Ungheria

UNGHERIA: Magyar passa alle vie di fatto

L’emendamento alla Legge Fondamentale consente l’immediata cessazione del mandato presidenziale. Sulyok firmerà la propria rimozione?

DA BUDAPEST

Lo aveva annunciato la sera del 12 aprile dopo la vittoria elettorale. Tre mesi dopo Péter Magyar lo ha fatto, portando a casa un risultato importante: l’approvazione dell’emendamento che impone la rimozione forzata del presidente dell’Ungheria.

Il voto in parlamento

Lunedì 13 luglio il parlamento ungherese ha approvato il diciassettesimo emendamento alla Legge Fondamentale. Con 139 voti favorevoli, sei contrari e con 54 deputati della coalizione Fidesz-KDNP assenti per boicottaggio, la modifica fa cessare formalmente il mandato presidenziale di Tamás Sulyok. Dopo il rifiuto di questi di dimettersi entro il 31 maggio, Magyar ha percorso la strada annunciata: il 4 luglio ha depositato in parlamento la diciassettesima modifica alla Legge Fondamentale che vale, il giorno successivo dell’entrata in vigore, la fine del mandato di Sulyok. Il parlamento ha ora a disposizione 30 giorni per eleggere un successore, giusto in tempo per avere un nuovo capo di Stato prima del 20 agosto, festa nazionale.

Secondo Magyar è arrivato il momento di sostituire i “burattini politici di Orbán”.

L’emendamento – una volta promulgato dallo stesso presidente – non fa solo cessare il mandato di Sulyok. Introduce anche il limite di tre mandati quadriennali per i parlamentari eletti dopo il 1990; impone il limite di età di 70 anni per i giudici della Corte Costituzionale; attribuisce alla Corte Costituzionale il potere di eleggere o revocare i propri presidenti; priva il Consiglio Fiscale del suo diritto di veto sul bilancio; rafforza la protezione del patrimonio pubblico e istituisce l’Ufficio Nazionale per il Recupero e la Protezione del Patrimonio (NVVH) per recuperare i beni sottratti durante l’era Orbán.

Tra i “burattini politici di Orbán” dunque non c’è solo il presidente Sulyok, ma anche Péter Polt, presidente della Corte costituzionale che di anni ne ha 71. Vani sono stati i tentativi di portare la questione davanti alla stessa Corte. Sette dei quindici giudici si sono ricusati per conflitto di interessi, rendendo impossibile procedere. Un clamoroso autogol per Sulyok.

Le modalità della manovra costituzionale ricordano il predecessore Orbán. Anche lui nel 2011 aveva ridotto a 62 anni l’età pensionabile per i giudici allo scopo di mandarne forzatamente a casa i non graditi. A nulla valsero le proteste dell’UE che aveva dichiarato illegittimo il provvedimento. Il governo Orbán intervenne modificandolo sì, ma solo per tenere in carica i giudici compiacenti.

Oggi Human Rights Watch e Amnesty International Hungary avvertono che i piani di rimozione del presidente e degli altri orbániani e i limiti di mandato retroattivi, giudicati senza precedenti nel diritto europeo, mancano delle necessarie garanzie di giusto processo.

Il nodo cruciale

Resta un nodo cruciale da sciogliere. Sulyok ha cinque giorni di tempo per firmare l’emendamento affinché diventi legge. Non è detto che lo farà. Potrebbe invece fare ricorso alla Corte Costituzionale, bloccandone così l’entrata in vigore. In caso di mancata firma, Tisza ha già promesso di avviare una procedura di impeachment nei suoi confronti.

Orbán, in viaggio verso gli Stati Uniti per assistere alle ultime tre partite dei Mondiali di calcio, ha pubblicato su Facebook una fotografia di Magyar con la didascalia “Ungheria democratica: 1990-2026”.

La resa dei conti con i media pubblici

Mentre il parlamento lavorava all’emendamento, a partire dal 7 luglio si è consumata la resa dei conti definitiva con il canale pubblico MTVA, già da tempo annunciata. La nuova direzione transitoria ha sospeso le trasmissioni del notiziario di M1 lasciando lo schermo ad un cartello bianco su sfondo nero che recitava: “I media pubblici non possono mentire. Ci scusiamo per aver fatto proprio questo per lunghi anni. I media pubblici si stanno trasformando per essere in futuro indipendenti e credibili. Il servizio informativo è temporaneamente sospeso. Restate con noi!”.  Solo verso sera il canale è stato riavviato con la programmazione cinematografica.

Contestualmente sono proseguiti i licenziamenti: dopo Beáta Csete, è stata la volta dei conduttori Tamás L. Kakuk e Zsolt Törőcsik. E non solo nel campo dei media. Ad essere allontanati dai loro incarichi sono stati anche Bertalan Havasi, ex portavoce di Orbán, (per il suo licenziamento è stato pubblicato un numero speciale della Gazzetta Ufficiale contenente quest’unica decisione), tutti i vertici dei servizi segreti, il capo della polizia nazionale, il direttore dell’Ufficio Nazionale Investigativo, il comandante della Polizia di Pronto Intervento, nonché i vertici del sistema penitenziario, della protezione civile, dello Stato maggiore della difesa, e anche il direttore degli ospedali nazionali e del servizio di ambulanze.

Magyar ha chiamato questa operazione sistematica Tisztítótűz, Fuoco purificatore.

In anticipo ha giocato Gergely Gulyás, capogruppo di Fidesz, che ha rassegnato le sue dimissioni prima del voto in parlamento. Formalmente in polemica con “l’approccio violento” operato da Tisza, Gulyás in realtà ha preceduto le mosse del governo perché il limite retroattivo di 12 anni lo rende personalmente ineleggibile alle prossime elezioni.

Il resto lo racconta la stampa di opposizione.

Come ha titolato con sarcasmo 444.hu, sono “giorni senza notizie, riposanti per il cervello”: il notiziario pubblico è diventato come il cinema a Natale quando si scartano i regali, non si sa mai quale film verrà dopo.

Foto: debreceninap.hu

 

Chi è Simona Nicolosi

Dottorata in Storia d’Europa presso l’Università di Roma, Sapienza (2010) ha all’attivo tre monografie e numerosi articoli sulla storia e sulla letteratura ungherese nell’età moderna e contemporanea. Guardando ad est (Roma, 2013) è il titolo della monografia dedicata alla politica estera italiana e ai progetti politici di confederazione danubiana. Le edizioni ungheresi del capolavoro di Cesare Beccaria Dei delitti e delle pene analizzate dal punto di vista storico e linguistico sono state l’argomento del volume dal titolo L’eredità del Beccaria in terra magiara (Roma, 2018). Abilitata all’insegnamento universitario, ha insegnato Storia delle Relazioni Internazionali nel dipartimento di Scienze politiche e sociali dell’Università della Calabria e History of Europe all’Università estiva di Marburg, in Germania. Presso l’Università degli studi di Szeged in Ungheria sta svolgendo il suo secondo PhD sul tema della Postmemoria (2023-2027)

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