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Diritti LGBT in Ungheria: dopo Orbán si apre una nuova fase?

Dalla censura dei libri alla chiusura dei programmi educativi: come cambierà la situazione dei diritti LGBT in Ungheria col nuovo governo? Ne abbiamo parlato con Dorottya Rédai, dell’associazione lesbica Labrisz.

A quasi cinque anni dalla sua approvazione al Parlamento ungherese, la Corte di Giustizia dell’Unione Europea (CJEU) si è espressa contro la legge 79 del 2021, considerata lesiva dei diritti LGBT in Ungheria.

Presentata dal governo Orbán come una misura necessaria per assicurare la protezione dei minori, è una legge discriminatoria che colpisce la comunità LGBTQIA+, restringe l’accesso ai diritti fondamentali e impone la censura nell’ambiente culturale e dell’informazione, proibendo la “promozione e rappresentazione” dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere a bambini e adolescenti in contesti educativi, nei media e nella pubblicità.

Tra gli effetti immediati della legge c’è stata la fine di tutte le iniziative scolastiche sull’educazione sessuo-affettiva.

“Per noi è stato un duro colpo, anche dal punto di vista emotivo, perché i nostri programmi educativi erano attivi da oltre vent’anni” racconta Dorottya Rédai, direttrice esecutiva dell’associazione lesbica Labrisz che porta attività di sensibilizzazione e percorsi educativi su orientamento sessuale, identità di genere e diritti della comunità LGBTQIA+.

“Noi non siamo però state le uniche ad essere prese di mira”, continua. “Tutte le iniziative che avevano al centro i diritti umani o l’educazione sessuale sono state colpite dal provvedimento. Abbiamo iniziato a ricevere sempre meno inviti dalle scuole e alla fine non ci hanno più chiamati”.

Un clima di odio

La sospensione dei programmi educativi è stata solo una delle conseguenze della legge. “La comunità LGBTQIA+ è diventata sempre più il bersaglio di attacchi verbali e di una campagna di odio che è culminata l’anno scorso nel divieto del Pride di Budapest” racconta Rédai. “Ma sappiamo come è andata a finire” commenta con un sorriso soddisfatto.

Più di trecentomila persone hanno partecipato alla marcia. È stata una cosa straordinaria. Da allora ci hanno lasciato abbastanza in pace. La comunità non è stata particolarmente bersagliata durante la campagna elettorale anche se, fino al voto, sulle organizzazioni della società civile è rimasta la minaccia del disegno dilegge sul divieto ai finanziamenti internazionali”.

Il provvedimento, poi accantonato con la sconfitta di Fidesz alle elezioni, avrebbe vietato alle organizzazioni della società civile e ai media indipendenti di ricevere qualsiasi finanziamento proveniente dall’estero, costringendole a chiudere.

“La maggior parte dei nostri finanziamenti viene dall’estero, dal momento che lo Stato ungherese non sostiene economicamente le associazioni indipendenti”. La promessa che la legge sarebbe stata adottata appena dopo le elezioni aveva creato un comprensibile clima di ansia tra la società civile.

I tanti volti della censura

Nel 2020 la casa editrice di Labrisz ha pubblicato un libro per bambini, Meseország mindenkié (tradotto in italiano per Bompiani con il titolo C’è una fiaba anche per te), che riscrive in chiave inclusiva le fiabe della tradizione con personaggi appartenenti a gruppi minoritari o discriminati: migranti, poveri, rom, persone con disabilità e appartenenti alla comunità LGBTQIA+. Il libro era stato bersaglio di duri attacchi da parte del Governo e di altri gruppi della destra ultraconservatrice, bandito dalle scuole e perfino rimosso da una biblioteca.

La stessa sorte hanno subito in questi anni molti altri libri ritenuti colpevoli di diffondere la cosiddetta “propaganda LGBT”. La legge del 2021 prevede che i libri per ragazzi che trattano di omosessualità debbano essere venduti avvolti nel cellophane e separati dagli altri prodotti destinati ai più giovani. Le librerie, inoltre, non possono esporli in vetrina né venderli in punti vendita situati entro 200 metri da scuole o chiese.

“Le librerie più grandi, per evitare problemi, hanno iniziato a chiedere che gli editori consegnassero i libri già imballati – spiega Rédai – il che per noi si è tradotto in un’enorme perdita di tempo e risorse. È stato frustrante, ma d’altro canto tutto questo fermento attorno al libro ne ha anche aumentato la popolarità, e alla fine ha venduto davvero bene”.

Guardare al futuro

Per Rédai il futuro, in Ungheria, appare finalmente più promettente. “Nel nuovo governo c’è un Ministero degli affari sociali, ed è stato reso noto che verrà creata una figura dedicata all’inclusione e alle pari opportunità. Ci auguriamo che siano segnali della possibilità di intrattenere un dialogo e che ci sia un posto al tavolo anche per noi. Anche se Magyar non si è pronunciato apertamente sulla questione dei diritti LGBT, l’atteggiamento assunto fin qui è incoraggiante”.

Rimane il nodo del divieto del Pride, scritto nella Costituzione, ma secondo Rédai “non c’è la volontà politica di applicarlo”. Quest’anno la marcia di Budapest è prevista per sabato 27 giugno, data già comunicata dagli organizzatori alle autorità e alle forze dell’ordine della capitale.

Per Rédai un ruolo importante nell’indirizzare l’operato del nuovo governo verso l’orizzonte dei diritti lo giocherà proprio la sentenza della Corte di Giustizia UE e la presa di posizione delle istituzioni europee. “Ripristinare lo stato di diritto è un passo imprescindibile che il nuovo governo deve compiere se vuole accedere di nuovo ai fondi europei” spiega.

Un altro elemento di speranza è la spinta sociale. Anche se negli ultimi sedici anni i media internazionali hanno spesso equiparato i cittadini ungheresi al governo, e sebbene molti degli elettori di Fidesz abbiano una posizione omofobica, la vittoria di Tisza indica una grande forza di cambiamento sociale.

“Negli ultimi anni si è creata una consapevolezza che l’attacco alla comunità LGBT non riguarda solo noi, ma è un attacco alla democrazia stessa. Per questo credo che chi ha votato per il ritorno della democrazia si schiererà anche a favore dei diritti di tutte e tutti”.

Foto: Facebook Labrisz Leszbikus Egyesület

Chi è Elena Esposto

PhD in Istituzioni e politiche, giornalista freelance e data analyst. Ha collaborato con LaSvolta.it e con QCode occupandosi di diritti, cultura e ambiente. Innamorata dell’est Europa fin da bambina, da vent’anni frequenta l’Ungheria, dove ha vissuto e dove continua a sentirsi a casa.

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