BOSNIA: La Domus Diasporica di Mladen Bundalo alla Biennale di Venezia

C’è anche il padiglione della Bosnia Erzegovina alla 61° Biennale di Venezia. Aperto fino al 22 novembre 2026 negli spazi di Palazzo Malipiero, lo curano Sarita Vujković e Isidora Živković. L’allestimento Domus Diasporica, di Mladen Bundalo, presenta la diaspora come condizione esistenziale e culturale.

E’ un manifesto artistico del lavoro di Mladen Bundalo, multiforme artista visivo nato nel 1986 a Prijedor, allora Jugoslavia, e che dopo aver toccato Brno, Parigi e Mons oggi vive e lavora a Bruxelles, dove ha gestito per vari anni lo spazio artistico Hectolitre.

Per vent’anni, Bundalo ha lavorato sulla psicogeografia e autoetnografia, esplorando temi come l’appartenenza, la migrazione, la diaspora, l’incertezza e il valore. Un lavoro già messo in luce nella mostra Arrivals – Departures (Museo d’arte contemporanea della Republika Srpska, 2023) o nei cortometraggi Nenad (2020) e Hypermigrations (2021).

Domus Diasporica – aperta l’8 maggio con la performance Border Di3order – sottende la tensione tra radicamento e dispersione, tra stabilità e movimento. La casa vi appare tanto come bisogno primordiale quanto come oggetto ridefinito dall’esperienza dello sradicamento. Tende, tavoli, tappeti orientali sul parquet: Palazzo Malipiero è reinterpretato sia come spazio espositivo sia come spazio abitativo, per preservare l’elemento residenziale e di far sì che l’installazione riporti all’esperienza domestica.

Il progetto combina film, fotografia, disegno e installazioni attorno a un archivio fotografico intimo dei salotti ​​della diaspora bosniaca, nella volontà di fornire una rappresentazione di un vissuto collettivo. Bundalo ha invitato i suoi tanti concittadini all’estero a inviare foto dei loro interni e a diventare parte della mostra, per rappresentare “la voce collettiva della nostra comunità sul tema del complesso rapporto che abbiamo con la nostra patria e sulla sua capacità di unire ‘lì e qui’ in un unico luogo.”

Si stima che oggi oltre il 50% delle persone nate in Bosnia Erzegovina non vi risieda più. Un dato incredibile, che passa sotto silenzio in un dibattito politico che non offre risposte al perché le persone se ne vanno, a cosa resta, e a come mantenere vivo il legame. Le fotografie dei salotti illustrano ciò che Bundalo e Živković chiamano “multidomicilio“: il rifiuto di interpretare la partenza esclusivamente come perdita.

Una realtà bosniaca che non si richiude sulla propria esperienza storica e politica, ma si apre all’accoglienza: nella “casa” di Mladen Bundalo c’è sempre spazio per l’Altro. All’interno della Domus Diasporica si trova infatti il Padiglione di Solidarietà del Burundi, a cura dell’artista Chris-Armel Iradukunda, che in una sua camera presenta l’opera God Bless United States of Aliens. Iradukunda, che come Bundalo vive e lavora a Bruxelles, vi esplora il concetto di straniero in una cornice giuridica, tecnologica e cosmica. La sua presenza apre uno spazio di cooperazione artistica con un paese, il Burundi, che non ha mai avuto un padiglione ufficiale alla Biennale.

All’inagurazione di Domus Diasporica, come riporta FBL.ba, Bundalo ha invitato gli astanti “a visitare questo spazio come se fosse casa vostra, come un’estensione della vostra casa, come una sorta di meta-casa, all’interno della quale potrete trovare, ma anche porvi, alcune domande che non erano così ovvie. Vi invito in questo spazio come luogo di dialogo e per porre domande sul rapporto tra la comunità che si trova in Bosnia ed Erzegovina e la comunità che attualmente risiede fuori dal paese, la diaspora, che formano un unico spazio culturale che può fare molto insieme.”

Tra le opere più toccanti, Domus Diasporica include l’esposizione fotografica Every Time You Leave, You Are Born Again (2022), in cui Bundalo immortala il rituale tradizionale del versare acqua dietro all’auto in partenza, come fa nonna Rada ogni volta che Mladen, Lucie e le due figlie lasciano Prijedor per Bruxelles. In un contro-rituale, Bundalo da anni fotografia questo gesto di buon augurio.

Mladen Bundalo a Venezia è anche un ritorno e un “trovare” casa, per sé e per il suo paese. Nel 2007, allora ventenne, Bundalo con il collettivo TAČ.KA aveva visitato la Biennale, dove la Bosnia Erzegovina non aveva presenza ufficiale. Anziché lanciare appelli alle istituzioni, Bundalo e TAČ.KA si munirono di cartoni rotondi dipinti di nero, che applicarono alle opere di alcuni dei principali espositori, nell’iniziativa definita “Padiglione Immaginario della Bosnia Erzegovina“. In un ironico video-sondaggio tra i visitatori della Biennale, Bundalo chiedeva la strada per l’inesistente padiglione bosniaco: e molti erano certi di averlo visto da qualche parte.

Oggi Mladen Bundalo è a Venezia, all’interno di Palazzo Malipiero. Non ci resterà troppo a lungo. Andate a trovarlo. 

Foto: Museo di arte contemporanea della Republika Srpska

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Chi è Davide Denti

Dottore di ricerca in Studi Internazionali presso l’Università di Trento, si occupa di integrazione europea dei Balcani occidentali, specialmente Bosnia-Erzegovina.

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