KOSOVO: Di nuovo elezioni, Osmani sfida Kurti

Il Kosovo si prepara a una nuova tornata elettorale, la terza negli ultimi sedici mesi, che si terrà domenica 7 giugno. Questo rappresenta un altro capitolo della lunga crisi politica che si è aperta in seguito alle elezioni del febbraio 2025 e che di fatto non si è ancora conclusa.

Gli ultimi sedici mesi del Kosovo

Nell’ultimo anno e mezzo il Kosovo ha attraversato una fase di forte instabilità politica iniziata con le elezioni parlamentari del 2025, in cui Vetëvendosje, il partito guidato dal primo ministro Albin Kurti si era confermato primo partito ma senza ottenere la maggioranza necessaria per governare autonomamente.

Dopo il voto si era aperta una lunga fase di negoziati tra le forze politiche, ma il rifiuto delle principali opposizioni di entrare in una coalizione con Kurti ha rapidamente portato a uno stallo istituzionale, con il parlamento incapace di eleggere il proprio presidente e di riuscire a trovare un accordo per formare un governo. Di fronte a questo blocco si era arrivati a nuove elezioni anticipate nel dicembre 2025, in seguito alle quali Kurti era riuscito ad ottenere più del 50% dei voti e quindi a formare un governo senza dover ricorrere ad alleanze.

Tuttavia, il fallimento da parte del parlamento di eleggere un nuovo presidente della Repubblica ad aprile 2026, vista la fine del mandato di Vjosa Osmani, e per la quale Vetëvendosje aveva bisogno dell’intesa con almeno un partito dell’opposizione, ha portato allo scioglimento dell’assemblea ed alla promozione di Albulena Haxhiu, seconda carica dello stato, a ricoprire la posizione di presidente ad interim. Lo scioglimento del parlamento ha portato inevitabilmente all’indizione di nuove elezione, programmate per il 7 giugno.

Vjosa Osmani e la LDK

Osmani, in passato membro dalla Lega Democratica del Kosovo (LDK) ma diventata progressivamente sempre più autonoma, fino all’uscita dal partito nel 2020 e la fondazione di una forza denominata Guxo, aveva trovato in Kurti uno stretto alleato. Guxo ha difatti sempre corso nella lista di Vetëvendosje e la Osmani era stata eletta alla massima carica dello stato nel 2021 proprio grazie al partito di Kurti.

Tuttavia, i rapporti tra i due hanno iniziato ad incrinarsi negli ultimi mesi del mandato della Osmani, quando diverse iniziative prese in autonomia dalla Presidente, incluso il plateale avvicinamento all’amministrazione Tump, hanno indispettito il primo ministro. Tali frizioni sono esplose pubblicamente dopo la mancata rielezione di Osmani, che ha dichiarato in un’intervista di più di un’ora di essersi sentita pugnalata alle spalle da Kurti, che la aveva definita la migliore presidente del 21esimo secolo e le aveva promesso il supporto del suo partito per un secondo mandato.

Come conseguenza di questa clamorosa frattura, il 9 maggio è stato annunciato il ritorno di Osmani nella LDK in vista delle elezioni parlamentari anticipate del 7 giugno, con il leader della LDK Lumir Abdixhiku che ha formalizzato un accordo elettorale che prevede una lista congiunta in cui l’ex presidente viene proposta come capolista e candidata alla presidenza della Repubblica, mentre Abdixhiku come candidato premier. L’intesa rappresenta un tentativo di rafforzare la LDK in un periodo di forte crisi attraverso una figura altamente popolare, che in passato era stata una delle personalità più votate del partito prima della rottura politica con la leadership precedente.

Gli scenari

L’accordo segna quindi una ricomposizione significativa degli equilibri interni all’opposizione kosovara e introduce un elemento di forte novità nella campagna elettorale, con Osmani che torna al centro della competizione politica dopo la sua esperienza istituzionale alla presidenza. Difficile prevedere quanti voti potrebbe sottrarre a Kurti, il cui partito resta ampiamente favorito, e punta addirittura ad incrementare il risultato di dicembre scorso.

I risultati delle elezioni di domenica saranno fondamentali per capire se il Kosovo riuscirà finalmente ad uscire da una crisi che si prolunga da ormai 16 mesi e che non ha sicuramente aiutato a migliorare la posizione internazionale del paese. Il nuovo parlamento, oltre che a formare un governo, sarà anche chiamato ad eleggere un nuovo presidente. Per questo sarà importante monitorare anche i risultati ottenuti dagli altri due principali partiti di opposizione, ovvero il Partito Democratico del Kosovo (PDK), al momento la maggiore forza di opposizione, guidata ancora da Bedri Hamza, e l’Alleanza per il Futuro del Kosovo (AAK), che per la prima volta corre con un leader diverso da Rasmush Haradinaj, che ha deciso di fare un passo indietro a favore del sindaco di Gjakova Ardian Gjini.

In caso di un risultato simile alla tornata precedente, il rischio è dunque quello di un nuovo stallo, non tanto sul governo, quanto proprio sull’elezione del presidente, dove Kurti potrebbe nuovamente aver bisogno dell’accordo con l’opposizione, al momento molto difficile.

Foto: Koha

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