L’Armenia farà domanda di adesione all’UE “a breve” e indirà in seguito un referendum. Lo ha annunciato in Parlamento il premier Nikol Pashinyan lunedì 24 agosto. Un altro passo verso un mutamento geopolitico nel Caucaso meridionale.
La tabella di marcia
La tabella di marcia delineata da Pashinyan – appena riconfermato alle elezioni del 7 giugno scorso – prevede una specifica sequenza. In primis, l’invio della domanda di adesione all’UE. Quindi l’attesa dell’opinione della Commissione europea – un processo che potrebbe prendere dai tre ai dodici mesi. Di seguito, Pashinyan si riserva di discutere con l’UE i passi necessari per i negoziati di adesione, e solo allora indire un referendum nazionale sull’adesione all’UE. Rimandando il referendum ai prossimi anni, Pashinyan conta di prendere tempo anche in vista delle dinamiche che intercorrono tra Europa e Russia nel contesto dell’invasione dell’Ucraina.
Ad oggi l’Armenia è membro di varie organizzazioni internazionali post-sovietiche sotto egida della Russia, come l’Unione Economica Euroasiatica (UEE) e l’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (CSTO). A seguito della sconfitta militare in Nagorno Karabakh da parte dell’Azerbaigian nel 2020, contro cui la Russia non ha portato alcun sostegno, Yerevan si è progressivamente allontanata dal Cremlino, cercando una propria strada.
Il contesto geopolitico dell’Armenia resta estremamente delicato, con le frontiere ancora chiuse con Turchia e Azerbaigian, e la progressiva autocratizzazione del regime georgiano – da cui l’Armenia dipende per logistica ed energia. L’unica altra frontiera aperta, quella con l’Iran, resta instabile per via del conflitto lanciato da USA e Israele contro Tehran. In un tale vicinato, il governo di Pashinyan deve muoversi con i piedi di piombo nella sua progressiva marcia verso l’Europa.
Le pressioni di Mosca per un referendum
Pashinyan ha fatto riferimento nel suo discorso anche agli “appelli dei partner dell’Unione Economica Eurasiatica”. Lo scorso maggio, proprio mentre si teneve a Yerevan un vertice UE-Armenia e l’incontro annuale della Comunità Politica Europea, in una dichiarazione congiunta i quattro capi di stato avevano esortato l’Armenia a indire al più presto un referendum per scegliere se restare nell’Unione Economica Euroasiatica o entrare nell’UE – facendo eco a simili dichiarazioni di Putin. Ancora a inizio agosto, il viceministro degli esteri russo Mikhail Galuzin aveva affermato che l’Armenia avrebbe dovuto annunciare il referendum entro la fine dell’anno.
Pashinyan aveva bollato tale richiesta come prematura. In ritorsione, a partire da Aprile la Russia ha alzato la pressione tramite sanzioni commerciali che hanno colpito l’export agroalimentare armeno verso la Russia, causando turbolenze economiche. La Russia ha anche minacciato di tagliare le forniture di gas, Putin ha lasciato presagire uno “scenario ucraino”. Azioni in chiaro contrasto con i principi di libera circolazione all’interno della stessa Unione euroasiatica, come Pashinyan non ha mancato di sottolineare in Parlamento.
L’economia armena dipende ancora dall’energia e dalle infrastrutture russe ma, con un’altra mossa a sorpresa, lunedì Pashinyan ha chiesto a Mosca di rinunciare al monopolio sulle ferrovie armene, previsto fino al 2038, affinché Yerevan possa integrare la propria rete ferroviaria nelle reti internazionali, con il Kazakistan o gli Emirati Arabi Uniti come possibili investitori.
Le reazioni del Cremlino
Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha reagito alle storiche dichiarazioni di Pashinyan annunciando che l’allineamento dell’Armenia agli standard dell’UE potrebbe innescare “profonde contraddizioni commerciali che danneggeranno principalmente l’Armenia”. Per quanto riguarda la CSTO, “se Yerevan non ha più bisogno di essere membro di un’organizzazione così importante per la sicurezza regionale, è libera di decidere di uscirne“, ha affermato Peskov. Riguardo all’adesione all’UE, “raccomando sempre di tenere a mente l’esperienza della Turchia e di molti altri Paesi, le cui domande di adesione sono state presentate decenni fa, eppure si trovano ancora oggi nella stessa situazione”, ha concluso Peskov.
La lunga marcia verso l’Unione europea
Senza troppa fanfara, l’Armenia ha approfondito le relazioni con l’UE nell’ultimo lustro. L’accordo di partenariato UE-Armenia (CEPA), firmato nel 2017 in vigore dal 2021, e la Legge sull’avvio del processo di adesione all’UE, del marzo 2025, provvedono la base legale.
Gli impegni del governo armeno sono dettagliati poi in una agenda strategica di partenariato, con riforme su democrazia, stato di diritto, sviluppo economico e sicurezza. La nuova agenda strategica, siglata nel dicembre 2025, stabilisce ambiziose priorità sulla connettività infrastrutturale (trasporti ed energia) e la liberalizzazione dei visti Schengen. A sostegno dell’attuazione dell’agenda strategica, la Commissione europea ha messo sul piatto 270 milioni di euro in fondi e prestiti entro il 2027 tramite il Piano di resilienza e crescita.
Come scriveva a giugno VoxEurop, “il rapporto dell’Armenia con l’Europa viene spesso descritto come un punto di svolta, ma ciò che sta realmente accadendo è più lento, più tecnico e forse più duraturo: l’europeizzazione attraverso standard tecnici, infrastrutture, mobilità e riforme.”
L’UE si è posta anche come facilitatrice delle relazioni con l’Azerbaigian in vista del raggiungimento di un accordo di pace e la riapertura delle frontiere. Dal 2022, una Missione UE in Armenia monitora il confine con l’Azerbaigian. E lo scorso aprile, il Consiglio UE ha dato il via libera ad una nuova missione civile UE in Armenia, volta a rafforzare la resilienza democratica dell’Armenia, affrontare le minacce ibride, e contrastare la disinformazione, gli attacchi informatici e i flussi finanziari illeciti. “L’Armenia è più vicina all’UE che mai“, ha affermato martedì il portavoce della Commissione europea Markus Lammert.
Foto: Civilnet.am
East Journal Quotidiano di politica internazionale
