«L’Albania non è in vendita». Questo è lo slogan adottato dalle migliaia di persone nelle proteste in Albania contro la decisione del governo di proseguire con la costruzione, nei pressi di Zvernec, di un grande complesso turistico che rischia di minacciare l’ecosistema dell’area protetta Vjosa-Narta. Dietro l’enorme investimento c’è Affinity Partners, la società d’investimento di Jared Kushner, genero di Donald Trump. Il primo ministro Edi Rama ha attaccato frontalmente i manifestanti, difendendo la decisione del governo, mentre le immagini dei manifestanti rimossi con la forza dalla polizia nei pressi del cantiere alzano i toni delle proteste.
Gli antefatti e l’interesse di Kushner nei Balcani
Il nome di Jared Kushner, marito di Ivanka Trump, non è nuovo nella regione e porta con sé un passato di forti mobilitazioni popolari contro i controversi progetti della sua società di investimento, Affinity Partners, fondata nel 2021. In Serbia, l’interesse di Kushner si era posato sul Generalštab, ossia l’ex comando generale dell’esercito jugoslavo a Belgrado. Il presidente Aleksandar Vučić aveva promosso in maniera assai spinta l’acquisizione, di fatto spianando la strada a Kushner e imponendo con la propria maggioranza una Lex specialis pensata per rimuovere ogni vincolo, dichiarando il progetto di interesse nazionale. Le proteste della società civile, nonché l’apertura di indagini per abuso d’ufficio a quattro funzionari della sovrintendenza locale, hanno spinto Kushner a ritirarsi dal progetto nel dicembre 2025.
Ora l’occhio del magnate americano si è posato sulla riserva naturale della Vjosa-Narta nel sud dell’Albania, un importantissimo ecosistema legato al delta del fiume Vjosa, che, grazie alle sue caratteristiche e ai suoi equilibri faunistici, lo rendono uno dei pochi rimasti nel Mediterraneo, necessitando di una speciale attenzione in termini di conservazione. I negoziati tra il governo di Tirana e Affinity Partners sono iniziati già nel 2024; il progetto presentato ha un valore stimato di 1,4 miliardi di euro e presenta un impatto ambientale assai consistente: circa diecimila camere con porti turistici pensati per attrarre un turismo internazionale d’élite.
I piani di Kushner riguardano anche l’isola di Sazan, dove però le acque circostanti e i fondali sono noti da diverso tempo per ospitare una quantità rilevante di ordigni bellici della Seconda guerra mondiale non detonati, assieme a mine subacquee e altri tipi di munizioni inesplose. Nonostante ciò, e i forti rischi che gli investimenti di Kushner porrebbero alla riserva Vjosa-Narta e a Sazan, i processi amministrativi sono proseguiti nonostante le rimostranze e l’opposizione delle comunità locali.
I dubbi di trasparenza sulla gestione dell’opportunità d’investimento sono divenuti sempre più concreti, fino a quando la Procura speciale contro la corruzione e il crimine organizzato (SPAK) ha aperto un’indagine sugli atti amministrativi e normativi prodotti in questi due anni che hanno consentito l’avanzamento del progetto.
La scorsa settimana sono state diffuse dalla stampa le immagini della rimozione forzata dei manifestanti radunatisi nell’area interessata da parte della sicurezza privata dei cantieri. Stando alle testimonianze dell’Associazione per la Conservazione e la Protezione dell’Ambiente Naturale in Albania (PPNEA), sono già in corso lavori di rimozione della boscaglia e altri interventi invasivi nei confronti dell’ecosistema. Questa è stata la scintilla delle proteste che da giorni stanno interessando non soltanto Tirana, la capitale, ma anche altre città come Durazzo e Valona.
Siamo di fronte a una «rivoluzione dei fenicotteri»?
Il Paese è spaccato: da una parte la società civile, le associazioni ambientaliste e, non da ultima, la diaspora albanese, che si sta mobilitando in diverse capitali europee; dall’altra il governo e il primo ministro Edi Rama, leader del Partito Socialista. Quest’ultimo, nelle scorse ore, ha attaccato apertamente i manifestanti, tirando in ballo discutibili teorie del complotto su un potenziale coinvolgimento dei servizi segreti greci, e ha assicurato che sotto il suo mandato il progetto proseguirà. Nel frattempo, i manifestanti hanno adottato come simbolo delle proteste il fenicottero, uno degli animali simbolo della laguna di Narta-Vjosa.
Dall’opposizione, anche Sali Berisha del Partito Democratico ha espresso sostegno per le proteste, ma per i manifestanti la questione va ben oltre la consueta stagnazione data dalla tradizionale contrapposizione Berisha-Rama. Le proteste, oltre a rivendicare la tutela del patrimonio ambientale albanese in quanto bene condiviso dalle comunità locali e dalla cittadinanza in generale, esprimono un malcontento diffuso nel Paese, alimentato dalla stagnazione politica dei partiti tradizionali, nonché dalla spregiudicatezza e dalla mancanza di trasparenza da parte del governo nei confronti degli investimenti stranieri nel Paese.
Nell’ultimo anno, l’Albania ha registrato un peggioramento della percezione della corruzione nel Paese, come riportato da Transparency International nel suo report. Infine, pesa sull’opinione pubblica la condiscendenza di Rama nei confronti dell’accordo del 2024 sul trasferimento di persone migranti nel Paese dall’Italia, che dovrebbe rinnovarsi nel 2029, salvo l’ingresso dell’Albania nell’UE.
Il tema ambientale e l’impatto sui negoziati a Bruxelles
Le proteste in Albania arrivano dopo l’ottenimento dell’Interim Benchmark Assessment Report (IBAR), uno step molto importante verso l’ingresso nell’Unione. Finora sono soltanto Albania e Montenegro i Paesi candidati ad aver raggiunto tale traguardo. Tuttavia, a Bruxelles le preoccupazioni riguardo alla capacità del Paese di garantire standard di trasparenza adeguati in aree critiche per la regione, quali gli investimenti stranieri e la tutela ambientale, rischiano di mettere Tirana in difficoltà.
L’area della Narta-Vjosa è stata proposta per l’inclusione nella Rete Emerald, una rete ecologica istituita nell’ambito della Convenzione di Berna. Inoltre, è previsto il suo ingresso nella rete Natura 2000 una volta che il Paese aderirà all’Unione Europea. Il tema della tutela del patrimonio ambientale è già emerso con forza all’interno del negoziato di adesione tra UE e Montenegro. Per la Commissione Europea, dunque, il modo in cui questa crisi verrà gestita dal governo albanese e la sua capacità di preservare siti di questo tipo potrebbe essere determinante per il progresso dei negoziati di adesione.
Foto: bne IntelliNews
East Journal Quotidiano di politica internazionale