Il cambiamento climatico ferma le centrali atomiche sul Danubio

Le temperature estreme e la siccità record dell’estate 2026 hanno avuto risvolti sul settore energetico in Europa centrale e oltre, dimostrando l’impatto del cambiamento climatico anche sulla disponibilità dell’energia atomica.

Secondo i dati del servizio satellitare UE Copernicus, nel mese di luglio due terzi del Danubio hanno registrato portate al livello più basso degli ultimi 34 anni. Una secca da record che, oltre alla navigazione, ha colpito il settore energetico in tutta l’Europa centrale.

Romania

Alla vigilia di ferragosto, la Romania ha spento l’ultimo reattore di Cernavodă, la centrale nucleare da 706 megawatt che fornisce il 20% dell’elettricità al paese. Il motivo: la siccità record che ha prosciugato il Danubio, tanto da non garantire i volumi idrici necessari il raffreddamento del reattore. Il governo ha  dichiarato lo stato di emergenza energetica per tutto il mese di agosto e ha chiesto ad aziende e famiglie di ridurre i consumi nelle ore di punta. Le case automobilistiche Dacia e Ford hanno sospeso la produzione industriale fino al 19 agosto.

La chiusura del reattore ha creato problemi anche per la Moldavia, che dipende per il 60% del suo fabbisogno dall’energia rumena. “Dovremmo prepararci a un peggioramento della situazione, comprese interruzioni di corrente”, ha dichiarato a Radio Chișinău l’esperto energetico moldavo Sergiu Tofilat.

A inizio agosto, le forze navali rumene avevano effettuato un’esplosione controllata per reindirizzare l’acqua dal Danubio, colpito dalla siccità all’ultimo reattore nucleare funzionante del paese. L’operazione ha richiesto 180 kg di esplosivo, secondo quanto riportato dal quotidiano Adevărul, per spostare un grosso masso che ostruiva il flusso d’acqua, con un’esplosione che ha generato una colonna d’acqua verso il cielo.

La misura straordinaria ha sottolineato la portata della crisi in Europa, dove il caldo e la siccità hanno abbassato i livelli dei fiumi e sollevato preoccupazioni in merito all’approvvigionamento idrico, al trasporto fluviale e alla produzione di energia. Ma anche questa misura non è servita a scongiurare la chiusura della centrale.

Ungheria 

L’Ungheria ha evitato per un soffio la stessa sorte. La centrale nucleare di Paks, ha spento tre reattori su quattro da fine luglio, lasciando in funzione una turbina da 240 megawatt. Anche in questo caso, la colpa è della secca del Danubio.

Il governo ungherese ha incentivato la riduzione temporanea dei consumi, abbassando la domanda di 700 megawatt. Ad esempio, la casa farmaceutica Richter ha annunciato il taglio di oltre la metà dei consumi ad agosto.

In previsione di un ulteriore peggioramento, il premier Péter Magyar aveva annunciato la costruzione di una diga sommersa, con l’affondamento di due chiatte di 80 metri per indirizzare il flusso d’acqua verso la centrale nucleare.

La centrale di Paks fornisce fino a metà dell’elettricità usata nel paese e la sua capacità è stata raddoppiata nello scorso decennio con tecnologie russe. 

Nella vicina Serbia, i livelli minimi record del Danubio hanno costretto la principale centrale idroelettrica del paese a operare solo al 20% della sua capacità.

Francia

La siccità record ha colpito il settore energetico anche in Francia, dove il 70% dell’elettricità deriva dal nucleare. In totale, 13 dei 57 reattori nel paese sono stati disattivati, con un calo di oltre il 20% della capacità produttiva, secondo i calcoli di AFP basati sui dati di Électricité de France (EDF).

EDF è stata costretta a spegnere tre reattori della sua centrale nucleare di Gravelines, nel nord della Francia, all’inizio di agosto a causa di un massiccio afflusso di meduse, che ha attivato le misure preventive automatiche. Questo è il secondo anno di fila in cui uno sciame di meduse ferma l’impianto.

Anche in Svizzera la centrale nucleare di Beznau è stata disattivata a causa delle alte temperature del fiume.

Qual è il problema e quale impatto economico ha

Gli impianti nucleari convertono in elettricità solo un terzo del calore generato in un reattore nucleare, mentre il resto viene rilasciato nell’ambiente tramite un sistema di raffreddamento, principalmente nei fiumi o nel mare. Tuttavia, quando i fiumi sono in secca, le loro acque si riscaldano troppo velocemente, andando oltre ai limiti di legge a tutela della vita acquatica. Gli operatori energetici devono quindi ridurre o sospendere la produzione.

La banca olandese Triodos ha affermato che il caldo estremo e le sue conseguenze potrebbero annullare gran parte della crescita economica prevista per l’UE (attorno all’1% nel 2026), con una perdita economica di circa 207,7 miliardi di dollari.

Foto: Andreea Alexandru / AP

Chi è Andrea Zambelli

Andrea Zambelli è uno pseudonimo collettivo usato da vari membri della redazione di East Journal.

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