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ROMANIA: La protesta degli agricoltori e l’estrema destra, convergenze parallele?

La protesta di contadini e allevatori di martedì 15 settembre in Piața Victoriei a Bucarest, davanti la sede del governo romeno, è nata come mobilitazione spontanea contro la difficile situazione del settore agricolo e zootecnico, ma nel corso della giornata si è trasformata in una manifestazione segnata da ripetuti scontri tra gruppi di partecipanti e forze dell’ordine, uso di gas lacrimogeni, decine di feriti e pesanti ripercussioni sulla circolazione nella capitale.

La mobilitazione, organizzata soprattutto attraverso i social network e non autorizzata dalle autorità, non è stata promossa da nessuna delle principali organizzazioni rappresentative del settore agricolo o alimentare ed è stata descritta dai partecipanti come un’iniziativa nata direttamente tra gli allevatori e aperta anche ad altre categorie. Già alla vigilia della manifestazione la Gendarmeria di Bucarest aveva annunciato un dispositivo speciale di sicurezza, con squadre speciali, controlli personali e dei bagagli lungo gli accessi alla piazza e verifiche anche agli ingressi della città. Alcuni allevatori avevano annunciato, infatti, di essere arrivati a Bucarest con l’intenzione di restare per più giorni, anche una settimana se necessario, sostenendo che molte aziende fossero ormai vicine al collasso economico.

Allevatori nelle peste

Il malcontento degli allevatori è legato alla proroga del divieto di esportazione di ovini vivi fino al 31 dicembre, decisione adottata dalla Commissione europea a causa dei focolai di peste dei piccoli ruminanti e di vaiolo ovino e caprino sparsi su gran parte del territorio nazionale. A giugno, l’Autorità nazionale sanitaria veterinaria e per la sicurezza alimentare (ANSVSA) aveva annunciato un piano di emergenza basato su screening, controlli rigorosi e una eventuale vaccinazione strategica, con l’obiettivo di poter chiedere alla Commissione europea la regionalizzazione delle restrizioni. La Federazione nazionale degli allevatori di ovini Romovis aveva inoltre inviato al governo una lista in sedici punti in cui si chiedeva anche la limitazione dell’abbattimento degli animali alle situazioni strettamente necessarie e la garanzia di indennizzi adeguati per gli allevatori.  Il rischio di diffusione delle malattie che hanno portato al divieto delle esportazioni si è rivelato elevato, mentre la capacità di intervento delle autorità è risultata limitata. Ad agosto sono stati segnalati, infatti, nuovi focolai di vaiolo ovino e caprino che, anche se circoscritti solo ad alcuni distretti, hanno portato la Commissione a una nuova notifica di divieto di esportazione con proroga fino alla fine dell’anno.

Il malcontento degli agricoltori

Al malcontento degli allevatori si è aggiunto quello degli agricoltori e dei produttori alimentari, colpiti sia dalla siccità estrema e prolungata che dalla diminuzione dei prezzi di vendita di cereali e latte a fronte di costi di produzione rimasti molto elevati, in particolare quelli di carburante e fertilizzanti.  Agli agricoltori era stato promesso un risarcimento di 100 euro per ettaro per le colture agricole colpite dalla siccità e ai quali saranno invece concessi soltanto 100 lei (circa 20 euro) per ettaro, una somma massima che peraltro non sarà corrisposta a tutti; un importo irrisorio che non copre praticamente nulla dei danni subiti.

Le proteste

La situazione in Piața Victoriei, tuttavia, ha progressivamente assunto un carattere diverso. Con l’aumento dei partecipanti sono cresciute anche le tensioni con le forze dell’ordine. Alcuni gruppi hanno superato o cercato di forzare i cordoni della Gendarmeria, occupando le carreggiate e bloccando il traffico in diverse aree intorno alla piazza. Sono stati segnalati lanci di bottiglie, bastoni e pietre contro gli agenti, mentre le forze dell’ordine hanno risposto avanzando per respingere i gruppi più aggressivi e facendo ricorso più volte ai gas lacrimogeni. Gli incidenti non si sono limitati a un singolo episodio, ma si sono ripetuti più volte nel corso della giornata, mentre diversi gruppi di manifestanti si spostavano nelle strade circostanti, interrompendo il traffico in numerose arterie stradali, compresa la zona di Șoseaua Kiseleff e del Pasajul Victoriei. Secondo il bilancio comunicato dalla Gendarmeria e riportato dalla stampa romena, 24 persone, tra cui 8 gendarmi, hanno avuto bisogno di assistenza medica e sono state trasportate in ambulanza al al Pronto soccorso dell’Ospedale clinico d’urgenza di Bucarest.

In piazza anche l’estrema destra

Anche la composizione della piazza è apparsa più ampia rispetto al solo mondo agricolo. HotNews ha segnalato che la mobilitazione è stata promossa anche da sostenitori dell’ex candidato presidenziale Călin Georgescu – accusato di aver finanziato la propria campagna elettorale con fondi russi – e che durante la manifestazione sono stati scanditi slogan di natura politica: uno fra tutti, il famoso “turul doi inapoi!” (“Rivogliamo il secondo turno”, in riferimento all’esclusione di Georgescu dalle elezioni presidenziali). Nello stesso giorno il partito ultranazionalista AUR aveva inoltre organizzato una giornata a porte aperte nella propria sede di Bucarest, situata proprio nelle vicinanze di Piața Victoriei; alcuni esponenti del partito hanno infatti poi preso parte alla manifestazione di piazza.

Mettere sotto pressione il governo

La sovrapposizione tra protesta agricola, presenza di sostenitori di movimenti politici e successivi episodi di violenza ha comunque alimentato il dibattito sulla possibile strumentalizzazione della mobilitazione e sul progressivo allontanamento di parte della piazza dalle rivendicazioni originarie degli allevatori. L’esecutivo ha condannato gli episodi di violenza e ha fatto appello alla calma e alla cessazione degli scontri mentre il presidente Nicușor Dan è intervenuto duramente, criticando soprattutto i tentativi di esponenti politici di esasperare artificialmente la tensione sociale e di trasformare una protesta nata da problemi reali in uno scontro di piazza, richiamando la necessità di tornare al dialogo.

Il partito AUR ha invece chiesto alla Gendarmeria chiarimenti sull’impiego dei gas lacrimogeni e ha accusato il governo di non aver instaurato un sufficiente confronto diretto con gli allevatori. Anche il leader del partito social-democratico PSD, Sorin Grindeanu, ha sollecitato Bolojan a confrontarsi direttamente con i manifestanti, sostenendo che una risposta puramente formale alle loro richieste non fosse sufficiente per disinnescare la tensione.  AUR e PSD finiscono ancora una volta per ritrovarsi dalla stessa parte nel mettere sotto pressione il governo: una sintonia che, anche in questa occasione, appare difficile da ignorare. E così, mentre in piazza agricoltori e allevatori chiedono risposte concrete, sullo sfondo prende forma un legame politico sempre più singolare, abbastanza distante da poter essere negato, ma abbastanza evidente da risultare, ogni volta, sorprendentemente utile a entrambi.

 

Foto: Profimedia Images

Chi è Giusi Sipala

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