Storia
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500 anni dopo Mohacs: cosa resta dell’Ungheria ottomana?

Nell’anniversario del trauma originario della storia magiara, riscopriamo le tracce della dominazione turca sul paese danubiano.

Di Elena Esposto e Enrico Brutti

Il 29 agosto 1526, in una piana paludosa nei pressi di Mohacs (circa 200 chilometri a sud di Budapest), l’esercito di Solimano il Magnifico distrusse quello ungherese, ponendo fine ad un regno durato oltre cinque secoli. La battaglia segnò l’inizio della grande competizione tra Asburgo e Ottomani in Europa centrale, mentre i magiari dovettero attendere fino al 1867 prima di riapparire sulle carte geografiche, in tandem con l’Austria. Una consolazione parziale che non riuscì a compensare lo shock della sconfitta, presente ancora oggi nell’immaginario collettivo.

Cause ed effetti di una catastrofe

La crisi dell’Ungheria iniziò nel 1490 con la morte senza eredi di Mattia Corvino, ultimo grande sovrano di un regno che si estendeva dall’alto Adriatico ai Carpazi orientali, e che guidava un potente esercito in grado di contenere la spinta espansionistica ottomana. Il XVI secolo si aprì così all’insegna dell’instabilità, con la debole monarchia degli Jagelloni alla ricerca di una sponda matrimoniale negli Asburgo, e una nobiltà locale ostile, coalizzata intorno alla figura di Giovanni Zapolya. Nel giro di pochi anni la situazione precipitò: la riforma luterana e l’alleanza franco-pontificia distolsero Carlo V dal teatro orientale; nel 1521 i Turchi conquistarono Belgrado e puntarono decisi verso Nord. Il destino dell’Ungheria a quel punto era segnato.

Dopo Mohacs i brandelli del vecchio regno divennero campo di battaglia tra Ferdinando d’Asburgo, fratello di Carlo, e Giovanni Zapolya, sostenuto da Solimano. Una lunga stagione di guerre civili e un trattato (quello di Gran Varadino) però non bastarono a risolvere la contesa. Nel 1541 quindi il sultano decise intervenire direttamente. Il 29 agosto, di nuovo, i turchi occuparono Buda e imposero la tripartizione dell’Ungheria. Le terre occidentali furono accorpate al Sacro Romano Impero, quelle centrali furono annesse dalla Sublime Porta, mentre a oriente la Transilvania divenne un principato autonomo retto dagli Zapolya, ma di fatto vassallo degli Ottomani.

Tracce tangibili

La dominazione turca non ebbe solo effetti politici ed economici sui territori conquistati, ma la convivenza forzata con gli occupanti influì sulla cultura ungherese lasciando tracce resistenti al passare del tempo. Alcune sono invisibili a un occhio non allenato, come i prestiti linguistici, le influenze culinarie o alcuni toponimi, altre sono talmente evidenti da non richiamare quasi più l’attenzione.

Tra queste ultime ci sono senza dubbio i lasciti architettonici. Se è vero che gli Ottomani tendevano a utilizzare strutture già presenti sul territorio, le cronache antiche hanno registrato i cambiamenti del paesaggio urbano che lasciavano stupiti viandanti e pellegrini.

In una stampa del XVII secolo, tra i bassi edifici tipici dell’Ungheria medievale, si stagliano cupole e minareti, alcuni dei quali sopravvivono ancora oggi a Érd, appena fuori Budapest, a Eger, a Szigetvár e perfino a Estergom, sede dell’Arcivescovato cattolico e del Primate d’Ungheria.

Il minareto più noto e meglio conservato è quello della moschea Jakováli Hasszán a Pécs, nell’Ungheria meridionale, poco distante da Mohács. Sempre a Pécs famosissima è la moschea di Gazi Kassim, poi convertita a luogo di culto cristiano e oggi Chiesa della Candelora della Beata Vergine Maria, sede della parrocchia del centro città.
Aggirandosi per la piazza principale, dove la chiesa-moschea troneggia, a uno sguardo attento non sfuggirà l’ironia: la cupola con la mezzaluna islamica sopra la quale è stata aggiunta una croce si erge proprio di fronte alla statua di János Hunyadi, padre di Mattia Corvino, rimasto nella storia per il suo zelo nel combattere i turchi.

Altre tracce architettoniche della presenza ottomana si celano in diversi stabilimenti termali, soprattutto nella capitale. Cupole e finestre ad arco ogivale sono all’ordine del giorno, così come le piscine ottagonali. Splendida è quella dei Bagni Rudás, a Budapest, dove si è mantenuta la tradizionale divisione tra uomini e donne per l’accesso al bagno turco. Furono infatti proprio gli Ottomani a recuperare l’utilizzo, introdotto già in epoca romana, delle acque termali di cui il Paese è ricco e a costruire alcuni tra gli stabilimenti più belli che sono giunti fino a noi.

Commistioni culinarie

Le campagne militari che portarono alla battaglia di Mohács e alla presa di Vienna avevano già da tempo iniziato a colpire l’Alföld, la grande piana orientale, spazzandone via la fitta rete di piccoli villaggi e introducendo profondi cambiamenti nell’organizzazione territoriale e agricola.
Le aree boschive della regione vennero fortemente ridotte a favore della coltivazione di cereali e del pascolo del bestiame, in particolare dei bovini di razza ungherese, molto redditizi sui mercati europei.

Gli occupanti intervennero anche sulla produzione vinicola; inizialmente concentrata nella regione storica di Szeremség (oggi Serbia e Croazia) venne introdotta non solo nell’Alföld, ma anche nella parte più settentrionale del Paese. Con un po’ di cautela potremmo dire, senza paura di allontanarci troppo dalla verità, che siano stati gli  Ottomani a dare il via alla produzione di Tokaj, oggi uno dei prodotti ungheresi più conosciuti al mondo.

Il controllo delle terre agricole comportò grandi novità anche nell’alimentazione. Alcuni degli elementi base dell’attuale cucina tradizionale ungherese, tra cui il riso, la carne trita, la tarhonya (un tipo particolare di pasta che ricorda la fregola sarda) e la paprika, vennero introdotti durante l’occupazione. Dagli ottomani gli ungheresi appresero anche la tecnica del ripieno alla base dei tradizionalissimi töltott kaposzta (involtini di verza, riso e carne).

L’occupazione ottomana dell’Ungheria giunse al termine alla fine del XVII secolo, quando gli Asburgo presero il controllo del territorio. L’invasore orientale lasciava il posto a quello occidentale, foriero di tempi altrettanto dispotici e turbolenti. Il trauma di Mohács è stato il primo di molti altri soprusi storici subiti dall’Ungheria, ma cinquecento anni non sono riusciti a cancellare le sue tracce, ancora visibili a chiunque voglia aguzzare lo sguardo.

 

Immagine tratta da Wikimedia

 

Chi è Elena Esposto

PhD in Istituzioni e politiche, giornalista freelance e data analyst. Ha collaborato con LaSvolta.it e con QCode occupandosi di diritti, cultura e ambiente. Innamorata dell’est Europa fin da bambina, da vent’anni frequenta l’Ungheria, dove ha vissuto e dove continua a sentirsi a casa.

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