimo all’accordo è stato invece il governo della Lettonia.

Chi sono Usmanov e Fridman

Usmanov e Fridman sono due degli oligarchi russi più noti, con un patrimonio netto rispettivamente di 14 e 16 miliardi di dollari secondo la Deutsche Welle. Entrambi sono noti per i loro stretti legami con Vladimir Putin.

Come riporta la BBC, Alisher Usmanov, cittadino russo di origine uzbeka, è a capo del fondo d’investimento USM Holding, che controlla aziende siderurgiche che producono ferro, acciaio e rame, e la società di telecomunicazioni Megafon, tra i principali operatori di telefonia mobile russi. In passato Usmanov ha avuto legami con i club inglesi Arsenal ed Everton. L’UE aveva congelato i suoi beni nel 2022, descrivendolo come “un oligarca filo-Cremlino con legami particolarmente stretti con il presidente russo Vladimir Putin”. Una decisione “ingiusta”, secondo Usmanov, che ha contestato le sanzioni nei tribunali UE.

Mikhail Fridman, cittadino russo-israeliano nato in Ucraina, è il fondatore del fondo d’investimento Alfa Group, con interessi nei settori energetico e bancario, tra cui Alfa Bank, la principale banca commerciale privata russa. Fino al 2022, era nel consiglio d’amministrazione della società di investimenti lussemburghese LetterOne. L’UE lo aveva descritto come uno dei principali finanzieri russi e un sostenitore della cerchia ristretta di Putin. Nel 2022 Fridman aveva chiesto la rapida fine del conflitto con l’Ucraina, pur senza criticare apertamente Putin.

Gli interessi nazionali dietro alla rimozione dei due oligarchi dalla lista delle sanzioni UE

L’accordo al Consiglio UE è arrivato dopo un’inedita proroga di una settimana per permettere ai 27 di superare l’impasse, aggravatosi quando Parigi ha sposato la linea di Bratislava per “interesse nazionale”.

In cambio della rimozione delle sanzioni ad Usmanov, Parigi si aspetta il rilascio di vari cittadini francesi detenuti in Azerbaigian, il cui dittatore Ilham Aliyev già in passato si era esposto a favore di Usmanov, e che da anni ha in atto una faida con la Francia di Macron. “Un ricatto“, secondo vari diplomatici sentiti da Reuters nelle scorse settimane, mentre l’Azerbaigian ha negato tali ricostruzioni come infondate. Intanto, a poche ore dalla decisione del consiglio UE, Aliyev ha graziato il francese Martin Ryan, condannato per “spionaggio” lo scorso marzo.

Il Lussemburgo ha chiesto invece la revoca delle sanzioni contro Fridman poiché il ricco uomo d’affari russo ha citato in giudizio il granducato per quasi 15 miliardi di euro, la metà del suo bilancio annuale.

Nell’aprile 2024 la Corte di Giustizia UE aveva stabilito che mancavano prove sufficienti a dimostrare il sostegno di Fridman e del suo socio russo-lettone Petr Aven alle azioni del Cremlino contro l’Ucraina. La Lettonia aveva impugnato la decisione.

Ed è stata proprio Riga, nel corso del negoziato, ad aver posto il veto sino all’ultimo. “È stata una posizione moralmente corretta e i nostri alleati in Ucraina l’hanno apprezzata”, ha sottolineato il primo ministro Andris Kulbergs, che poi ha spiegato di aver optato per l’astensione costruttiva e di aver disposto sanzioni “nazionali” per i due oligarchi.

In cambio, Kulbergs ha annunciato un accordo con il presidente francese Emmanuel Macron per aumentare la presenza militare francese nel Baltico, specie per quanto riguarda “la difesa aerea”.

Un pericoloso precedente

Reazioni negative sono venute da Kiyv. Una decisione “vergognosa e ingiustificabile”, secondo il ministro degli esteri Andrii Sybiha, per il quale “Mosca sta festeggiando perché ha ottenuto ciò che voleva”. Da New York, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha affermato che si tratta di una decisione “controproducente”, proprio mentre Mosca martella di bombe le città ucraine. “Le guerre non si risolvono con le concessioni all’aggresore”.  Kiyv ha chiesto ai paesi dell’UE di imporre sanzioni “nazionali” ai due oligarchi russi. Dall’altro lato del fronte, il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov aveva accolto con favore la prospettiva, affermando che le sanzioni dell’UE erano illegali e che tutti i russi avrebbero dovuto esserne espunti.

Anche tra i commentatori occidentali non sono mancate le riflessioni critiche. Come scrive il Financial Times, la campagna di Francia e Lussemburgo “ha già minato fatalmente un principio fondamentale del sostegno di Bruxelles all’Ucraina”. Secondo vari diplomatici europei, sentiti dal FT, le ripercussioni saranno di vasta portata.

In primis, la nozione che le sanzioni siano un sacrificio collettivo per il bene dell’Ucraina è stato infranto da Parigi e Lussemburgo. Il rischio è che in futuro nessun paese acconsenta a sanzioni UE che incidano sui propri interessi nazionali. In secondo luogo, l’accordo di Parigi con l’Azerbaigian dimostrerebbe ad altre autocrazie come influenzare la politica estera UE – incarcerando cittadini europei. Infine, una decisione puramente politica – anziché dietro valutazione di un tribunale – potrebbe dare fiato alla narrativa del Cremlino secondo cui le sanzioni europee sono uno strumento senza fondamento giuridico utilizzato per punire i cittadini russi.

“Si crea un pericoloso precedente: esercitando sufficiente pressione su un governo dell’UE, la politica europea nei confronti della Russia diventa negoziabile”, ha affermato al FT Alexander Kirk dell’ONG per i diritti umani Urgewald. «Ci ​​sentiamo tutti profondamente a disagio», ha affermato un secondo ambasciatore dell’UE al FT, «ma si tratta della Francia. Cosa potevamo fare?»

Foto: Alexei Nikolsky/Kremlin/Reuters

Chi è Andrea Zambelli

Andrea Zambelli è uno pseudonimo collettivo usato da vari membri della redazione di East Journal.

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