CIPRO: Al voto mentre il Medioriente ebolle

Domenica 26 maggio si vota per il rinnovo del Parlamento della Repubblica di Cipro, che dopo 14 anni è di nuovo fino a luglio al timone della presidenza semestrale del Consiglio UE.

La repubblica greco-cipriota è l’unico stato membro con un sistema presidenziale, guidato dal 2023 dall’indipendente Nikos Christodoulides, che governa con un gabinetto di minoranza con il sostegno di 15 deputati su 56, e in relazioni ambigue con il suo ex partito DISY, primo partito di opposizione con 17 deputati, ma che al contempo esprime tre ministri.

I risultati restano incerti, e la tendenza è verso una ulteriore frammentazione della debole assemblea monocamerale, la Vouli. Se i risultati dovessero essere incoraggianti, il DISY potrebbe approfondire la cooperazione con il presidente Christodoulides, con un effetto di maggiore stabilità del sistema.

I principali partiti

I due partiti in testa nei sondaggi sono gli storici DISY (Raggruppamento Nazionale, centrodestra) e AKEL (Partito Progressista dei Lavoratori, sinistra), entrambi all’opposizione, che viaggiano attorno al 20% nei sondaggi, stabili dopo aver segnato il risultato peggiore di sempre alle elezioni europee del 2024. Guidato dalla popolare quarantenne Annita Demetriou – unica donna leader di partito a Cipro, già relatrice nel 2021 della legge sul femminicidio – il DISY ha sofferto della lotta tra fazioni e delle relazioni ambigue col presidente Christodoulides, ma sembra rafforzarsi all’orizzonte del voto. Per Demetriou sarà importante non farsi superare dalla sinistra come primo partito.

Al terzo posto è atteso il partito ELAM (Fronte Nazionale Popolare, estrema destra), nato come costola dei neonazisti greci di Alba Dorata, già arrivato quarto nel 2021, ma che stavolta potrebbe raddoppiare i consensi e assestarsi sul 15%. Un tempo considerato marginale, ELAM ha attratto sempre più elettori e dirigenti dalla destra tradizionale, da ultimo l’ex vicepresidente DISY Marios Pelekanos.

La principale novità del 2026 è ALMA (Dignità, Responsabilità, Riforma e Sviluppo), movimento fondato nel maggio 2025 dall’ex Revisore Generale Odysseas Michaelides con un’agenda di trasparenza e anticorruzione, che ha attratto sostegno da destra e da sinistra – inclusa l’ex deputata AKEL Irene Charalambidou. Michaelides punta a un 10% dei voti e a una folta rappresentanza in parlamento, come primo passo verso una possibile candidatura alla presidenza nel 2028.

Attorno allo stesso livello di consenso stanno il tradizionale Partito Democratico (DIKO, centrosinistra, al governo), e il movimento Democrazia Diretta (ADK) dell’eurodeputato e streamer Fidias, su posizioni sempre più filorusse. Infine potrebbe rientrare in parlamento anche l’europartito Volt, che oggi esprime una deputata eletta nel 2021 coi Verdi.

Sono 18 i deputati uscenti che non si ripresenteranno, tra cui l’ex leader DISY Averof Neofytou, già sconfitto alle presidenziali 2023 dall’outsider Christodoulides. Se il DISY dovesse ottenere un buon risultato, potrebbe decidere di lasciarsi alle spalle le passate rivalità ed entrare formalmente nel governo Christodoulides. Al contrario, un rafforzamento di ELAM potrebbe spingere il partito a pretendere di restare all’opposizione.

Le relazioni nord-sud: tra Erhürman e Schengen

Intanto, la politica non si ferma. L’elezione a sorpresa del moderato Tufan Erhürman tra i turco-ciprioti del nord lo scorso ottobre ha riaperto le speranze per la ripresa dei negoziati per la riunificazione dell’isola, a vent’anni dall’adesione UE e cinquant’anni dall’invasione turca.

L’ultimo incontro tra Christodoulides ed Erhürman a inizio maggio ha portato ad alcune misure di ristabilimento della fiducia, ma le relazioni tra Nicosia e Ankara restano troppo fredde per poter veramente sperare in un balzo risolutivo entro fine anno, come fatto presagire da Christodoulides. Come scrive Nikolas Xenofontos, a Nicosia manca ancora una strategia chiara.

Intanto, nel suo quinto rapporto sullo stato dell’area Schengen, la Commissione europea ha evidenziato i progressi della Repubblica di Cipro nel prepararsi ad aderire all’area di libera circolazione senza controlli sulle persone, pur chiedendo di continuare gli sforzi sulla sicurezza delle frontiere e la gestione dei flussi migratori.

Ma l’obiettivo di aderire a Schengen, che il governo Christodoulides vorrebbe raggiungere entro fine 2026, solleva paure nel nord dell’isola. Tra i turco-ciprioti si teme che ciò significhi la trasformazione della “linea verde” in una frontiera esterna dell’UE, con maggiori difficoltà di attraversamento per le persone.

Una posizione condivisa da AKEL, che accusa il governo Christodoulides di voler entrare in Schengen solper poter poi svendere “visti dorati”, ora che l’UE ha costretto Cipro a smettere di vendere passaporti.

La situazione geopolitica: Gaza, Flotilla, interconnettori

E non si ferma nemmeno la geopolitica, nel Mediterraneo orientale. Se sono scemate le provocazioni turche nei mari ciprioti di un paio d’anni fa, Cipro resta in prima linea, a soli 340 km da Gaza, come dimostrato dai missili iraniani che hanno sfiorato l’isola a inizio marzo dopo l’aggressione israeliano-americana.

Intanto, l’intero Mediterraneo orientale sembra un campo da gioco per la marina israeliana, che da Malta alla Grecia a Cipro attacca indisturbata le flottiglie umanitarie per Gaza. Due anni dopo, non se ne è più fatto nulla dell’iniziativa Amalthea, lanciata da Christodoulides, per un corridoio umanitario marittimo per Gaza, distante appena 340 km da Cipro.

Christodoulides ha anzi puntato sempre più sulle relazioni energetiche con Israele ed Egitto, a discapito anche della ricerca di un tesoretto del gas da spartire con il nord e con la Turchia, che potesse favorire la distensione politica in vista di una ventura riunificazione.

Foto: philenews.com

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