L’istituzione di un pantheon degli eroi nazionali ucraini è solo l’ultimo tassello di un processo di nazionalizzazione della memoria in atto da tempo al fine di costruire una nuova identità nazionale che però, paradossalmente, finisce per essere speculare al revisionismo storico putiniano…
Il presidente Volodymyr Zelensky ha firmato una legge che istituisce un nuovo Pantheon nazionale per commemorare gli eroi della storia ucraina. Sebbene non sia ancora noto quali personaggi vi saranno celebrati, la Polonia ha espresso preoccupazione per il fatto che tra loro possano figurare leader nazionalisti associati ai massacri di polacchi durante la Seconda guerra mondiale. Il governo polacco ha avvertito Kiev che “avrà un enorme problema” nel processo di integrazione nell’Unione Europea se celebrerà personaggi legati a quel passato di massacri e pulizia etnica. Zelens’kyj ha tuttavia ribadito che “solo gli ucraini decideranno chi è un eroe per noi”.
Una lunga crisi
Non si tratta di un fulmine a ciel sereno, l’istituzione del Pantheon è avvenuta sullo sfondo di una crisi diplomatica innescata a maggio dalla decisione di Zelens’kyj di intitolare un’unità militare combattente agli “Eroi dell’Esercito Insurrezionale Ucraino (UPA)”. Una decisione condannata anche dal Parlamento europeo, che ha espresso rammarico per la “recente escalation inutile e immotivata” da parte del presidente ucraino.
Com’è noto, l’UPA fu l’ala militare dell’Organizzazione dei nazionalisti ucraina (OUN) e si rese responsabile di eccidi e massacri che culminarono in una vera e propria pulizia etnica ai danni di polacchi ed ebrei nelle regioni della Galizia e della Volinia, rivendicate sia dai nazionalisti ucraini, sia dai patrioti polacchi dell’Armia Krajova, il principale movimento di resistenza della Polonia occupata. Tra il 1943 e il 1945 i nazionalisti ucraini si macchiarono di orrende stragi verso donne e bambini, i cui resti presentavano segni di torture e sevizie, tra cui lo stupro e lo smembramento, causando fino a centomila morti. Un ricordo che la memorialistica ufficiale polacca – non esente da vittimismo – non ha mai cessato di coltivare, considerando quell’episodio un genocidio, e che ancora oggi agisce come detonatore di sentimenti ostili verso gli ucraini. Ecco perché il governo polacco – guidato dall’europeista e moderato Donald Tusk – ha infine revocato a Zelens’kyj l’Ordine dell’Aquila Bianca, la più alta onorificenza del Paese.
I polacchi non vogliono Bandera
Tuttavia, l’entrata in vigore della legge dà inizio soltanto ora al processo di costruzione del Pantheon vero e proprio — dove saranno sepolte le spoglie di coloro che verranno scelti come eroi nazionali — e per il momento non è noto chi sarà incluso. Il viceministro degli Esteri polacco, Marcin Bosacki, ha però messo in guardia dal rendere omaggio a personaggi associati ai massacri della Volinia come Stepan Bandera, cui in Ucraina sono ormai intitolate piazze e viali. Stepan Bandera è il più controverso personaggio del movimento di liberazione ucraino, che si trovò dapprima a collaborare strettamente con i nazisti (almeno fino al 1941) che poi lo internarono a Sachsenhausen fino al 1944 quando lo liberarono con l’ordine di contribuire alla lotta contro l’Unione Sovietica, godendo nel dopoguerra della protezione alleata finché un sicario del KGB lo uccise nel 1959. Fu il presidente “arancione” Viktor Yushchenko a ristabilire, nel 2010, la figura di Bandera cui fu conferito il titolo di “Eroe dell’Ucraina“. Da allora, ogni primo gennaio, si tiene a Kiev una parata ufficiale per celebrarne il compleanno. Prima della guerra, la figura di Bandera era tutt’altro che unificante, ma con l’occupazione russa delle regioni orientali e meridionali a maggioranza russofona, il processo di nazionalizzazione della memoria ucraina sembra ormai inarrestabile.
Una nuova identità nazionale ucraina
In Ucraina è in corso da anni un’ampia revisione del passato in chiave nazionalista. Un processo iniziato con la Rivoluzione arancione e che ha ripreso vigore dopo la “Rivoluzione della Dignità” del 2014. Il punto non è tanto l’utilizzo di miti e simboli in tempo di guerra, quanto il lungo processo di riduzione della storia nazionale a un solo elemento identitario, marginalizzando le “altre identità” del Paese con l’effetto di sradicare le plurime identità dell’Ucraina contemporanea. L’occupazione russa delle regioni ucraine, in cui erano fortemente presenti altre componenti etno-culturali, ha paradossalmente consentito di consolidare il processo di nazionalizzazione della Storia ucraina rendendo assai complessa un’eventuale futura reintegrazione nello spazio civile ucraino di quei territori e di quelle genti. Possiamo dire di essere di fronte alla morte di quel nazionalismo civico, interetnico e plurale, che aveva caratterizzato le proteste di Maidan nel 2014, e di trovarci all’interno di una nuova identità nazionale ucraina che però rischia di fondarsi su una falsificazione del tutto speculare al revisionismo storico putiniano.
East Journal Quotidiano di politica internazionale
