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RUSSIA: Breve guida alle elezioni parlamentari

Tra il 18 e il 20 settembre si terranno in Russia le elezioni parlamentari. La Duma verrà rinnovata per la prima volta dall’inizio dell’invasione dell’Ucraina, dalla morte di Naval’nyj, dal tentato colpo di stato della compagnia Wagner.

Inutili, scontate, noiose. Le elezioni russe dell’ultimo decennio sono sempre state bistrattate da stampa e media in quanto sinonimo di illegalità e conservazione del sistema vigente. E non è errato: cercare di interpretare il voto alle urne come un esercizio di democrazia è inutile. Ma la campagna elettorale rivela sempre – almeno in parte – lo stato del paese. Ecco dunque una breve guida alle elezioni parlamentari.

Orsi polari, orche e il calo di consensi di Russia Unita

Russia Unita, il partito del presidente Vladimir Putin, al potere dall’anno della sua creazione nel 2001, è in calo di consensi. Nonostante l’impossibilità di certificare e quantificare il grado di consenso di Putin e del suo partito tramite i sondaggi, sono in molti a indicare una flessione delle percentuali. I motivi della contrazione sono facilmente intuibili: gli attacchi lanciati dalle forze armate ucraine nel territorio della Federazione; il caro prezzi e le lunghe code per i rifornimenti; una più generale e diffusa angoscia per un futuro sempre più incerto. L’impegno in prima persona dello stesso Putin sembra suggerire la volontà di invertire il trend negativo.

Negli ultimi mesi, infatti, il presidente ha presenziato a svariati comizi ed eventi tenutisi nella parte orientale del paese. Una strategia utile, all’apparenza, che si è però rivelata controproducente. Putin non è un oratore formidabile, né un politico particolarmente carismatico. La sua rinnovata presenza mediatica ha più volte dimostrato quanto il pater patriae sia distante dalla realtà e dai problemi dei cittadini. Emblema di questa disconnessione è forse l’aneddoto circa le orche e gli orsi polari. Parlando ad un convegno di insegnanti, Putin si è dilungato in uno strambo – nonché scientificamente inaccurato – aneddoto. “Riuscite a immaginare? Ci sono orche assassine che vivono qui vicino [parlando a proposito dell’Artico] e mangiano questi orsi come fossero pesciolini. Attaccano in branco e li fanno a pezzi. È tutto molto interessante. Sì, sì, questa è la catena alimentare. Bisogna spiegarlo anche ai bambini, affinché capiscano il mondo in cui viviamo e il motivo per cui stiamo conducendo un’operazione militare speciale.”

Oltre al fatto che non esistano evidenze di orche assassine che si nutrono di orsi polari, non si capisce bene chi dovrebbe rispecchiare i russi all’interno di questa improbabile parabola. Gli orsi che vengono minacciati dalle orche? Le orche che sono naturalmente più forti degli orsi? Fatto sta che le uscite di Putin sembrano non aver riscosso particolare successo.

D’altronde, l’intera campagna elettorale si sta svolgendo completamente in sordina. I partiti stanno raggiungendo i minimi storici in quanto a spese elettorali e i dibattiti sulla televisione federale sono iniziati soltanto il 31 agosto. La strategia – secondo quanto riportato da parecchi media – è quella di far passare le elezioni sotto silenzio, nell’impossibilità di mobilitare gli elettori senza conseguenze avverse.

La rimozione di Jabloko

L’unico avvenimento degno di nota di questa campagna è stata la rimozione del partito Yabloko dalle liste elettorali. Un vero e proprio cortocircuito politico-repressivo consumatosi nel mese di agosto. Jabloko, partito storico dell’opposizione russa, è stato cancellato dalle schede sulla base di una denuncia del piccolo partito nazionalista Rodina. L’esposto (dietro, malcelati, ci sono i legali del Cremlino) accusa il partito liberale di svariati piccoli illeciti (questioni di copyright, avvenimenti risalenti ad una decina di anni fa). Su questa base il Cremlino ha deciso formalmente di bandire Jabloko dalla competizione elettorale.

La realtà è che il partito era diventato un punto di convergenza per tutto il frammentato panorama dell’opposizione, che aveva individuato nel partito “della mela” una flebile e disperata possibilità di cambiamento. Una convergenza evidente soprattutto nel volume di interazioni e ricerche web e social – nell’impossibilità di avere un vero e proprio dibattito pubblico – che il solo nome del partito ha generato.

È proprio in questi termini che si è consumato il cortocircuito di cui sopra: né il Cremlino né Jabloko traggono vantaggio da questa rimozione. I tecnocrati di Mosca dietro ai meccanismi elettorali sanno che l’esclusione dell’unico partito di opposizione significa privarsi di una possibile dimostrazione del fatto che le elezioni sono tutto sommato “libere”: con tutta probabilità, il Cremlino si sarebbe accontentato di escludere i candidati più in vista (di Jabloko come del Partito Comunista) e avrebbe poi assegnato al partito un innocuo 3-5%.

D’altro canto, nemmeno i dirigenti di Jabloko si aspettavano questa impennata e tutto lascia credere che partecipassero alle elezioni con la certezza di non poterle vincere – ma di poter contare sul rinnovamento della licenza partitica per gli anni a venire. Ora la formazione politica andrà certamente incontro ad una liquidazione.

Dissenso, repressione, mobilitazione

La rimozione di Jabloko e di altre personalità con un buon seguito, soprattutto social – come il comunista Nikolai Bondarenko, molto attivo su Youtube – su cui si è concentrata l’attenzione dei media dimostrano che nel paese esiste una fetta di popolazione pronta a spendersi per candidati d’opposizione. Una massa capace di mobilitarsi rapidamente, in favore di personaggi che sono spesso sconosciuti ai più: è stato il caso del comunista Pavel Grudinin nel 2018 (bersaglio della stampa governativa), della piattaforma di “voto intelligente” di Naval’nyj, del candidato presidenziale Boris Nadezhdin nel 2024. E non si tratta di un settore della popolazione necessariamente contrario alla guerra, quanto più di persone stanche degli effetti che la guerra produce in patria (questione carburanti, droni, interruzioni di internet).

Infine, in questo contesto si inserisce anche l’opposizione all’estero, divisa tra chi ancora crede nella possibilità di influenzare il voto (fazione capitanata da ciò che rimane della Fondazione Anticorruzione di Yulia Navalnaya) e chi è rassegnato all’impossibilità di agire (gruppi come il Free Russia Forum di Garry Kasparov). Qualsiasi siano gli schieramenti intorno alla questione elettorale, rimane evidente una cosa: dopo quattro anni dall’inizio della guerra su larga scala, dissapori e divisioni fanno da padroni e un metodo vagamente efficacie non è mai stato implementato. Anzi, gli unici endorsment pervenuti dal mondo dell’emigrazione in questi anni si sono rivelati spesso più pericolosi e dannosi per le persone sostenute che non vantaggiosi.

Chi è Davide Cavallini

Laureato in Storia. Cuore diviso tra la provincia est di Milano e l'Est Europa. Appassionato di movimenti giovanili, politiche migratorie e ambientali, si occupa principalmente di Romania, Moldavia e Russia.

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