BOSNIA: Nessun accordo per il nuovo Alto Rappresentante a tre mesi dalle elezioni

Dopo le dimissioni di Christian Schmidt dal ruolo di Alto Rappresentante per la Bosnia Erzegovina (OHR), il paese  è senza una delle sue figure istituzionali più importanti a soli tre mesi dalle elezioni generali. La decisione per il successore sembra essere nelle mani di Stati Uniti, Germania e Francia, che portano avanti agende diverse.

Il sostituto effettivo di Schmidt ancora non è stato deciso, con le ultime due riunioni del Consiglio per l’Attuazione della Pace (PIC), tenutesi il 30 giugno e il 14 luglio, che si sono concluse senza alcun accordo sul nome. Intanto, è stato nominato OHR ad interim il vice di Schmidt, Louis J. Crishock, che coprirà il ruolo fino a quando il PIC non riuscirà ad eleggere un nuovo Alto Rappresentante. 

Quella della nomina ad interim non è una soluzione prevista dall’Accordo di Pace di Dayton, ma è già stata utilizzata per un breve periodo nel 2009 dopo le dimissioni di Miroslav Lajcak, poi sostituito da Valentin Inzko. La sensazione di questi giorni è però che ripiegare nuovamente sul vice, seppur non in modo definitivo, sia un altro sintomo della debolezza della comunità internazionale e degli organi legati all’ONU, mentre a contare veramente sono sempre di più i voleri delle grandi potenze mondiali, che riescono ad imporsi sugli altri paesi, anche su quelli realmente protagonisti di una vicenda, come in questo caso la Bosnia Erzegovina.

Lo steering board del PIC è l’organo volto a fornire le linee guida politiche all’Alto Rappresentante. Si riunisce ogni sei mesi a Sarajevo ed è composto dai paesi del G7 (Canada, Francia, Germania, Italia, Giappone, Regno Unito, Stati Uniti), Russia (che si è auto-sospesa anni fa), le istituzioni europee e al Turchia, anche in rappresentanza dell’Organizzazione della Cooperazione Islamica (OIC).

Le posizioni all’interno del PIC

Per quanto riguarda l’elezione del nuovo Alto Rappresentate, Francia e Germania da un lato, che sostengono la candidatura di Renè Troccaz, 67 anni, diplomatico francese attualmente in carica come inviato speciale per i Balcani Occidentali presso il governo francese. Dall’altro lato gli Stati Uniti  sostengono la candidatura di Antonio Zanardi Landi, diplomatico italiano attualmente in Vaticano, ma che in passato ha lavorato sia a Mosca che a Belgrado.

Il nome di Zanardi Landi incontra i favori anche del governo italiano, il quale si trova a metà tra le due opposte fazioni: da una parte la solidarietà con i paesi europei, dall’altra un candidato italiano da sostenere e la tentazione di seguire i voleri di Washington. L’esperienza di Zanardi Landi in Russia e in Serbia lo potreebbero rendere potenzialmente gradito anche a Mosca, che – come Milorad Dodik – continua a contestare il sistema di nomina, su cui non ha potere di veto. La Russia fin da subito si è detta contraria all’elezione di un nuovo Alto Rappresentante, che considera uno strumento dai paesi occidentali per mantenere una sorta di protettorato permanente sulla Bosnia Erzegovina.

Mosca e Banja Luka hanno sempre attaccato Schmidt sostenendo che gli mancasse l’approvazione del Consiglio di Sicurezza ONU, in realtà non necessaria per ogni rappresentante che viene eletto poiché l’organo ONU si espresse favorevolmente approvando l’organismo dell’OHR. A disturbare Dodik e le sua propaganda secessionista sono in particolare i “poteri di Bonn” conferiti all’Alto Rappresentante nel 1997, e che hanno limitato il raggio di azione delle due entità. Grazie a tali poteri, l’OHR può infatti rimuovere dai loro incarichi i pubblici funzionari che violano gli Accordi di Dayton e può imporre leggi e misure qualora le istituzioni bosniache non intervengano. Una misura quest’ultima che permette in teoria di superare i veti e i blocchi tipici del sistema politico bosniaco in cui, a trarre beneficio da una situazione di stallo, sono soltanto i leader nazionalisti. Poteri speciali che sono rimasti dormienti per tutto il decennio di Inzko, per essere poi di nuovo utilizzati – in maniera politicalmente controversa – da Schmidt.

Il nuovo interesse statunitense per i Balcani

L’interesse degli USA per la regione balcanica, e in particolare per la Bosnia Erzegovina, nell’ultimo anno è aumentato, non tanto sul piano politico o militare, quanto dal punto di vista economico e energetico. L’amministrazione Trump, dal suo insediamento all’inizio del 2025, sta lavorando su numerosi progetti infrastrutturali da realizzare nella regione balcanica. In Bosnia una società statunitense legata al presidente ha ottenuto i permessi per costruire un gasdotto che dovrebbe collegare il paese all’isola di Krk, in Croazia, dove è presente il terminale galleggiante di rigassificazione del GNL (metano liquefatto). L’opera è denominata Southern Gas Interconnection e l’obiettivo geopolitico di tale investimento sarebbe quello di rendere Sarajevo molto meno dipendente dall’energia russa.

L’Unione europea dunque su questo tema sembra restare divisa, con Francia e Germania ancora interessate ad avere un ruolo politico ed economico nella regione balcanica, mentre il governo italiano sembra preferire poter appoggiare un proprio candidato e allo stesse tempo seguire la linea dettata da Washington. Difficile infine la posizione della vera protagonista, la Bosnia stessa, che a tre mesi dalle elezioni che si terranno ad ottobre si trova senza Alto Rappresentate, una figura  discussa e forse poco democratica, ma ancora importante per gli equilibri politici nel paese.

Foto: OHR Office of the High Representative

Chi è Andrea Mercurio

Ho 26 anni, sono laureato in Scienze Politiche, amo scrivere in ogni modo e in ogni forma. Sono appassionato di Storia e Attualità, da qualche anno mi sono interessato in particolare ai Balcani.

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