Nelle ultime settimane ha partecipato al primo summit tra i paesi dell’Asia centrale e la Corea del Sud. Mentre il 12 e 13 settembre si è recato in India per partecipare al summit dei BRICS e per approfondire le relazioni con Nuova Dheli.
Perché alla Corea del Sud interessa l’Asia centrale
Il 15 settembre Seoul ha ospitato per la prima volta i cinque capi di stato delle repubbliche centro asiatiche. I paesi dell’Asia centrale si stanno sempre più affermando come un blocco regionale unico noto come C5+, e sono alla ricerca di investimenti, tecnologia per la transizione energetica e di una diversificazione delle partnership strategiche al di là di quelle che già hanno con Mosca e Pechino. Anche Seoul dal canto suo ha intenzione di diversificare le proprie relazioni economiche, troppo dipendenti da Washington e da Pechino. L’Asia centrale può offrire alla Corea del Sud minerali strategici ed energia, alternative nonché una maggiore diversificazione della catena di approvvigionamento. La Corea, in cambio, può fornire tecnologia, capitali e competenze industriali. Già nel 2024 il governo sudcoreano aveva lanciato nella regione la K-Silk Road Initiative. L’obiettivo è approfondirne gli investimenti, che già avevano raggiunto oltre 6 miliardi di dollari, anche per consentire ai paesi centro asiatici di acquisire le competenze necessarie per lo sviluppo di poli industriali nazionali, e non essere più solo degli esportatori di materie prime. In modo particolare con il presidente del Kazakhstan Tokayev, il Presidente coreano ha annunciato la firma di un accordo commerciale per oltre 16 miliardi di dollari, oltre ad un accordo per l’importazione di 18 milioni di barili di petrolio per mitigare gli effetti della crisi medio orientale.
Storicamente la Corea del Sud ha dei legami molto stretti con l’Asia centrale. Nel 1937 Josif Stalin ha deportato nella regione quasi duecento mila coreani accusati di essere filogiapponesi. Questo ha favorito col tempo l’emergere di una grande comunità di persone con origine coreane. Quando poi il regime sovietico crollò, Seoul ha visto nel finanziare centri culturali e linguistici un vero e proprio strumento di soft power, tanto che è emerso il termine “Koryo-Saram Diplomacy”. Koryo-Saram è il nome delle popolazioni di etnia coreana che vivono nei paesi dell’ex URSS, e che parlano il Koryo-mar, una variante linguistica del coreano (molto diversa dalla lingua che si parla in Corea), ormai in via di estinzione, e parlata proprio da queste popolazioni.
Poche novità al summit dei BRICS, la presenza di Tokayev è una di queste
Nello stesso periodo Tokayev si è poi recato in India dove si è svolto un Summit dei BRICS. Un blocco di paesi fondato da Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa che si riunì per la prima volta nel 2009 e che da allora si è notevolmente esteso e oggi ne fanno parte anche Egitto, Etiopia, Emirati Arabi Uniti, Iran e Indonesia. Rappresentano circa metà della popolazione mondiale e il 40% del PIL globale.
A questo Summit ha partecipato anche il Kazakhstan, pur non facendo parte del blocco, con l’obiettivo di approfondire le relazioni soprattutto con Etiopia, India ed Emirati Arabi Uniti. In modo particolare il presidente indiano Narendra Modi ha discusso con Tokayev della prospettiva di un accordo di libero scambio tra India e l’Unione Economica Euroasiatica la cui presidenza per il 2026 spetta proprio al Kazakhstan. Per il resto il Kazakhstan vede nei BRICS solo uno dei tanti strumenti di diversificazione economica e in questo differisce dal senso che invece ne danno la Russia e la Cina. Se inizialmente il gruppo era soltanto economico, con il tempo che le ambizioni si sono fatte maggiori tanto da diventare anche una possibile alternativa politica all’Occidente e al sistema globale ideato dagli Stati Uniti. Sul come però ci sono grandi differenze. Per Mosca e Pechino i BRICS dovrebbero un giorno rimpiazzare l’Occidente, mentre altri, come India, Egitto o Emirati Arabi Uniti, mantengono legami molto stretti con Washington e con l’Unione Europea. Il Kazakhstan non fa parte dei BRICS, ma si posiziona più in questo secondo gruppo dimostrando di non avere alcuna intenzione di minare le proprie relazioni con l’Occidente.
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