SERBIA: Verso le elezioni parlamentari del 25 ottobre

Dopo quasi due anni di proteste antigovernative guidate dagli studenti in seguito alla tragedia di Novi Sad, Vučić aveva indicato il 18 o il 25 ottobre come possibili date delle elezioni parlamentari anticipate. Il 9 settembre il presidente ha confermato la seconda delle due date. Alle votazioni si candiderà per la prima volta la lista civica promossa dal movimento studentesco.

Si va ad elezioni anticipate

Dopo il crollo della pensilina della stazione dei treni di Novi Sad, che nel novembre 2024 ha causato la morte di 16 persone, è cresciuta la tensione tra l’esecutivo e la società civile, la quale da tempo chiede un’inchiesta trasparente per far luce sulle responsabilità dell’incidente. La protesta si è presto trasformata in una più ampia mobilitazione contro il governo guidata dal movimento studentesco, che ha premuto per l’indizione di nuove elezioni.

A giugno di quest’anno, Vučić ha dichiarato che avrebbe lasciato la presidenza entro poche settimane. L’11 settembre, ha poi annunciato che presenterà le dimissioni il 25 o 26 settembre per condurre poi la campagna da “comune cittadino”. Il suo mandato scade nella primavera del 2027 e Vučić aveva in precedenza ipotizzato presidenziali anticipate tra dicembre 2026 e febbraio 2027. Se le dimissioni annunciate saranno formalizzate, tuttavia, la Costituzione impone che le elezioni presidenziali si tengano entro tre mesi dalla cessazione del mandato, quindi entro fine anno. Vučić non potrà comunque ricandidarsi, avendo già ricoperto due mandati.

In agosto, il presidente ha poi indicato il 18 o il 25 ottobre 2026 come possibili date del voto parlamentare, precisando che quella definitiva sarebbe stata stabilita successivamente. Il 7 settembre il governo del primo ministro Đuro Macut, sostenuto dallo stesso partito di Vučić, il Partito Progressista Serbo (SNS), ha chiesto lo scioglimento del Parlamento, necessario per poter indire le elezioni. Il presidente ha accolto la richiesta il 9 settembre, fissando definitivamente la data delle nuove elezioni per il 25 ottobre.

La lista “Aleksandar Vučić – Serbia Unita” 

Da una parte c’è il solido sistema di potere costruito intorno a Vučić, che riveste ruoli di influenza ininterrottamente dal 2012: prima come vice premier, poi, dal 2014 al 2017, come premier e, da allora, come presidente, rieletto nel 2022 per il secondo mandato. Alle ultime elezioni parlamentari del dicembre 2023, la lista “Aleksandar Vučić – La Serbia Non Deve Fermarsi” conquistò ben 129 deputati sui 250 dell’Assemblea nazionale.

Alle prossime elezioni invece Vučić sarà candidato premier con la lista “Aleksandar Vučić – Serbia Unita”, sostenuta dal SNS e dal Partito radicale serbo (SRS) guidato da Vojislav Šešelj, condannato nel 2018 per crimini contro l’umanità, oltre che da due partiti minori. Correranno invece con una lista autonoma gli storici alleati del Partito socialista serbo (SPS), guidato da Ivica Dačić: pur presentandosi separatamente, sono intenti a confermare l’attuale alleanza di governo con l’SNS.

La lista degli studenti

Dall’altra parte ci sono gli studenti. Dopo la tragedia di Novi Sad, la mobilitazione studentesca ha progressivamente assunto una dimensione nazionale, radicandosi capillarmente sul territorio. Oggi conta oltre 80 plenum e una presenza particolarmente forte nelle sei principali città universitarie del paese, ma non solo: a estendere il raggio d’azione del movimento ha contribuito l’iniziativa “Uno studente in ogni villaggio”. Nonostante gli sforzi degli studenti per rendersi visibili dentro e fuori dai social network, dove primeggiano, lo spazio televisivo rimane del presidente in carica, che è intervenuto in diretta ben 64 volte solo nei primi 18 giorni di agosto.

Secondo quanto dichiarato a inizio settembre dagli studenti Anđela Prodanović e Marko Đenadić, la lista di 250 candidati, che correranno per i 250 seggi dell’Assemblea Nazionale, è pronta da mesi ed è rimasta segreta in attesa della data ufficiale delle elezioni. Il giorno stesso in cui sono state indette le elezioni è stato registrato il Gruppo di Cittadini (Grupa građana) denominato “Lista studenti – Gli studenti vincono” che dovranno presentare la lista definitiva alla Commissione Elettorale una volta ottenute almeno 10.000 firme autenticate e non oltre 20 giorni prima del voto. Il 10 settembre a Novi Sad, gli studenti hanno ufficializzato l’inizio della campagna elettorale e presentato pubblicamente sette candidati.

Gli altri partiti di opposizione

Gli studenti presenteranno una propria lista autonoma, senza formare alcuna coalizione con i partiti dell’opposizione. Prodanović e Đenadić hanno però incoraggiato la possibilità di collaborare con gli altri partiti sul controllo della correttezza delle elezioni e per dislocare osservatori ai seggi. Tuttavia, se dopo le elezioni l’SNS perdesse la maggioranza, il tema delle alleanze tornerebbe inevitabilmente sul tavolo.

Tramontata dunque l’ipotesi di un fronte unico, spiega Stefano Giantin, giornalista di stanza a Belgrado, su Il NordEst, l’opposizione si presenterà frammentata. Sul fronte europeista ci sono due distinte coalizioni: la prima, formata da SSP, SRCE e Movimento Solidarnost, punta a superare il 50% dei consensi in combinazione con i voti che otterranno gli studenti; la seconda vede invece alleati Narodni pokret Srbije (NPS), NLS ed Ekološki ustanak. A destra, i monarchici e il Novi DSS si presenteranno sotto l’insegna comune di “Destra autentica”.

Scelgono invece la via del sostegno esterno alla lista studentesca le altre forze d’opposizione, molto eterogenee fra loro, tra cui il Partito Democratico (DS), Kreni-Promeni (Parti e Cambia), Zeleno-Levi Front (Fronte Verdi-Sinistra), PSG (Movimento dei Liberi Cittadini), i socialdemocratici di Boris Tadić e la formazione di ultradestra Dveri, che hanno chiesto ai propri sostenitori di votare gli studenti.

L’arrocco di Vučić

Secondo l’analista dell’ISPI Giorgio Fruscione, la strategia di Vučić assomiglierebbe a una sorta di “arrocco” negli scacchi: lasciare la presidenza della Repubblica, come annunciato, per assumere la guida del governo, preservando così il controllo politico sul Paese. Inoltre, al presidente in carica conviene anticipare le elezioni, non solo per soddisfare le richieste dei manifestanti, ma anche per (tentare) di consolidare il proprio potere in vista dell’imminente Expo 2027.

Foto: Stefan Kostić, Unsplash

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