GEORGIA: Sorveglianza digitale russa, un incubo per i manifestanti

Negli ultimi due anni, il governo georgiano ha messo in funzione un sofisticato sistema di riconoscimento facciale, fornito da un’azienda legata all’FSB, il servizio segreto russo. I manifestanti vengono identificati a distanza, mesi dopo gli eventi, e multati con sanzioni salatissime. Chi non ha i mezzi per pagare le multe si vede congelare il conto corrente ed è costretto a raccogliere fondi tramite crowdfunding.

“Ogni notifica che ricevo, ogni denuncia che devo presentare, ogni chiamata da un numero sconosciuto mi causa un enorme stress. La mia qualità di vita peggiora di giorno in giorno”, afferma un manifestante.

Gli avvocati sono venuti a conoscenza del programma di riconoscimento facciale solo perché un pubblico ministero se l’è lasciato sfuggire durante una conversazione in tribunale. Tuttavia, ciò ha permesso ai ricercatori di approfondire la conoscenza del sistema stesso, del suo funzionamento e, soprattutto, del suo impatto sulle persone.

Il software utilizzato per identificare i manifestanti si chiama Polyface. Dal 2013, il Ministero degli Interni georgiano si rifornisce di questo software da Papillon AO, un’azienda con sede a Mosca, sanzionata da diversi paesi e i cui prodotti sono utilizzati dalle forze dell’ordine russe e da stati alleati della Russia.

L’inchiesta di Algorhytm Watch include filmati esclusivi delle telecamere di sicurezza, che possono cercare autonomamente un volto in mezzo alla folla, seguilo e poi identificare la persona coinvolta. Per i manifestanti, è un incubo che diventa realtà: “Sono diventato paranoico. Ho iniziato a coprirmi il viso appena uscivo di casa e indossavo abiti neutri, ma sentivo comunque di poter essere identificato”, racconta un 22enne.

I sistemi di riconoscimento facciale sono utilizzati in varie città europee, tra cui Belgrado e Tirana grazie a investimenti di Cina e Emirati. In Georgia, il governo li sfrutta per reprimere le proteste.

Secondo Eto Buziashvili, ricercatore in digital forensics all’Atlantic Council di Washington, “Papillon Systems è una componente fondamentale dell’infrastruttura di sicurezza russa. La sua integrazione nell’infrastruttura georgiana rappresenta un rischio sostanziale per la sicurezza nazionale. L’impiego di sistemi di sorveglianza basati sull’intelligenza artificiale ostile è un meccanismo per ottenere un dominio a lungo termine sui cittadini di un altro paese nel dominio dell’informazione”. Secondo Buziashvili, le autorità russe potrebbero programmare il software per ignorare determinati individui, o utilizzarlo per mappare la società georgiana e prendere di mira i dissidenti, anche all’estero. Già nel 2008, durante la seconda invasione russa del paese, il traffico internet georgiano fu dirottato via server russi per isolare il governo di Tbilisi. Buziashvili ricorda anche il precedente dell’Afghanistan, dove dopo il 2020 i talebani hanno sfruttato i sistemi biometrici abbandonati dagli americani per identificare e prendere di mira gli afghani che avevano collaborato con gli Stati Uniti.

Un’altra attivista si dice terrorizzata da “il pensiero che un altro Paese, e per di più la Russia, possa avere i miei dati biometrici,” senza sapere cosa ne faranno. “Stiamo percorrendo la stessa strada della Russia. L’obiettivo di questo tipo di controllo totale è che una persona viva costantemente nella paura, che in ogni azione, anche la più legittima, si abbia la sensazione di star facendo qualcosa di illegale, sbagliato, ingiusto”.

Dopo 580 giorni di proteste, centinaia, se non migliaia, di persone si radunano ancora ogni sera a Rustaveli, ognuna sotto sorveglianza. “Prima, la loro capacità era limitata: forse potevano monitorare attivamente 2.000 persone”, stima un altro dimostrante. “Queste telecamere offrono loro una capacità illimitata. Anche una persona ‘insignificante’ ora può essere tracciata a basso costo. È questo che fa paura.”

Come conclude Algorhytm Watch, il prezzo da pagare per partecipare a una protesta in Georgia non è più il denaro; è la libertà. Ciò che le telecamere registrano non è il disordine, ma il diritto costituzionale per la Georgia di esigere un futuro europeo per cui i suoi cittadini.

Foto: Algorhytm Watch

Chi è Andrea Zambelli

Andrea Zambelli è uno pseudonimo collettivo usato da vari membri della redazione di East Journal.

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