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SLOVENIA: Bandiere, armi e ambasciate. Il governo Janša si allinea a Israele

Il nuovo governo di Janez Janša vuole riportare la Slovenia verso Israele. L’agenda politica di Janša è orientata a smantellare quanto fatto dal precedente governo progressista guidato da Robert Golob che aveva adottato una politica di aperto sostegno alla Palestina.

Disinformazione e interferenze israeliane durante le elezioni

Il tema delle relazioni della Slovenia con Israele e la Palestina era emerso già durante la campagna per le elezioni dello scorso marzo, che avevano visto una forte polarizzazione dell’elettorato sloveno riguardo alla guerra nella Striscia di Gaza. Il leader del Partito Democratico Sloveno (SDS), insediatosi lo scorso 4 giugno dopo uno stallo durato diversi mesi dalle elezioni del 22 marzo, aveva fatto della critica al governo Golob per la sua politica di aperto sostegno alla Palestina un punto centrale della sua aggressiva campagna.

Proprio durante la campagna elettorale, un’inchiesta aveva fatto emergere un incontro nel dicembre 2025 tra Janša e i rappresentanti di Black Cube, un’azienda di intelligence privata fondata da ex agenti e veterani dei servizi di sicurezza israeliani specializzata in campagne di disinformazione.

A ridosso delle elezioni, il primo ministro Golob e la ministra degli Esteri Tanja Fajon avevano denunciato una campagna diffamatoria anonima a danno di esponenti del governo e ministri, con video che suggerivano il coinvolgimento della coalizione di centro-sinistra in traffici d’influenze e corruzione. La responsabilità era stata attribuita dal governo proprio a Black Cube, implicando che il mandante fosse Janša, che ha negato ogni coinvolgimento.

La virata a destra e il rilancio delle relazioni con Tel Aviv

Letteralmente pochi minuti dopo il voto di fiducia da parte del Parlamento sloveno che ha sancito il ritorno al potere della destra slovena, il primo ed eclatante gesto del nuovo governo Janša è stato quello di far rimuovere la bandiera palestinese da tutti gli uffici pubblici. La decisione di esporre la bandiera palestinese era stata ufficializzata da Golob, che il 30 maggio 2024 aveva riconosciuto lo Stato di Palestina, seguendo le decisioni di Spagna, Norvegia e Irlanda.

Oltre a questo gesto altamente simbolico e volutamente provocatorio, il governo di Janša ha adottato altri due provvedimenti decisivi nella politica di riallineamento con Israele. Il primo è quello di aver levato il divieto d’ingresso nel Paese per il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. I rapporti tra i due politici sono sempre stati molto stretti e ora che Janša è tornato al potere tenderanno certamente a rafforzarsi.

Il secondo provvedimento riguarda la rimozione del blocco all’export e al transito di armi e materiale bellico verso Israele. Golob aveva fatto della Slovenia il primo Paese europeo ad imporre un embargo sulle armi verso Tel Aviv. A giustificare la scelta, il ministro della Difesa Valentin Hajdinjak ha dichiarato che il divieto non fosse più necessario in quanto l’export di materiale bellico viene già ampiamente regolato dalle norme europee.

Infine, come annunciato dallo stesso Janša al giornale israeliano Israel Hayom, il governo sloveno starebbe lavorando per spostare la propria ambasciata da Tel Aviv a Gerusalemme. Qualora ciò avvenisse, la Slovenia diverrebbe il primo Paese dell’Unione europea a seguire la linea caldeggiata da Donald Trump a sostegno del governo ultra-nazionalista di Netanyahu.

Janša, l’uomo di Tel Aviv in Europa

Completando il riallineamento con Israele, Janša rischia di rappresentare un grosso ostacolo soprattutto in sede europea alle possibili sanzioni a Israele. Analizzando quanto avvenuto il 12 maggio, quando il Consiglio dell’Unione europea ha imposto sanzioni a quattro entità e tre individui appartenenti alla galassia dei coloni in Cisgiordania, il consenso era stato raggiunto soltanto grazie alla caduta del veto da parte dell’Ungheria di Peter Magyar.

Il rischio è che dopo Viktor Orbán, con cui il primo ministro sloveno ha sempre mantenuto un rapporto di alleanza ed estrema vicinanza, potrebbe ora essere Janša a continuare la politica di frammentazione delle posizioni dell’Unione in politica estera, in particolare nei confronti di Israele e della sua impunità rispetto agli attacchi deliberati ai civili a Gaza e al sostegno ai coloni nell’occupazione dei territori palestinesi in Cisgiordania.

Foto: gov.si

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