Bosnia Elezioni
Bosnia Elezioni

BOSNIA: Elezioni, i partiti si sfidano tra carovita, crisi energetica e stagnazione

Il 4 ottobre 2026 la Bosnia Erzegovina andrà alle elezioni, seguendo uno dei processi elettorali più complessi e dispendiosi dal punto di vista organizzativo. Oggi sono più di 700 i candidati in 33 liste elettorali a fronte di un numero stimato di soli 3.4 milioni di elettori.

Il sistema politico più intricato d’Europa

La Bosnia deve il suo attuale assetto politico e istituzionale all’accordo di Dayton, firmato nel 1995. L’accordo ha riorganizzato il Paese come uno stato composto da due entità: la Federazione di Bosnia ed Erzegovina, divisa al suo interno in 10 cantoni, ciascuno dotato di un’assemblea e di un governo, e la Republika Srpska, unitaria. Ciascuna entità ha un proprio parlamento, governo e presidente. Al di sopra delle entità, a livello statale, vi sono la Presidenza tripartita, il Consiglio dei ministri e un Parlamento, la cui camera alta rappresenta le tre etnie o “popoli costituenti”, ciascuna con potere di veto.

Il 4 ottobre ogni cittadino dovrà votare in un sistema molto intricato e assolutamente complesso da gestire per un Paese tutto sommato piccolo come la Bosnia. Si voterà per il rinnovo della Presidenza statale, delle assemblee legislative a ogni livello delle entità, nonché per l’elezione del Presidente della Republika Srpska.

Da quest’anno verranno introdotte nuove modalità di voto ai seggi, che includono verifiche biometriche e scanner dedicati per le schede elettorali. L’intento è quello di evitare irregolarità e favorire uno svolgimento più trasparente delle elezioni. Nel 2022, infatti, i risultati ufficiali vennero annunciati dalla Commissione Elettorale Centrale (CIK) con grande ritardo rispetto alla chiusura dei seggi, a causa di difficoltà tecniche, riconteggi in alcune municipalità e casi di irregolarità.

Quali sono i partiti in campo?

La politica bosniaca dal dopoguerra è dominata dai partiti nazionalisti etnici. Tra i bosgnacchi il riferimento storico è il Partito di Azione Democratica (SDA), guidato da Bakir Izetbegović, figlio di Alija Izetbegović, primo presidente della Bosnia indipendente. I croato-bosniaci fanno invece riferimento all’Unione Democratica Croata (HDZ BiH) di Dragan Čović, legata all’HDZ croato di Andrej Plenković. Nella Republika Srpska dominano i nazionalisti serbi dell’Alleanza dei Socialdemocratici Indipendenti (SNSD) di Milorad Dodik, sfidato dall’altrettanto nazionalista Partito Democratico Serbo (SDS).

A sfidare la divisione etnica si collocano due partiti che si rifanno alla tradizione socialista jugoslava, il Partito Socialdemocratico Bosniaco (SDP BiH) di Denis Bećirović e il Fronte Democratico (DF) di Željko Komšić, nonché il nuovo partito social-liberale Naša stranka, fondato dall’intelligentsija sarajevese per superare il dominio dei partiti nazionalisti e oggi guidato da Sabina Ćudić.

Dal 2022, nella Federazione, SDP e Naša stranka si sono alleati con i conservatori di Popolo e Giustizia (NiP), partito nato nel 2018 da una scissione dell’SDA e guidato da Elmedin Konaković, ex campione di basket e primo ministro del Cantone di Sarajevo, ora ministro degli Affari Esteri. Tale “troika” è riuscita a rimpiazzare lo SDA al governo statale nel quadriennio uscente, ma rischia ora di tornare all’opposizione.

La corsa alla Presidenza

Per il seggio bosgnacco alla Presidenza, l’uscente Denis Bećirović dell’SDP, sostenuto dalla troika, punta al secondo mandato, sfidato da Bakir Izetbegović per lo SDA. Terzo candidato è Semir Efendić, oggi alla guida del Partito per la Bosnia ed Erzegovina (SBiH).

Il seggio croato sarà una sfida a due tra Darijana Filipović, candidata dell’HDZ BiH e sostenuta dal primo ministro croato Plenković, e Slaven Kovačević, del DF, consigliere dell’uscente Željko Komšić. Corre anche l’indipendente Zdenko Lučić.

Per il seggio serbo, l’SNSD riconferma Željka Cvijanović, mentre l’opposizione si presenta frammentata tra Nebojša Vukanović e Marinko Božović.

La Republika Srpska al voto nel post-Dodik

Nella Republika Srpska, oltre all’Assemblea nazionale, gli elettori dovranno eleggere un nuovo presidente. A ricoprire la carica oggi è Siniša Karan del SNSD, dopo la condanna e l’interdizione dalle cariche pubbliche dell’ex presidente ultranazionalista e separatista Milorad Dodik nel 2025, e le elezioni suppletive dello scorso novembre.

Karan non è stato ricandidato dal SNSD, che ha invece puntato su Savo Minić, ora primo ministro. A sfidarlo è Branko Blanuša del SDS, che già nel novembre 2025 si era candidato alla presidenza della RS contro Karan e l’SNSD, ottenendo il 48%. Blanuša è riuscito a ottenere il sostegno degli altri partiti di opposizione dopo una serrata trattativa a ridosso dell’estate.

La Bosnia va al voto nella disillusione dei suoi cittadini

Mentre la campagna elettorale entra nelle sue fasi più critiche, con toni accesi e lanci di accuse tra i vari candidati e partiti, tra gli elettori i problemi legati alla vita di tutti i giorni diventano sempre più asfissianti: costo della vita e rincari sui beni di prima necessità, costi dell’energia e del carburante raddoppiati a causa della guerra tra Stati Uniti e Iran e del protrarsi della guerra in Ucraina.

Da anni la politica bosniaca vive una perenne situazione di stagnazione dovuta ai veti incrociati dei partiti nazionalisti sulle riforme chiave del Paese, come quella sulle proprietà dello Stato. Il tutto è aggravato dal boicottaggio delle istituzioni statali da parte dei leader della Republika Srpska. Ciò determina in maniera netta lo stallo del processo di adesione all’Unione europea della Bosnia, Paese candidato dal 2022, che finora non è riuscito a portare a termine nessuna delle riforme necessarie per aprire i capitoli negoziali e procedere verso l’ingresso nell’UE.

La tornata del 4 ottobre sarà un banco di prova, in primis, dello stato d’animo di un elettorato che nel 2022 aveva fatto registrare un’affluenza del 51,5%, anche a causa dei registri elettorali mai aggiornati.

Foto: N1

Chi è Alessandro Cinciripini

Leggi anche

museo

BOSNIA: A Sarajevo nasce Ars Aevi, il museo che c’era (ma non c’era)

Sarajevo avvia la costruzione di Ars Aevi, museo nato durante l’assedio, simbolo di memoria, arte e cooperazione internazionale, ma anche delle fragilità culturali bosniache irrisolte