KOSOVO: L’ex presidente Thaçi condannato a 25 anni per crimini di guerra

Hashim Thaçi, Jakup Krasniqi, Rexhep Selimi e Kadri Veseli, i quattro esponenti dell’Esercito di Liberazione del Kosovo (UÇK) sotto processo all’Aja, sono stati condannati per crimini di guerra. Pene di 25 anni per l’ex presidente del Kosovo e per Krasniqi, 18 per Veseli e 13 per Selimi.

La sentenza delle Kosovo Specialist Chambers, con sede all’Aja, è arrivata nella giornata del 16 settembre, quasi sei anni dopo l’arresto degli imputati. Il giudice ha accettato solo in parte le richieste dell’accusa, la quale a febbraio scorso aveva chiesto per Thaçi ben 45 anni di reclusione. Per gli avvocati della difesa gli imputati erano invece da assolvere. A fare la differenza tra le richieste e la pena inflitta è stata soprattutto l’esclusione del reato di crimini contro l’umanità poiché, come si legge nella sentenza, “l’accusa non è riuscita a dimostrare che tale attacco su vasta scala contro la popolazione civile sia stato effettivamente perpetrato”.

I quattro leader sono invece stati ritenuti responsabili di almeno 385 arresti illegali, torture fisiche e psicologiche e 96 omicidi, venendo condannati per crimini di guerra Le vittime erano membri e rappresentanti di altre forze politiche o militari, individui associati alle autorità della Repubblica Federale di Jugoslavia e membri di minoranze etniche, tra cui serbi e rom. Al termine della sentenza gli avvocati della difesa hanno annunciato che sarà presentato il ricorso in Appello ed hanno definito la sentenza come una “farsa della giustizia”.

Le reazioni a caldo

Già nelle prime ore del mattino gli avvocati degli imputati e diverse figure istituzionali kosovare, tra cui il ministro degli Esteri del Kosovo Glauk Konjufca, si erano pronunciate a favore dell’assoluzione totale dei quattro imputati. Secondo il loro punto di vista, l’UÇK ha agito a scopo difensivo e portando avanti una “guerra pulita” a protezione dei civili albanesi, sottoposti alla violenza del regime di Slobodan Milošević.

Centinaia i cittadini che hanno assistito al pronunciamento della sentenza in piazza, sia a Pristina che davanti la sede della Corte. Dopo l’annuncio della sentenza, all’Aja si sono subito registrate tensioni tra i manifestanti albanesi e la polizia olandese, che ha dovuto utilizzare gli idranti per disperdere la folla. Tensioni anche a Pristina, dove un gruppo di manifestanti si è radunato davanti ai cancelli della Missione dell’Unione europea di EULEX.

Vista l’entità della sentenza è molto probabile che manifestazioni di protesta saranno organizzate anche nei prossimi giorni, sia in Olanda che in Kosovo. Tra gli organizzatori ci sono l’associazione dei veterani e varie piattaforme civiche riconducibili al Partito Democratico del Kosovo (PDK), il partito fondato da Thaçi e Veseli. Una manifestazione di questo tipo si era già tenuta a Pristina a febbraio dopo la richiesta della pena da parte della Procura, e poi nuovamente sabato 12 settembre in vista del verdetto.

Le ripercussioni

Le ripercussioni che questa sentenza avrà sulla politica in Kosovo le capiremo solo nelle prossime settimane, ma certamente saranno giorni molto importanti per il paese. Il presidente della Repubblica non è stato ancora eletto e sul quarto governo presieduto da Albin Kurti, approvato da una Assemblea senza le opposizioni, pesa il ricorso alla Corte Costituzionale presentato proprio dal PDK. Un momento cruciale, dunque, per il Kosovo, tra tensioni per la sentenza e stallo istituzionale.

Foto: Radio Free Europe

Chi è Andrea Mercurio

Ho 26 anni, sono laureato in Scienze Politiche, amo scrivere in ogni modo e in ogni forma. Sono appassionato di Storia e Attualità, da qualche anno mi sono interessato in particolare ai Balcani.

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