Le compagnie di navigazione greche hanno guadagnato quasi 4 miliardi di dollari trasportando petrolio russo negli ultimi tre anni. Lo rivela il Financial Times.
Dall’invasione russa in Ucraina del febbraio 2022, i paesi europei e del G7 hanno fatto grandi sforzi per mettere fine alla propria dipendenza energetica ed asciugare le entrate petrolifere del regime di Putin. Eppure, c’è chi ha continuato a fare i miliardi trasportando petrolio russo: sono le grandi compagnie di navigazione greche.
Come rivela un’inchiesta di Alice Hancock e Chris Cook per il Financial Times, tali compagnie hanno guadagnato almeno 3,8 miliardi di dollari negli ultimi tre anni. Dynacom Tankers, Stealth Maritime e Onassis Group hanno aumentato i propri ricavi nonostante il regime di prezzi massimi del G7.
Quanto hanno guadagnato gli armatori greci
I maggiori guadagni li ha intascati Dynacom Tankers, compagnia dell’ottantenne armatore miliardario George Prokopiou, con almeno 915 milioni di dollari da luglio 2023. Segue il Gruppo Onassis (Olympic Shipping and Management), con almeno 404 milioni di dollari, e Stealth Maritime e Polembros Shipping, compagnie di navigazione ateniesi, con oltre 200 milioni di dollari ciascuna.
Il Financial Times è arrivato a queste stime sulla base dei costi di trasporto sulle rotte russe raccolti dall’agenzia Argus Media sin da giugno 2023, e sulla base dei dati sui movimenti navali raccolti dall’Organizzazione Marittima Internazionale (IMO) e dall’agenzia Kpler. Si tratta di dati parziali su 389 milioni di barili trasportati dalle compagnie di navigazione greche, mentre non sono disponibili stime di prezzo per altri 153 milioni di barili.
Tra le 20 compagnie di navigazione che hannno guadagnato di più sul trasporto del petrolio russo da giugno 2023, ben otto sono greche. Le altre sono compagnie statali russe come Sovcomflot e Rosnefteflot, o loro sussidiarie, oltre alla società di gestione navale Prominent con sede a Hong Kong.
Tensioni tra Ucraina e Grecia
Il ruolo delle compagnie navali greche nel trasporto del petrolio russo ha causato negli scorsi anni tensioni tra Atene e Kyiv. Nel 2023 l’Ucraina ha inserito varie compagne di navigazione greche, tra cui Dynacom, nella sua lista di sanzioni agli “sponsor internazionali della guerra”, ma ha dovuto in seguito rimuoverle per le pressioni del governo greco.
Come è noto, gli armatori greci tra i più propensi al rischio. Dynacom è stata tra le compagnie di navigazione più attive nello Stretto di Hormuz dall’aggressione all’Iran a fine febbraio 2026.
Secondo un’analisi di Windward e Vortexa, riportata dal FT, quasi il 15% del greggio russo a maggio 2026 è stato esportato da compagnie greche. Un peso notevole, e un commercio legale, benché rischioso, a complemento della “flotta ombra” delle petroliere di Mosca. Per il trasporto del petrolio russo, gli armatori chiedono spesso un sovrapprezzo del 30-40%.
Ciononostante, alcune compagnie greche si sono ritirate da questo commercio. A fine 2023, TMS Tankers e Thenamaris hanno ridotto drasticamente il loro ruolo nel commercio di petrolio russo dopo l’annuncio di sanzioni statunitensi contro armatori turchi ed emiratini accusati di trasportare merci russe a prezzi superiori al tetto massimo consentito. Le due compagnie hanno comunque intascato rispettivamente 150 e 30 milioni di dollari prima del proprio ritiro, secondo il FT. Altre compagnie si sono ritirate dopo le sanzioni statunitensi contro Rosneft e Lukoil nell’ottobre 2025.
Il sistema di prezzi massimi e i suoi limiti
Negli ultimi mesi sono aumentate le pressioni per inasprire le sanzioni occidentali al petrolio russo, in vista di negoziati per la pace tra Russia e Ucraina, e poiché l’aggressione israeliana e statunitense all’Iran non ha causato l’aumento dei prezzi dell’energia inizialmente temuto.
A fine 2022, il G7 aveva imposto un tetto di 44,1 dollari al barile al prezzo al quale gli operatori occidentali possono trasportare o fornire petrolio russo, per limitare le entrate di Mosca senza causare eccessivi danni all’economia globale. Grecia e Cipro vi si sono sempre opposti in sede UE.
Tuttavia, restano dubbi sulla effettiva applicazione di tale sistema di prezzi massimi. L’onere della prova dovrebbe stare agli armatori, ma le compagnie di navigazione spesso si affidano alla parola di chi noleggia la nave o del fornitore russo, secondo il legale Stefanos Roulakis, sentito dal FT. “In pratica le autorità si aspettano che gli armatori valutino se il prezzo previsto sia inferiore al tetto massimo e se nella catena di approvvigionamento siano coinvolti soggetti sotto sanzioni”.
Tutte le compagnie di navigazione coinvolte hanno dichiarato al FT di rispettare il diritto internazionale e i regimi di sanzioni. Dynacom ha aggiunto che “il trasporto marittimo greco ha contribuito a limitare le bollette dell’elettricità, i costi della benzina e le pressioni dell’inflazione”.
Varie compagnie greche, tra cui Kyklades Maritime della famiglia Alafouzos, e Minerva e Thenamaris della famiglia Martinos, sono state citate lo scorso marzo in un rappporto del think tank statunitense Robert Lansing Institute (RLI) sul ruolo delle compagnie di navigazione greca a sostegno della “flotta ombra” russa. TMS Tankers, dell’armatore George Economou, è stata citata da Solomon tra le società greche che hanno venduto navi a terzi, poi finite nella “flotta ombra”. Le stesse compagnie greche sono coinvolte nel trasporto di petrolio verso Israele durante la guerra contro Gaza, come riporta IRPI Media.
“Il petrolio russo continua a generare miliardi per il Cremlino perché i governi non sono riusciti a colmare le evidenti lacune del sistema”, ha affermato Svitlana Romanko, direttrice del gruppo di attivisti ucraino Razom – We Stand, che si batte per porre fine al commercio di petrolio e gas russi. “Il governo greco ha ripetutamente anteposto gli interessi del suo settore marittimo a sanzioni più severe e alla pace“.
Foto: Protothema
East Journal Quotidiano di politica internazionale