Le elezioni legislative del 23 agosto 2026 in Kazakhstan hanno visto la schiacciante vittoria del nuovo partito governativo Adilet. Il risultato rafforza al potere il presidente Kassym-Jomart Tokayev.
Guidato dall’ex capo gabinetto del Presidente Aibek Dadebay, ed erede dei precedenti partiti governativi Nur Otan e Amanat, Adilet ha raccolto il 71% dei suffragi. Agli altri partiti sono rimaste le briciole: il 6% per Auyl, il 5% ciascuno per socialdemocratici, Respublica e Aq Jol. Avrebbero votato il 74% dei 12,6 milioni di elettori.
Gli osservatori elettorali dell’OSCE/ODIHR hanno affermato è mancata una chiara opposizione politica, con “tutti i partiti in lizza che sostengono le politiche del presidente in carica“. Il voto si è tenuto inoltre in un contesto di crescente repressione della stampa.
Si tratta delle prime elezioni per il 145 deputati alla nuova assemblea legislativa monocamerale, il Kurultai, a seguito della riforma costituzionale voluta da Tokayev e approvata tramite referendum a marzo. A differenza del passato, non sono state accettati candidati indipendenti.
Tokayev, 73 anni, ex funzionario sovietico e diplomatico kazako che ha lavorato in precedenza alle Nazioni Unite, guida dal 2019 la più grande economia dell’Asia centrale, mantenendo cordiali relazioni con l’Occidente, la Russia e la Cina. La Corte Costituzionale ha stabilito il mese scorso che, grazie alla nuova Costituzione, Tokayev potrà ricandidarsi per un nuovo mandato presidenziale nel 2029 – come già avvenuto in altre repubbliche centroasiatiche.
Il Kazakhstan affronta una difficile congiuntura economica, con l’inflazione oltre il 10% e aumenti delle tasse che hanno alimentato il malcontento. Le autorità vogliono scongiurare la ripetizione degli scontri del gennaio 2022 durante le proteste contro l’aumento dei prezzi della benzina, che videro 238 persone uccise negli scontri con la polizia.
Foto: Ufficio Presidenziale del Kazakistan
East Journal Quotidiano di politica internazionale
