Budapest è pronta a sostenere l’apertura dei negoziati europei con Kiev in seguito all’accordo sui diritti della minoranza ungherese in Transcarpazia.
“In tre settimane abbiamo ottenuto quello che Orbán non è riuscito a fare in dieci anni”. Così Péter Magyar, il primo ministro ungherese, ha commentato l’intesa tra Budapest e Kiev che potrebbe agevolare, almeno in parte, il complesso percorso dell’Ucraina verso l’Unione Europea.
Il via libera dell’Ungheria all’avvio del primo gruppo di capitoli negoziali non è una gentile concessione del governo di Tisza, ma richiede una contropartita dal lato ucraino che si dovrà impegnare a ripristinare i diritti della minoranza ungherese della Transcarpazia.
L’annuncio è stato dato dallo stesso Magyar lo scorso 3 giugno in un video girato a Parigi, durante la visita al primo ministro francese Emmanuel Macron.
“Ciao a tutti, ho una grande notizia da Parigi” esordisce Magyar con il tono deciso che abbiamo imparato a conoscere negli ultimi mesi. “Simbolicamente, proprio qui nella capitale francese, a pochi chilometri dal palazzo di Trianon, posso annunciarvi che abbiamo raggiunto un punto di svolta nella discussione con i partner ucraini sui diritti linguistici, educativi, culturali e politici dei nostri connazionali in Transcarpazia”.
I diritti delle minoranze: un nodo da sciogliere
La questione della minoranza ungherese è stata in passato motivo di forte tensione tra Budapest e Kiev e il governo Orbán li ha abilmente sfruttati per portare avanti la sua linea oppositiva contro l’ingresso dell’Ucraina nell’UE.
Il conflitto tra i due Paesi si è inasprito nel 2017, in seguito all’approvazione della cosiddetta Legge sull’educazione, che sanciva l’ucraino come la lingua ufficiale della scuola. Alle minoranze etniche e linguistiche viene garantito il diritto all’istruzione nella propria lingua madre nei cicli prescolare e primario, attraverso classi dedicate all’interno delle scuole, nelle quali l’insegnamento si svolge in entrambe le lingue. Ai livelli superiori agli studenti delle minoranze è consentito studiare la propria lingua madre come disciplina separata, mentre tutte le altre materie vengono veicolate esclusivamente in ucraino.
La legge, che Kiev riteneva essenziale per aumentare la coesione nazionale contro l’influenza russa, ha fatto discutere e ha sollevato perplessità a livello europeo. È stata oggetto di un parere specifico del Consiglio d’Europa che ha espresso dubbi sulla sua compatibilità con gli standard internazionali in materia di diritti umani e di protezione delle minoranze.
Nel 2019 il parlamento ucraino ha approvato un altro provvedimento, la Legge sulla lingua dello stato, che ha reso ancora più precaria la situazione delle minoranze. La norma sancisce che l’ucraino è l’unica lingua ufficiale della vita pubblica e deve essere adottata nei contesti politici, amministrativi, militari ed economici, nelle scuole, negli uffici pubblici e nelle strutture sanitarie.
Le promesse di Kiev
L’accordo siglato tra Budapest e Kiev mira a ripristinare i diritti della minoranza ungherese. Magyar ha affermato che l’Ucraina si è assunta l’impegno di ristabilire il sistema educativo minoritario e di consentire l’utilizzo dell’ungherese non solo come lingua di insegnamento ma anche come lingua delle comunicazioni scolastiche e amministrative. Gli studenti ungheresi potranno usare i simboli nazionali e la bandiera, cantare l’inno durante le festività e le ricorrenze. Le scuole potranno esporre iscrizioni ufficiali in ungherese, certificati e diplomi saranno emessi in ungherese e agli studenti sarà concesso di sostenere l’esame di maturità ed eventuali esami di ammissione nella propria lingua madre. Eventuali corsi obbligatori in lingua ucraina potranno essere introdotti solo con il consenso dei genitori.
Inoltre, nei territori con una popolazione ungherese superiore al 10% sarà possibile esporre pubblicamente i simboli nazionali magiari. La lingua ungherese tornerà a essere usata nei contesti sanitari, nello sport, nelle conferenze scientifiche e nell’attività politica.
Queste misure, ha affermato Magyar, consentiranno alle prossime generazioni di ungheresi della Transcarpazia di mantenere la cultura e l’identità che hanno ereditato dai loro genitori e dai loro nonni e, se verranno integrate nella legislazione ucraina, garantiranno l’appoggio ungherese all’inizio dei negoziati per l’entrata nell’Unione.
Cauto ottimismo
L’accordo tra i due Paesi è sicuramente un grande passo avanti rispetto alle relazioni che Budapest aveva mantenuto con Kiev durante il governo Orbán, ma non rappresenta un completo cambio di posizione rispetto all’Ucraina.
Magyar ha escluso la possibilità di un processo accelerato di adesione all’Unione Europea per Kiev e, qualora tutti i criteri fossero soddisfatti, ha aggiunto che in Ungheria verrà indetto un referendum popolare per sondare la volontà del popolo magiaro.
Il veto di Budapest all’ingresso dell’Ucraina nell’Unione, insomma, non è stato rimosso: è stato semplicemente rinviato e subordinato alla questione dei diritti della minoranza ungherese della Transcarpazia.
Foto: Facebook Péter Magyar