Nel 2024, si scopre oggi, la Finlandia ha rinnovato l’accordo di cooperazione militare con Israele per dieci anni. Un commercio di armi che vale centinaia di milioni l’anno.
L’emittente pubblica finlandese Yle ha rivelato che nel 2024 il ministero della difesa ha segretamente esteso fino al 2034 il memorandum di cooperazione sulla difesa con Israele, stipulato nel 2013, includendo ricerca e sviluppo e acquisto di attrezzature.
Altri dieci anni con te
Come nota Yle, “al momento della firma del memorandum, decine di migliaia di civili erano già stati uccisi nell’ultima guerra a Gaza e Israele si trovava ad affrontare crescenti accuse di genocidio“.
L’accordo con Israele era stato originariamente sottoscritto nel 2013 e stava per scadere, quando a inizio 2024 la Finlandia ha proposto di estenderlo per 10 anni, anziché cinque come in precedenza. Il rinnovo non ha attirato attenzione al tempo, poiché il ministero non lo ha reso pubblico.
Il memorandum istituisce inoltre un gruppo di coordinamento finlandese-israeliano che si riunisce almeno una volta all’anno, come canale formale di contatto tra i funzionari dell’industria della difesa, delle cui attività si sa ben poco.
Il Ministro della Difesa Antti Häkkänen (NCP) lo ha descritto come un accordo di routine tra paesi impegnati nel commercio di armi, sottolineando che la Finlandia ha documenti di cooperazione simili con circa 40 paesi, e che la Finlandia aveva già aquistato armi da Israele.
La Finlandia, porta della NATO per le armi israeliane
Se gli acquisti di armi israeliane in Finlandia erano marginali solo qualche anno fa, ora ammontano a centinaia di milioni l’anno. Si inizia nel 2018 con i missili antinave Gabriel, per 162 milioni di euro. Quindi, nel 2022, Rafael fornisce missili anticarro Spike per 213 milioni di euro. Infine, nel 2023, poco prima dell’inizio della guerra di Gaza, il precedente governo di centrosinistra guidato da Sanna Marin decide di acquistare il sistema di difesa aerea israeliano David’s Sling per 316 milioni di euro. Ad oggi sono una ventina i progetti di difesa congiunti tra Israele e Finlandia.
A maggio 2026 Helsinki ha ospitato un seminario sull’industria della difesa finlandese-israeliana, dove decine di aziende militari dei due paesi hanno stabilito contatti ed esplorato potenziali collaborazioni.
Il media israeliano Ynet ha riportato il messaggio che la Finlandia intende approfondire la cooperazione con Israele, con il titolo: “Nonostante il boicottaggio dell’Eurovision, la Finlandia ospita un’imponente delegazione dell’industria della difesa israeliana”. Secondo il giornale, sono in corso una ventina di progetti comuni tra l’esercito finlandese e l’industria della difesa israeliana. Un funzionario del Ministero della Difesa israeliano ha dichiarato al Jerusalem Post che “la Finlandia ci apre le porte della NATO e del più ampio mercato europeo”.
Ma l’opinione pubblica resta contraria
Allo stesso tempo, la maggioranza dell’opinione pubblica finlandesi è a favore di interrompere il commercio di armi con Israele. Nel 2024 l’iniziativa civica Laki Särmään (“In punta di legge”) aveva chiesto al governo finlandese di tenere in considerazione i diritti umani e il diritto umanitario nell’acquisto di armi.
Lanciata nell’ottobre 2024, entro aprile 2025 aveva raccolto le 50.000 firme necessarie per forzare un dibattito in parlamento. Dopo un anno di dibattito in commissione, il 24 aprile 2026 il Parlamento finlandese ha infine rigettato la richiesta, con 142 voti contro 20. Secondo i legislatori, le necessità di difesa devono rimane il criterio primario per gli acquisti di armamenti.
Un paese dipendente dall’industria militare israeliana
Kari Paasonen, analista dell’Istituto di Ricerca per la Pace di Tampere, ricorda che la posizione pubblica della Finlandia è sempre stata quella di non voler approfondire la cooperazione in materia di materiale bellico con Israele a causa della guerra di Gaza, ma il rinnovo del memorandum d’intesa suggerisce il contrario.
E anche se non ci fossero nuovi acquisti di armi, gli accordi precedenti implicano che Helsinki rimarrà un cliente israeliano, poiché i sistemi già acquisiti necessiteranno di manutenzione , pezzi di ricambio, e aggiornamenti software. “In pratica, la Finlandia dipende dall’industria della difesa israeliana“, conclude Paasonen.
E intanto Helsinki taglia i fondi ai rifugiati palestinesi
La Finlandia, che è entrata nella NATO nel 2023, condivide 1.340 chilometri di confine con la Russia ed è considerato il fianco settentrionale fondamentale dell’Alleanza. Helsinki afferma di sostenere la soluzione a due Stati in Israele/Palestina ma, a differenza delle vicine Svezia e Norvegia, non ha ancora riconosciuto uno Stato palestinese.
Nei giorni scorsi, Helsinki ha anche annunciato che non avrebbe rinnovato l’accordo pluriennale di finanziamento con l’Agenzia delle Nazioni Unite per il Soccorso e l’Occupazione dei Rifugiati Palestinesi nel Vicino Oriente (UNRWA), in scadenza. L’accordo, firmato nel marzo 2023, impegnava la Finlandia a fornire 20 milioni di euro all’UNRWA, in continuità con il periodo 2019-2022, in cui aveva fornito 5 milioni di euro all’anno.
La decisione pone fine ai finanziamenti diretti finlandesi alla principale agenzia ONU che dal 1949 gestisce scuole, ospedali e altri servizi fondamentali per i rifugiati palestinesi. Il governo finlandese ha affermato che continuerà a contribuire attraverso altre agenzie come il Programma Alimentare Mondiale.
Il ministro degli esteri israeliano Gideon Sa’ar ha salutato la decisione del governo di Helsinki, affermando che fosse “positivo vedere più Paesi riconoscere l’innegabile verità” riguardo alle accuse contro i dipendenti dell’UNRWA.
Da anni il governo israeliano è impegnato in una campagna di discredito volta a far chiudere la storica agenzia ONU, fino ad occupare e demolirne illegalmente la sede a Gerusalemme est.
Il caso finlandese è ancora un esempio di come le relazioni commerciali nell’industria della difesa creino dipendenze volte a rafforzare l’influenza politica di Israele nella politica internazionale, come riconosciuto dallo stesso governo israeliano nel caso degli accordi con la Grecia.
Foto: YLE (Silja Viitala / Yle, Ronen Zvulun / EPA, Amir Cohen / Reuters, Patria, kuvakollaasi: Otso Ritonummi / Yle)
East Journal Quotidiano di politica internazionale
