Si sono dimessi “volontariamente” i governatori delle regioni di Belgorod e Bryansk, Vyacheslav Gladkov e Aleksander Bogomaz. Una storia apparentemente irrilevante che ne racchiude però tante altre.
Vyacheslav Gladkov, governatore dell’oblast’ di Belgorod e Aleksander Bogomaz, governatore della regione di Bryansk, si sono dimessi simultaneamente, il 13 maggio. Data la peculiarità del tema, va fatta una premessa. Perché mai impiegare del tempo prezioso per leggere delle dimissioni di personaggi non proprio centrali nel panorama politico russo?
Innanzitutto, perché le regioni di Belgorod e di Bryansk non sono due regioni qualsiasi. Sono due oblast’ di confine, costantemente bersagliati dai droni ucraini, in cui la guerra è sostanzialmente sempre presente.
Ma soprattutto, analizzare più in profondità la politica interna russa, anche quella regionale, significa tentare di scardinare un concetto tanto radicato quanto fuorviante: cioè che Putin sia una sorta di Leviatano che tutto vede, tutto sente e tutto decide. Certamente la Federazione Russa è un paese autoritario, in cui la parola di un solo uomo è sostanzialmente legge; ma Putin non è onnipotente né onnipresente, e la struttura politica del paese è composta – oltre che da magnati, oligarchi e turbonazionalisti – anche da tecnocrati, amministratori, persone che nel bene o nel male svolgono le loro mansioni con più o con meno zelo. Gladkov e Bogomaz, due governatori senza particolari ambizioni né irresistibili prospetti di carriera, erano esattamente questo.
Le dimissioni
Non è chiaro perché i due governatori si siano dimessi – nonostante sia stato detto che le loro dimissioni erano “volontarie”. L’annuncio di Gladkov era nell’aria da tempo. Lo stesso governatore era in ferie da quattro settimane: secondo alcune fonti, la causa sarebbe stato lo stress di dover gestire un territorio ormai centrale nel conflitto in corso. Ironia della sorte, quando Gladkov era giunto a capo della regione, nel 2020 – dopo aver conosciuto il potente duo Kharichev / Kiriyenko e aver lavorato come vice in varie amministrazioni cittadine – Belgorod sembrava un luogo prospero e tranquillo. Subito dopo, l’epidemia di Covid e lo scoppio del conflitto hanno trasformato l’oblast’ in un territorio difficile da vivere, simbolo della guerra che gli ucraini sono riusciti a portare sul territorio russo. Gladkov si è destreggiato in questo nuovo clima, riuscendo a guadagnarsi una certa popolarità anche al di fuori del suo territorio e impegnandosi anche in campagne rischiose come quella contro il blocco di Telegram – tema sensibile in una regione in cui le comunicazioni emergenziali sono così importanti.
Caso simile, quello di Bogomaz, figura analoga ma con molto meno carisma, a capo della regione di Bryansk addirittura dal 2015.
Entrambe le amministrazioni, va notato, sono state anche al centro dell’attenzione mediatica a seguito di due casi di corruzione e tangenti nell’ambito dell’assegnazione di appalti pubblici per la costruzione di fortificazioni al confine.
I successori
È interessante rilevare anche chi siano i successori designati. A Belgorod arriverà Aleksander Shuvaev, pluridecorato veterano delle guerre di Georgia, Siria e Ucraina, sbarcato in politica grazie al programma “Tempo degli Eroi”, che mira a promuovere i soldati smobilitati dal fronte ad incarichi governativi. La sua nomina non rappresenta di certo la prova di una militarizzazione della politica regionale russa – che anzi non ha ancora preso piede, visti i numeri piuttosto modesti del programma – ma dimostra che questa opzione esiste e può essere messa in campo soprattutto per la gestione di territori molto delicati, possibili forieri di malcontenti.
Alla guida dell’oblast’ di Bryansk è stato scelto invece Yegor Kovalchuk, di Chelyabinsk, amministratore civile che dal 2024 era capo del governo della repubblica fantoccio di Lugansk. Segno, questo, che anche le amministrazioni delle due autoproclamate repubbliche sono diventate ormai tappe ambite all’interno della carriera politica.
In bilico
Ancora una volta, quella del governatore regionale si conferma una delle posizioni più precarie all’interno del panorama politico russo. Agentività, relativo margine di manovra – almeno nell’ambito civile – e costante rischio si mescolano in questa posizione più che precaria, ultima tappa del cursus honorum della politica russa, limbo che può portare a carriere in forte ascesa (vedi Aleksej Dyumin, attuale governatore dell’oblast’ di Tula) o alla relegazione (vedi il caso Turchak, dalla segreteria di Russia Unita alla presidenza ad interim della Repubblica dell’Altai).
Sullo sfondo di queste vicende, intanto, c’è la sofferenza dei civili. Il 15 maggio “Sasha Kon’” (Sasha “il cavallo”, per il carretto artigianale che portava), avventuriero che dalla regione di Ryazan pensava di raggiungere il Brasile a piedi, è stato ucciso da un drone proprio nella regione di Bryansk. Morti che abbiamo ormai imparato a inserire nel computo totale di una fredda analisi di costi e benefici, e che comunque fanno – o dovrebbero fare – un’enorme tristezza.
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